Con l'ausilio di un intervistatore d'eccezione come Michele Dalai, Federico Dimarco parla anche ai microfoni di DAZN per raccontare la sua stagione meravigliosa, arrivata dopo l'ultima annata complicata: "Non è stato facile ripartire, penso però che il momento del cambio sia stato quando abbiamo iniziato a prendere punti di vantaggio su Juve, Milan, Napoli. È stato il periodo dove abbiamo capito che si poteva vincere lo Scudetto; noi non ci siamo mai nascosti, ogni anno partiamo con l'obiettivo di vincere il campionato".
Non mascheri mai niente, esprimi sempre le tue emozioni. Quanto è un vantaggio e quanto la paghi?
"Io sono sempre così, anche fuori dal campo. Ti dico che non è facile, ho lavorato su questa cosa perché la subivo molto di più. Ora ho imparato a gestirla, poi col tempo prendi esperienza e capisci a cosa devi dare peso e a cosa meno. Non è stato facile, però le cose quando vanno bene le festeggi il doppio. Devi essere bravo a mantenere l'equilibrio".
Diciotto assist e sette gol, ma ti sei accorto di essere un difensore?
"Io faccio il giocatore di fascia, faccio la fase difensiva e quella offensiva. Ovviamente questa è molto più divertente perché si fanno gol e assist, ma al di là dei numeri sono migliorato nella costanza. Ho sempre cercato di essere continuo nei novanta minuti e penso si sia vista questa cosa".
Quante responsabilità ti sei assunto nello spogliatoio?
"Io sono uno che difficilmente spreca parole, non mi piace parlare tanto. Quando c'è una cosa da dire la dico sempre, però preferisco dimostrare le cose sul campo. Le parole le porta via il vento, bisogna sempre andare in campo e dimostrare. Cerco sempre di aiutare il compagno, di mettermi nelle condizioni di ricevere il pallone e farlo segnare. Sono situazioni difficili da spiegare".
Gli assist sono qualcosa di difficile da interpretare, tu sai che ci sarà qualcuno sempre lì pronto ad arrivare?
"Questa cosa qui è difficile, sono situazioni di campo talmente veloci che passa mezzo secondo e tu devi pensare a mettere il pallone sulla corsa o addosso. Abbiamo tanti attaccanti diversi, Pio Esposito magari è più forte sulle palle alte rispetto agli altri. Marcus Thuram attacca la profondità, sono tante situazioni diverse e io mi devo adattare al compagno al quale devo dare la palla. Quindi cerco sempre di mettermi nelle condizioni migliori, per fortuna gioco con centrocampisti e attaccanti che fanno gol, quella è una fortuna. Assist e gol sono 50 e 50".
Quando puoi scegliere, preferisci gol o assist?
"Dipende, a volte mi passano cose per la testa per le quali mi dico di provarci, male che vada sbaglio. A volte segno, a volte prendo palo o traversa. Quando mi avvicinavo al record cercavo di fare più l'assist, Thuram prima del gol di Torino mi disse: 'Lo raggiungiamo insieme questo record?' e infatti gli ho fatto il 17esimo assist".
Giochi nella squadra della tua città per la quale tifi, questa cosa ti carica ma può essere anche una pressione?
"Assolutamente. Giocare nella tua squadra del cuore, nella città dove sei nato, rappresentarla anche in Champions, è qualcosa di bello. Abbiamo fatto due finali di Champions negli ultimi quattro anni ed è straordinario, poi puoi anche vincere o perdere ma fa parte del calcio. Devo dire che è una bella responsabilità, non mi nascondo; mi diverto qui".
Quanto è importante essere capito? Ti sei liberato quest'anno, ti sei sentito molto capito quest'anno?
"Tutto è partito quando ho voluto riazzerare l'estate scorsa, cercando di capire a quali cose dare peso e a quali no. Ci sono state cose dette nei confronti miei e della squadra che mi hanno dato fastidio. Quest'anno abbiamo parlato poco e lavorato tanto, raggiungendo risultati. Io ho avuto la fortuna e la bravura di vincere".
Chi devi ringraziare per aver superato il tuo momento difficile al Sion?
"Solo io e mia moglie sappiamo cosa abbiamo passato in quei momenti difficili. Abbiamo sofferto tantissimo, ero talmente giovane che mi sono trovato spaesato. Ho avuto la fortuna di avere lei che mi ha aiutato ad uscirne".
Si dice che l'Inter vince solo giocando molto bene.
"Noi ci divertiamo a giocare bene. Quando facciamo una partita come ad esempio quella col Como, che abbiamo vinto pur non giocando bene, dentro di te pensi a cosa potevi fare meglio. Siamo talmente abituati a giocare bene, sono anni che giochiamo insieme e giochiamo a memoria, possiamo intercambiarci e ci divertiamo sotto quel punto di vista. Poi la cosa più bella è vincere".
Ci sono due partite meravigliose come quelle col Barcellona dove si vedeva la vostra confidenza. Che cosa pensate che manchi in quei momenti?
"Difficile da spiegare, la Champions è difficile. Ci sono squadre come il Real Madrid che l'ha vinta 15 volte ed è abituato a stare a certi livelli. Noi abbiamo cercato di riportare l'Inter ai livelli più alti possibili, poi in Europa non è facile perché ci sono altre squadre forti. La Champions è un punto di domanda, non c'è una squadra che parte favorita. Quest'anno è stata una pecca, non voglio promettere che la vinceremo perché non mi piace fare promesse. Cercheremo di andare più avanti possibile".
Tu hai reinventato molto questo ruolo, come pensi di evolvere ancora?
"Si può sempre imparare da qualsiasi allenatore o qualsiasi modulo. Non è che se dovessimo giocare a 4 mi rifiuterei, anzi; ci sono tante squadre che giocano a 4 dove il terzino fa quello che faccio io da quinto. Ho voglia di imparare, di crescere e di fare cose diverse, non è un problema".
Con chi hai avuto difficoltà?
"Lamine Yamal è una roba allucinante, per l'età che ha è impressionante. Poi ho giocato con Dembélé, Doue, ma quando ho giocato la semifinale di Champions Yamal è stato incredibile. Ho subito avuto l'impressione che fosse un fenomeno".
Tra dieci anni dove ti vedi?
"Avrò 38 anni, credo che avrò smesso, anzi sicuro... Non lo so, è difficile. Non riesco mai a pensare troppo in là, ora voglio godermi le vacanze e quest'annata spettacolare. Da luglio penserò al prossimo anno".
Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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