L’introduzione, nel 2008, del Financial Fair Play, ha posto fine alla famigerata epoca delle spese pazze nel mondo del calcio. Oggi i paletti della UEFA rivisti dopo il Covid, non riguardano solo l’acquisto dei cartellini dei calciatori, ma anche l’incidenza del costo del personale sulla spesa totale. E Andrea Traverso, direttore della Financial Sustainability della Uefa, sottolinea nel corso dell'incontro di Banca Ifis presentato da Affari&Finanza gli effetti ottenuti: "I club che partecipano alle coppe europee non possono spendere per i giocatori più del 70% dei propri ricavi. Non è un salary cap, sul modello americano, ma ci somiglia. Chi sfora paga una luxury tax. Chi sgarra paga. È successo due settimane fa a dieci club europei, fra cui Juventus e Fiorentina, multati per milioni di euro".

Il modello inglese non è sostenibile

A complicare il quadro è il fatto che i vincoli finanziari della UEFA riguardano solo i club iscritti ai tornei continentali, mentre per le altre società sono in vigore regole diverse tra una Lega e l'altra. "In Inghilterra, il tetto posto dalla federazione nazionale nel rapporto fra costo della rosa dei calciatori e spesa totale è dell’85 per cento, per dare un vantaggio competitivo a chi è escluso dalle competizioni europee. Ma non è sostenibile, automaticamente si va in perdita", spiega Traverso.

Sezione: News / Data: Lun 13 luglio 2026 alle 12:44
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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Christian Liotta
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Giornalista dal 2011, segue l'Inter come a suo tempo Peppino Prisco servì l'Inter e quando può gira l'Italia per lei. Da anni è la voce (scritta) delle partite della squadra nerazzurra.