L’Inter di Chivu parte con il 3-5-2 e cerca subito di prendere in mano il pallino del gioco, occupando stabilmente la metà campo della Fiorentina e provando a sviluppare la manovra attraverso il possesso palla e le rotazioni a centrocampo. Çalhanoğlu detta i tempi in cabina di regia, Barella aggredisce gli spazi con convinzione, soprattutto nel centrodestra dando manforte a Diouf e Mkhitaryan si muove tra le linee per creare superiorità numerica nella zona centrale. Sugli esterni, Carlos Augusto e il francese con la 17 garantiscono ampiezza e spinta, mentre Thuram e Pio Esposito cercano di attaccare la profondità e di alternarsi tra gioco in appoggio e attacco alla linea difensiva. La Fiorentina risponde con un 4-3-3 compatto, cercando di schermare le linee di passaggio verso Çalhanoğlu e di chiudere gli spazi centrali con Fagioli, Ndour e Brescianini. Il trio di centrocampo mette fisicità e dinamicità nella manovra ma soprattutto nel rincorrere gli avversari all’indietro. Il palleggio viola è a tratti paziente e ordinato, volto a cercare Pellegrino, deputato a proteggere palla e smistare alle ali che salgono. De Gea tiene in piedi i viola con interventi importanti, soprattutto quando Thuram riesce a isolarsi nell’uno contro uno e l’Inter aumenta la pressione offensiva. La squadra nerazzurra costruisce con pazienza, ma rischia di scoprirsi quando perde palla e deve riaggredire immediatamente per evitare le ripartenze avversarie.

Il gol cambia tutto

Nella ripresa la Fiorentina entra in campo con voglia e giuste spaziature tra i reparti. I viola trovano il vantaggio con Álex Jiménez, che sfrutta una situazione favorevole e lascia partire una conclusione potente dalla distanza, sorprendendo Provedel. Il gol cambia momentaneamente l’inerzia della gara: i viola si compattano maggiormente, cercano di proteggere il risultato e provano a sfruttare le transizioni offensive con Mastantuono, Njie e Mateo Pellegrino, mentre Fagioli lavora per dare ordine alla circolazione e Brescianini accompagna l’azione senza perdere gli equilibri. L’Inter, invece, alza il baricentro, aumenta il ritmo del palleggio e porta più uomini negli ultimi trenta metri, accettando anche qualche rischio in fase di non possesso. Chivu prova a cambiare l’inerzia con gli ingressi di Bonny, Dimarco e Zieliński, cercando più presenza in area e maggiore qualità nell’ultimo passaggio. Thuram diventa il riferimento principale dell’attacco nerazzurro: attacca la profondità, protegge il pallone e costringe Pongračić e Drăgușin a difendere sempre più vicino alla propria porta. La Fiorentina si abbassa ulteriormente quando entra Lavelli come terzo attaccante. Il numero 53 entra con voglia e dinamismo, mettendo in apprensione la linea viola. La squadra di Vanoli, con Valdepeñas, Viery e poi Dodô chiamati a reggere l’urto, perde progressivamente campo e fatica a risalire, perché le seconde palle finiscono spesso sui piedi dei centrocampisti interisti.

Seconde palle e forcing

Nel finale emerge tutta la differenza nella gestione dei momenti decisivi: l’Inter continua a spingere e trova il pareggio al 90’ con Thuram, che finalizza un’azione costruita con Diouf e premia la pressione costante dei nerazzurri. La Fiorentina non riesce a riorganizzare il blocco difensivo e, pochi minuti dopo, concede un calcio di rigore che Zieliński trasforma per il definitivo 2-1. L’Inter vince perché insiste sulle seconde palle, aumenta la densità offensiva e trasforma il forcing finale in occasioni concrete, mentre la Fiorentina mostra buone capacità di contenimento per lunghi tratti, ma non riesce a gestire il vantaggio fino alla fine, abbassandosi troppo dopo il vantaggio.

Sezione: In Primo Piano / Data: Dom 25 ottobre 2026 alle 18:35
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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