Minimo sforzo, massimo risultato. Nel momento più importante, l’Inter si compatta attorno alle sue certezze e - se pur con un po’ di fatica - sorpassa l’ostacolo Chievo e riguadagna il terzo posto, momentaneamente scippato dall’Atalanta. Spalletti a fine partita si toglie qualche sassolino dalle scarpe smussate di una stagione infernale cui mancano gli ultimi due capitoli prima di celebrare l’happy ending che sta tenendo tutti i tifosi interisti col fiato sospeso. Se Milan e Roma dovessero inciampare, basterebbe un punticino nella gara di Napoli (uno dei campi più ostici per l’Inter che non vince al San Paolo dal 1997) per celebrare la qualificazione in Champions League. Così non fosse, ci sarebbe da soffrire un’ultima volta insieme al pubblico di San Siro, che anche ieri sera ha risposto presente. Con l’ombra di Antonio Conte che bazzica fra un anello e l’altro del Meazza.
AVVOLTI - Il primo tempo della gara contro il Chievo registra un possesso palla interista che scollina oltre il 70% ma che rischiava, come troppo spesso accaduto in stagione, di non concretizzare il netto predominio. È servito un guizzo di Politano, dopo che Perisic si era ingarbugliato nel traffico, per sbloccare la situazione e permettere alla squadra di Spalletti di amministrare il risultato. Ormai è cosa nota, ma stupisce sempre i modi contorti con cui l’Inter riesce a non segnare: sono state davvero tantissime le occasioni che potevano valere il raddoppio, ma l’Inter si ferma al palo due volte prima di trovare il gol della tranquillità con un Perisic ombroso che corre e si sbatte ma che non riesce a impensierire con continuità la difesa avversaria, nonostante goda di ampi spazi e di diverse occasioni di andare 1vs1 con il diretto marcatore. Il Chievo non dà molti segni di vita, si lascia avviluppare dalla manovra interista e a mano a mano che il tempo passa concede sempre più metri. Sicuramente il momento più emozionante è l’ingresso di Sergio Pellissier che fa alzare in piedi tutto San Siro.
FISCHI - Il pubblico di San Siro ieri è stato molto severo in più di un’occasione, con diversi giocatori. Da registrare i primi fischi di fastidio quando la manovra interista stagna e si ritorna dal portiere, o in occasione di qualche passaggio lungo fuori misura. L’apice lo si raggiunge all’ingresso di Antonio Candreva, in misura francamente ingenerosa. Quando Icardi sbaglia un colpo di testa che qualche mese fa avrebbe messo ad occhi chiusi, lo stadio ricomincia a borbottare e Spalletti lo preleva dal campo, favorendo l’ingresso di Lautaro Martinez (applauditissimo). Un altro giocatore che ha riscosso molti applausi (oltre a Politano, molto apprezzato dal tifo interista) è stato Cedric Soares, autore di una partita gagliarda con qualche buono spunto. Rimane lo storico problema dei calci d’angolo che dopo il back to back di Vecino fra Lazio e Tottenham ha riservato ben poche gioie. E altri sussurri dagli spalti.
OBIETTIVI - Questo alternarsi di applausi e fischi è il ritratto di una stagione, per l’Inter: cose molto buone, come la solidità granitica in fase difensiva, la personalità nel palleggio vengono annacquate da alcuni momenti di gioco incomprensibili in cui sembra che tutto ciò scompaia e i giocatori non riescono a vedere con chiarezza la porta avversaria, anche se è difesa da un portiere classe 1998. L’Inter centra l’obiettivo grosso e mantiene il pieno controllo del suo destino: con quattro punti tra Napoli ed Empoli si potrà andare in vacanza soddisfatti, in attesa di capire quel che ne sarà della panchina. Perché se tutti danno per fatto Antonio Conte, ci sono diversi conti (perdonate il gioco…) che non tornano, a maggior ragione se si pensa al rinnovo a Spalletti con cui l’Inter ha cominciato la stagione. E lo stesso tecnico toscano non molla, le dichiarazioni di ieri sera sono emblematiche: nelle ultime due gare si deciderà tutto. Come si suol dire, se dobbiamo ballare… balliamo.
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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