Un'Inter così non merita il silenzio. Meriterebbe i soliti settantamila in casa e i cinquemila al seguito. Meriterebbe il sostegno continuo della sua Curva e lo sventolio di bandiere. I tifosi dell'Inter meriterebbero di poter scendere virtualmente in campo insieme alla loro squadra che, dopo undici anni, sta cercando di riportare lo scudetto nella parte nobile di Milano. Sembra quasi blasfemo lamentarsi dell'impossibilità di poter andare allo stadio, visti i motivi che impongono il sacrificio. Troppe persone ci hanno lasciato e troppe ci stanno ancora lasciando per questa maledetta pandemia e il calcio, la passione per una squadra, non possono e non devono essere al centro delle attenzioni di chi deve trovare soluzioni per uscire dall'emergenza.
Ma di calcio parliamo e fortunatamente, pur tra mille difficoltà e incongruenze, il campionato va avanti e regala momenti di svago a chi ne ha più bisogno. Ci sono squadre che, rispetto ad altre, “sentono” maggiormente l'ambiente da stadio. E l'Inter è una di queste. Abituata da anni al Meazza pressochè pieno ad ogni partita in tempi di stadi semivuoti, la Beneamata ha faticato oltre misura a mantenere la massima concentrazione quando, a inizio pandemia, si è deciso di giocare a porte chiuse. Così come è indubbio che l'inevitabile provvedimento abbia limitato per un certo periodo le “performance” dell'allenatore.
Antonio Conte vive di adrenalina durante i novanta minuti della partita, cerca il contatto con il pubblico, basti ricordare come a Stamford Bridge si lanciava tra le braccia dei tifosi del Chelsea in occasione di gol decisivi e come ha subito esultato, agitando braccia e pugni rivolti agli spalti del Meazza, già dal suo primo giorno sulla panchina nerazzurra. All'estero una delle squadre che sta pagando a caro prezzo il “rumore del silenzio” è il Liverpool, squadra che vive in simbiosi con la sua gente, con la mitica “Kop” di Anfield. Quel Liverpool che, dopo aver perso 3-0 al Camp Nou, il 7 maggio 2019 riuscì a eliminare il Barcellona nella semifinale di ritorno di Champions League, pur imbottito di riserve. I reds riuscirono nell'impresa perchè quella notte la gente di Anfield rappresentò veramente il cosiddetto dodicesimo uomo in campo. Lo stesso Liverpool fu vittima dell'urlo dei novantamila di San Siro nella leggendaria rimonta effettuata nel 1965 dalla grande Inter di Helenio Herrera.
La tattica e la tecnica dei giocatori sono sicuramente ingredienti imprescindibili per vincere le partite, ma solo il popolo del calcio regala ai suoi attori quella benzina in più che permette di decollare. Augurandoci che prima possibile si possa tornare a vivere tali emozioni da stadio, soprattutto perché significherebbe aver segnato il gol decisivo al virus, per ora i tifosi nerazzurri si accontentano di palpitare e gioire davanti alla Tv. La squadra, in attesa di buone nuove dal fronte societario, vince e convince e dai più è considerata ormai lanciata verso la conquista del suo diciannovesimo scudetto.
“Non dobbiamo farci ammaliare dalle sirene” continua a dire Conte, che però ora sorride convinto dopo le partite. Il capobranco annusa l'odore del sangue, sportivamente parlando, e medita, a partire da domani contro il Parma, di poter dare un'ulteriore sterzata al campionato, anche se il Milan visto a Roma ha confermato di non essere solo spettatore non pagante della corsa al vertice. Senza dimenticare che, finché l'aritmetica non dica “game over”, anche la Juventus vincitrice degli ultimi nove scudetti, non potrà essere considerata battuta.
Ma intanto l'Inter, dopo essere arrivata seconda ad un punto dalla vincitrice nella scorsa stagione, si gode un primato meritato, confermato da ottime prestazioni e numeri da record. Romelu Lukaku è l'emblema della banda, il gigante belga trascina se stesso e i compagni, segna e fa segnare. Qualcuno si sforza ancora di non considerarlo un top per mancanza di gol pesanti in Europa. Fesseria, visto che Big Rom si è procurato e segnato il rigore del vantaggio iniziale nella sfortunata finale di Europa League contro il Siviglia e in questa stagione aveva realizzato un gol pesantissimo, oltre che bellissimo, in Champions League contro il Borussia Mönchengladbach in terra tedesca. Può migliorare, deve migliorare, ma Lukaku logora chi non ce l'ha.
“Salutate la capolista”, si sarebbe cantato dagli spalti del Meazza al fischio finale di Inter-Genoa. Mancano quattordici partite al termine del campionato. La strada è ancora lunga, ma sembra dritta. Mantenere a mente il testo del coro.
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