Calci&Parole, e pure stavolta ne abbiamo da vendere.

Coerentemente con la Settimana Sanremese, durante la quale se le sono cantate e suonate in ogni dove, in effetti anche questo derby di Milano non si è sottratto a certe dinamiche fisico-canore, di matrice sportiva, ma non solo.

I calci e le parole della settimana stracittadina, allora, si sono snodati dal lunedì sino alla domenica sera.

Poco ce (me) ne importa di quelli liguri, molto più interessanti sono quelli milanesi.

Iniziamo dalle parole. Tante, troppe, soprattutto quelle del 40enne aspirante dio, alla Achille Lauro, per intenderci. Prima e dopo la partita. Qualcuna di troppo pure del buon Pioli, al quale però perdoniamo qualsiasi cosa, parendo lapalissiano lo spessore tecnico e dialettico da carta velina, nel quale si fa il bagno sin dall’inizio della sua carriera (milanista e non).

Il fatto è che, poi, le parole si sono trasformate in parolacce, quando al 45esimo minuto qualcuno è tornato a casa, qualcun altro ha rimpianto Orrico, altri volevano Dalbert ed altri quello che sta a Parigi. Le parolacce - che Morgan sarebbe impallidito - a loro volta, sono diventate paroloni. Come quelli che hanno detto che la Champions per il Milan era a portata e che l’Inter sarebbe dovuta ripartire da zero. E i paroloni, infine, paroline. Tipo quelle che sussurravo e mi sussurrava il mio vicino di sofferenze, subito dopo il collo-semipiattone di Brozo.

Non posso dire, ora, tutto quello che ci siamo sussurrati. Sicuro però che il cuore di molti allo stadio e non stesse sussurrando le stesse identiche cose. Che poi si sono verificate, puntualmente, secondo uno svolgimento che manco le montagne russe di decine di pennivendoli saprebbero fare.

Le parole, in tutte le loro declinazioni, avrebbero potuto seppellire tutto il resto. Ma il resto era troppo imponente per starsene zitto e fermo, sotto 2 a 0 alla fine del primo tempo.

Il resto allora è venuto fuori nel secondo tempo. Poche parole e molti calci.

Nelle gambe e in porta, con una furia dell’anima e del corpo che apriti cielo. Coerentemente con quella stessa settimana sanremese, gliele abbiamo suonate forti forti. Calci da ogni dove. Persino quel timidone del danese si è messo di mezzo, con un calcio da una settantina di metri. Mettici poi i calci di Barella, qualcuno di Godin e la frittata è bella che è fatta.

Poca filosofia e molta sostanza.

Alla fine siamo rimasti senza parole e senza voce. Nella settimana di Sanremo. Vedi tu il destino.

Amala.   

Giancarlo De Cata

VIDEO - DAL BARATRO AL TRIONFO, IL MERAVIGLIOSO DERBY DI TRAMONTANA

Sezione: Calci & Parole / Data: Lun 10 febbraio 2020 alle 18:43
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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