La squadra di Allegri arriva all’appuntamento con più convinzione mentale del recente passato dopo essere diventa pazza nella notte di Roma, ma anche con qualche assenza importante: Cuadrado (squalificato) dovrà rinunciare all’avvelenato duello in fascia con il solito Perisic, De Ligt (espulso all’Olimpico) sarà costretto a restare ai box, mentre Danilo e Bonucci sono convocati ma non ancora in condizione per fare una partita intera. A meno di colpi di scena la difesa dovrebbe quindi essere composta da De Sciglio, match winner della Capitale, Chiellini, Rugani e il rientrante Alex Sandro, con Perin tra i pali al posto di Szczęsny, convocato ma 'bloccato' dal Green Pass. Più abbondanza a centrocampo (out Ramsey), dove Allegri dovrà scegliere tra i vari McKennie, Locatelli, Rabiot, Bentancur, Arthur e Bernardeschi, con Morata e Dybala - anche se Allegri ha lasciato un velo di dubbio - a comporre l'attacco che sarà certamente orfano di Federico Chiesa, reduce dal brutto crack al ginocchio che mette fine in anticipo alla sua stagione. A proposito di Fede, in bocca al lupo per il recupero: “Ti aspettiamo presto in campo per altre grandi sfide”, come recitava il messaggio da smoking bianco condiviso dal club campione d'Italia sui propri social.
L’Inter deve guardare solo in casa propria e giocare sempre il suo calcio a prescindere da che squadra e da che interpreti si trova davanti, come fatto in tutta questa prima parte di stagione. Inzaghi sa che in una finale non ci sono favoriti e che “saranno importantissimi gli episodi e le motivazioni”, ma intanto sorride per la regolare disponibilità di Lautaro Martinez (diffidato e non ammonito con la Lazio), per il ritorno di Calhanoglu e per la negatività al Covid-19 di Dzeko, che dopo lo stop forzato è riuscito a mettere un po’ di benzina nelle gambe scendendo in campo nel finale di gara dell’ultimo turno di campionato. Il Cigno di Sarajevo dovrebbe partire dall’inizio al fianco del Toro, con la formazione completata dalla conferma in blocco di quella difesa che ha aperto il nuovo anno con il vizio del gol: davanti a capitan Handanovic spazio a Skriniar, bomber aggiunto nel 2-1 alla banda di Sarri, De Vrij e Bastoni, difensore moderno che cresce giorno dopo giorno arricchendo il suo CV con reti pesanti e assist al bacio. Come se fosse un trequartista prestato al reparto arretrato. Sulla fascia sinistra ci sarà ovviamente Perisic, mentre a destra è probabile il ballottaggio tra Dumfries e Darmian. E poi c’è il trio - quel trio - di centrocampo: i polmoni di Barella, la fantasia di Calhanoglu (al rientro dalla squalifica) e l’imprescindibilità di Brozovic.
Proprio dopo la Supercoppa - stando ai rumors - arriverà l’annuncio del rinnovo di contratto del classe ’92 nato a Zagabria. Non si tratta di un prolungamento qualsiasi, ma di uno dei più preziosi della storia recente dell’Inter. “È bravo in entrambe le fasi, ma non eccelle in nessuna delle due” si sentiva in giro tanti mesi fa. Adesso invece il 77 nerazzurro in mezzo al campo comanda in tutto e per tutto: macina più chilometri della concorrenza e copre il campo, rompe il gioco e lo costruisce con lucidità, detta i tempi e spezza le linee di passaggio avversarie. Ora Brozo è semplicemente un pezzo da novanta, cresciuto in maniera esponenziale dal momento dello sbarco a Milano e diventato partita dopo partita un leader indiscusso del Biscione e un top assoluto del ruolo. Uno dei migliori d’Europa. Ecco perché la firma fino al 2026 con ricco ingaggio è il giusto premio per chi pochi anni fa stava per imbarcarsi su un volo privato per Siviglia ma alla fine è stato stoppato dal saggio Spalletti, bravo a trattenerlo ad Appiano e ad inventarlo play davanti alla difesa. Ruolo in cui poi è diventato definitivamente grande con il lavoro di Conte prima e di Inzaghi poi. E mentre c’è chi perde pezzi pregiati a costo zero (vedi Donnarumma e Calhanoglu, con l’Inter che prende e ringrazia), il rinnovo di Brozovic a pochi mesi dalla scadenza assume al giorno d’oggi ancora più importanza. E può tranquillamente essere paragonato all’acquisto di un top player. Prima di celebrarlo a dovere, però, c’è da recitare questa sera a San Siro. Dove è in palio il primo trofeo del 2022.
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