Beh, certi miracoli agonistici mica possono succedere tutti i giorni. E men che meno a Milano (o in 'filiali' dislocate...), peraltro già set di quell'omologo prodigio cinematografico diretto da Vittorio De Sica. Una pellicola dalla tematica quanto mai attuale, nonostante siano passati più di 70 anni da quando fu girata. Ebbene, il 'miracolo' capitato a Lindsey Vonn ne ha avuto tutti i connotati. La sciatrice statunitense - alla veneranda età di 41 anni, con una protesi al ginocchio, dunque idealmente piena di viti e bulloni - la settimana scorsa era riuscita a (tornare a) vincere una gara di discesa libera valida per la Coppa del Mondo a distanza di oltre 7 anni e mezzo dal suo ultimo successo. Peraltro dopo un ritiro datato 2018 e con un successivo rientro agonistico - previo intervento chirurgico - già 'vecchio' di 1 anno... Ma la bionicità non può 'albergare' in tutte le morfologie umane, a prescindere pure dal genere. E quella, supposta, di un certo croato ultraquarantenne - dirimpettaio dei nerazzurri, alias Luka Modric - ne potrebbe essere lo specchio fedele. Di fatto comprovata dal ripudio ravvicinato - anche se per motivi non anagrafici - di 2 tra i già pochi tecnici stranieri che, ad agosto, sedevano su una panchina di Serie A: giusto i suoi connazionali Tudor e Juric... No, perché a rompere, in un certo senso, le uova nel paniere, vi sarebbe sempre quell'eccezione di un ex nerazzurro che risponde al nome del prossimo 37enne Ivan Perisic. Un autentico highlander che - alla luce dell'affaire Dumfries - sarebbe una soluzione-ponte caldeggiata da molti tifosi ed appassionati, compreso chi scrive. Altro che un carneade, peraltro suo connazionale, come tal Valincic. Per l'età, Ivan sarebbe una sorta di Victor Moses, ma con una affidabilità senza pari su ambedue le corsie esterne.
Tornando quindi al nesso anagrafico tra la Vonn ed il tanto decantato Luka Modric, fa parte dell'ordine naturale delle cose che il giocatore croato, a quell'età, possa nutrire ancora delle ambizioni sportive, per quanto difficilmente realizzabili. Per dirla in metafora, è un po' come se Modric potesse aver avuto qualche strano grillo per la testa, almeno in ottica Supercoppa Italiana. Nonostante il recente flop copetero del Milan contro la Lazio e l'inopinato forfait continentale per demeriti pregressi dei rossoneri. Fintantoché Allegri non ha deciso, invece, di fargli passare quel grillo (parlante?) non schierando Modric titolare nella 1a delle 2 semifinali di coppa. Un po' come se il tecnico livornese - sviluppando un forte transfert verso il Pinocchio di Collodi, dunque voglioso di zittire quell'insetto - gli avesse tirato addosso un martello. Come avviene, appunto, nella fiaba evocata.
E pensare quale fiume di inchiostro e quanti rivoli di saliva sono stati profusi sui dirimpettai fino alla vigilia della loro partenza per l'Arabia. Non era passato giorno che per il Milan in generale e per Modric in particolare non fosse suonata la grancassa. Coi rossoneri - un giorno sì e l'altro pure - era stato tutto un tessere lodi, un fare endorsement, un elevare inni, uno stendere agiografie, un indorare pillole, un evocare Re Mida di qua ed un 'le Roi' (Rabiot?) di là, un abusare di prefissi accrescitivi o roboanti (dai Super Pippo ed i Super Mario di un tempo si era resuscitato il Magic Mike contemporaneo e via umettando). Per non dire che da Leao a Pulisic, a Modric, a Rabiot ed alla new entry Bartesaghi era stato come se una fiaccola olimpica fosse passata di mano in mano per poi transitare di nuovo dal via di Milanello.
Ma era stato proprio sul centrocampista croato che si era concentrato il fuoco encomiastico delle lingue più felpate del bigoncio rossonero. Per esemplificare, su un articolo di comparazione fra le competitor allo scudetto pubblicato da Gazzetta.it lo scorso 2 dicembre (lo stesso già citato in un altro post), si era letto un condensato di pregi e virtù dedicato a Modric che manco ai tempi della defunta Selezione dal Reader's Digest...
Tra cui: "Luka ha rialzato il Diavolo decaduto (...), da fuoriclasse e con l’esempio; luccica (...), difende (...); si frappone e si oppone, devia (...), recupera palloni (...), gioca con umiltà, al servizio dei compagni. Ha costretto gli altri a interrogarsi (...) e ha trascinato i compagni a un livello superiore". Ecco, proprio su quest'ultima considerazione finale circa il "livello superiore" fatto (presuntivamente) raggiungere da Modric ai rossoneri non farebbero che interrogarsi i loro rivali, non solo nerazzurri. Un'attestazione giornalistica del genere si coniugherebbe poco con l'apporto effettivo del giocatore croato, visto peraltro ultimamente in calo da più di un osservatore. Come solo accennato in precedenza, Modric non è riuscito ad incidere per niente nei pur soli 9 minuti (+5 di recupero), da subentrato, nell'ottavo di finale di Coppa Italia, poi perso 1 a 0 contro la Lazio. Parimenti a quanto successo in semifinale di Supercoppa, allorché - a punteggio già praticamente compromesso - Allegri non gli fatto disputare che l'ultimo quarto d'ora più recupero. Ma gli stessi dubbi per quella sfilza eccessiva di attestazioni positive ricadrebbero anche sul campionato. Non foss'altro perché Modric aveva disputato pressoché per intero le partite con i lamentati punti persi: sia nella sconfitta interna contro la Cremonese che nei successivi pareggi dei rossoneri opposti a Pisa, Parma e Sassuolo. Poi, ieri sera a Riyad, l'ennesimo smacco stagionale.
L'emulazione è una brutta bestia tentatrice: infatti, c'è chi nasce con 4 polmoni - tipo la sciatrice Vonn - e chi, dopo una quindicina di partite consecutive - ha proprio bisogno delle bombole d'ossigeno...
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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