A poche ore dal Derby d'Italia che potrebbe segnare il suo esordio nerazzurro, Manuel Akanji parla a DAZN per esprimere le prime sensazioni sul suo approdo all'Inter: "Oggi è stato il mio primo giorno. Ho incontrato tutti i miei compagni di squadra, o almeno quelli che sono qui. Ho incontrato personalmente il mister, avevo parlato con lui solo al telefono e sì, tutti sembrano davvero entusiasti, così come lo sono io. Non vedo l’ora di iniziare con la mia prima partita", esordisce lo svizzero.
Perché hai scelto l’Inter?
"Perché uno dei migliori club d’Europa. Niente di più semplice".
Seguivi il calcio italiano, prima?
"Sì, sin da bambino sempre seguito il calcio in generale. Ovviamente non potevo guardare tutte le partite degli altri paesi, ma ho visto la maggior parte delle partite più importanti".
È vero che la tua prima maglietta è stata di Bobo Vieri?
"Sì, sì, è vero! Credo fosse una casualità, ma mi ricordo che… devo scrivere a mia madre per farmi inviare una fotografia, così potrò mostrarvela. Sì, era una maglietta di Christian Vieri. Credo fosse addirittura prima che iniziassi a giocare a calcio. Non ricordo molto bene, ma ricordo di aver visto la foto con quella maglia di ieri addosso e anche mia madre me l’ha raccontato. Quindi devo davvero a trovarla, non so perché ce l’avessi".
Cosa pensi del calcio italiano?
"Si gioca un bel calcio, lo vediamo sempre anche con l’Inter. Sono arrivati in finale di Champions League due volte negli ultimi tre anni. Questo dice molto sul calcio italiano, significa che di alto livello. Non ho ancora giocato qui, quindi non posso dire troppo, ma finora, da fuori, sembra molto tattico, si gioca in maniera complessa penso che dovrò anche adattare un po’ il mio stile di gioco. Come ho detto, il gioco qui è molto più tattico che in Inghilterra. In Inghilterra conta molto la velocità, essere rapidi, duri e andare a forte nei contrasti. Quindi vediamo come andrà".
Cosa ti aspetti da questo nuovo capitolo della tua vita?
"Non vedo l’ora di affrontare questa nuova sfida, di conoscere i miei compagni, giocare e vincere con loro, conoscere il nuovo staff tecnico e cercare di imparare sempre di più. Ho già trent’anni, ma penso che si possa sempre migliorare nel calcio, imparare nuove cose nel paese in cui giochi, anche dei tuoi compagni, dalla tua nuova squadra".
Come ti descriveresti come difensore?
"Penso di essere un difensore fisico, sono forte fisicamente, sono veloce, ma anche molto calmo con la palla. Penso di non prendere decisioni stupide. Sono molto calmo, direi. Il mio comportamento in campo non è eccessivamente aggressivo, non vado sempre a contrasto, ma ce l’ho di aiutare il possibile i miei compagni. Da dietro, come dovrebbe fare un difensore".
Chi era il tuo modello da seguire in passato?
"Da bambino era Raul, l’attaccante del Real Madrid. Ma come difensore centrale ho sempre ammirato Thiago Silva. L’ho seguito per tutta la sua carriera. Ha avuto una carriera straordinaria, ha giocato in tantissimi campionati ed è sempre stato al massimo livello. Quindi penso che sia stato uno dei miei difensori preferiti".
Guardi il calcio nel tempo libero?
"Lo guardo ancora, ma non tanto come quando ero giovane. Ho smesso un po’ di guardarlo, preferisco passare del tempo con i miei figli. E anche perché quando giochi a calcio tutto l’anno, a volte si stanco e quando torni a casa non vuoi guardare un’altra partita, quando giochi ogni tre giorni. Quindi lo guardo ancora, ma non come prima. Mi piace guardare sport, ma altri sport. Guardo molto il football americano, guardo il tennis, il basket, il padel, Formula 1, praticamente tutto. Ma in generale preferisco stare all’aperto a giocare con i miei figli".
Su Sommer:
"Yann mi ha scritto subito, il giorno in cui è uscita la notizia. Anche Lautaro e Dumfries mi hanno scritto prima che arrivassi. Mi hanno chiesto se avevo bisogno che erano disponibili ad aiutarmi. L’ho apprezzato molto. Ho avuto anche un amico che ha giocato qui per un altro club: Ricardo Rodriguez, ha vissuto a Milano anche lui e mi ha mandato consigli sui ristoranti, mi ha aiutato a trovare un appartamento. Ovviamente ho anche molto supporto da parte del club".
Ti piace l’Italia?
"Sì".
Qual è la tua città preferita?
"Non sono mai stato a Milano, ma mi piace molto scoprire quello che c’è intorno. La mia famiglia non è lontana da qui, quindi penso che possa diventare una delle mie città preferite. Ma quando ero più giovane, passavo molto tempo in Sardegna per le vacanze, con la mia famiglia. Quindi mi piacerebbe tornarci".
Dove andavi in Sardegna?
"Era un bambino, era con la mia famiglia, quindi ero solo felice di essere in vacanza. Ricordo il mare bellissimo. Era incredibile, la sabbia e tutto".
Qual è il tuo obiettivo con la squadra?
"È un po’ difficile parlarne perché gli ho appena conosciuti oggi, quindi non so davvero quali siano le aspettative, ma ovviamente vincere il campionato, sempre. Quando giochi per un club come l’Inter, vuoi vincere il campionato ogni anno. E anche la Champions League. Sono stati così vicini a vincerla, ma non ci sono riusciti, quindi spero di poterla aiutare quest’anno raggiungere quell’obiettivo. Vedremo fin dove si potrà arrivare e vedremo come andrà. Sarà una stagione lunga e ci saranno tante partite difficili. Quindi sì, non vedo l’ora".
Ti piace San Siro come stadio?
"Sì. Tra tutti gli Stati di Europa, penso sia sicuramente tra i primi cinque. È uno dei migliori. L’atmosfera era davvero bella quando ha giocato qui, quindi non vedo l’ora di giocarci di nuovo davanti i nostri tifosi".
Hai intenzione di imparare l’italiano?
"Sì, assolutamente".
Quindi conosci qualche parola?
"Sì. Voglio dire, conosco alcune parole. Ma per me è più difficile parlare che capire. Penso di capire abbastanza cose, ma a volte non so come rispondere. Per esempio, so dire 'buongiorno', cose abbastanza semplici".
Di quanti mesi hai bisogno prima di poter fare un’intervista in italiano?
"Mi hai già messo pressione (ride, ndr). Non lo so, forse sei mesi. Non lo so, forse di più, cercherò di farlo il prima possibile".
Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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