Se le partite durassero un tempo, l'Inter sarebbe un alunno da bocciare, un brutto anatroccolo, una squadra da retrocessione. Siccome (e grazie al cielo) le gare durano novanta minuti, la Nerazzurra si conferma un'equipe non solo efficiente ed efficace, ma anche stupefacente nel trasformarsi in un bel cigno da raccomandare al WWF. Misteri della natura.

Intanto non sembrano esserci più dubbi: il gruppo di Appiano è creatura a due facce a due tonalità a due andature, che da statica ed imbranata diventa col passare del tempo travolgente e, almeno in serie A, qualcosa di ingiocabile. Bologna la Dotta, la Grassa e la Rossa. Tanti soprannomi per la perla d'Emilia, ma per i Chivu Boys la città di Pasolini e Dalla è semplicemente il luogo che conferma una strana identità che perdura da inizio stagione. Una realtà fascinosa e preoccupante che si conferma altalenante, nel bene e nel male.

In Italia però questa stranezza rende bene, ha un epilogo sempre dolce. E posiziona l'Inter in cima alla classifica, raccontando una squadra che in sette giornate ha confezionato solo successi e un solo pareggio. Numeri importanti, ma vizietti perduranti. Si può vincere quasi sempre e quasi sempre passare in svantaggio e subire? Il tecnico rumeno vorrebbe stendere ad uno ad uno i suoi giocatori sul lettino dell'analista, capire da loro quali sono cause e dna di tanta dicotomia calcistica.

Il primo tempo al Dall'Ara è infatti un silenzio individuale in un deserto collettivo, dove si è barcamenata una macchina lenta, di fronte ad un avversario autorevole e surclassante in ogni metro, in ogni contrasto. In un eloquente sfilacciamento nerazzurro tra i reparti. Si è vista la consueta difesa horror (nove reti subite in Italia, tante) e un attacco mai pervenuto se non nel finale con la meravigliosa incornata di Thuram.

La ripresa ha sconfessato ogni limite, capitalizzato il gioco verticale, esaltato i cambi dello psicologo Chivu, che con Diouf-Bonny-Augusto ha fatto bingo non solo nel risultato ma anche nel gioco. Al netto di qualcuno sottotono (Barella-Dimarco-Esposito), la squadra non è apparsa stanca nelle gambe e soprattutto nella testa, la vera indiziata di tutto. Che succede quando i ragazzi scendono in campo? Perché tanta pochezza ed insicurezza poi trasformata in potenza di fuoco e cinismo? Allora ecco la domanda lecita con speranza annessa: vedremo mai questo irresistibile ensemble essere una cosa sola per tutta la gara? Vedremo un Inter convincente da subito e dimessa da mai? Forse si forse no.

Resta la discreta consapevolezza che così facendo la comitiva di Chivu resti una divertente pazza Inter che le braccia al cielo solo in campionato potrà (eventualmente) alzare. Perché altrove, per esempio in Champions, certe stravaganze sono un limite senza ritorno. Che non possono sfociare in poesia finale.

Sezione: Editoriale / Data: Dom 18 ottobre 2026 alle 00:00
Giulio Peroni / Twitter: @peroni_giulio
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Giulio Peroni
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Giornalista e opinionista sportivo. Canali TV Sportitalia e Telelombardia Top Calcio 24. Emittente radiofonica Giornale Radio FM