Il big match delle concorrenti, anche un po' a sorpresa, della Juve al vertice della classifica va alla Lazio che, di fatto, sfrutta un rigore che è una colossale ingenuità difensiva e un Milinkovic-Savic che è un fattore determinante e dominante. La partita è stata tirata, sofferta, combattuta e il pareggio sicuramente avrebbe avuto un sapore di giustizia. Conte ha scelto di affrontare la sfida con l'11 del derby: difesa con Skriniar-De Vrij-Godin, Candreva e Young sugli esterni, Barella e Vecino in mezzo con Brozovic e la coppia Lautaro-Lukaku. L'esclusione di Eriksen farà forse notizia alla luce del risultato finale.
E' una partita a scacchi in realtà quella tra Simone Inzaghi e Conte: non solo per i due moduli, 3-5-2, con cui Lazio e Inter si mettono praticamente a specchio, ma anche perché in campo ci sono le due migliori difese del campionato e il secondo e il terzo miglior attacco. Da entrambe le parti prevale l'esigenza vitale di non concedere spazio alla ripartenza avversaria: è questa, infatti, la miglior caratteristica delle due squadre, l'arma letale con cui colpire ma anche da cui guardarsi. I nerazzurri sono attenti a non offrire, nel mezzo, neanche quel mezzo metro che possa consentire ai centrocampisti biancocelesti di inserirsi: non a caso l'azione più pericolosa dei padroni di casa è un'autentica invenzione di Milinkovic-Savic che da distanza assurda stampa il pallone sulla traversa con Padelli che può solo fermarsi a recitare il rosario.
Dopo uno squillo di Godin, che di testa da corner manda di poco alto, le azioni dell'Inter passano spesso dal lato di un attivo Candreva, attento in copertura e propositivo in avanti. Ma è su una ripartenza guidata da Brozovic e conclusa da Lukaku su Strakosha che l'Inter inizia a dare segnali di pericolosità. Perché la chiave della partita è tutta qui: attenzione massima in fase difensiva, ricerca di recupero della palla su errore dell'avversario, o anticipo o chiusura preventiva, per poi involarsi a tutta velocità e senza respiro verso l'area avversaria. L'Inter riesce nei primi 45 minuti a contenere sempre questa intenzioni della Lazio (tanto che a parte qualche cross in area regolarmente spazzato, alla Lazio restano un paio di conclusioni alte da fuori area).
Ma quando una palla, al 44', la recupera la difesa nerazzurra, Young prende la spinta e preme sul gas, allarga dal lato di Candreva che con un bolide costringe Strakosha a una respinta centrale che poi lo stesso Young al volo scaraventa in porta per il suo primo gol italiano che va a stappare una gara giocata contrasto su contrasto, centimetro su centimetro, stacco su stacco.
A inizio ripresa il pareggio della Lazio è un autentico regalo: su una palla neanche troppo velenosa, Skriniar interviene anticipando Padelli in uscita (cosa già successa nel primo tempo con De Vrij), rimangono entrambi per terra e il modo in cui il difensore olandese dell'Inter prova a contrastare Immobile e la sua conclusione a porta vuota è giudicato da rigore (che poi l'attaccante azzurro realizza con la consueta precisione).
Si prosegue un po' più su nervi e stanchezza con l'Inter forse un filo meno cattiva e aggressiva sui palloni. Un bel guizzo (uno dei pochi, per la verità) di Lautaro offre a Lukaku lo spazio per una conclusione ribattuta in corner; Inzaghi si gioca Lazzari e Correa mentre lo sviluppo del secondo tempo dimostra che le partite vivono di tante e differenti fasi. E di botta e risposta: come l'incursione di Young nell'area della Lazio, fermata da Luiz Felipe con un intervento prima sul pallone poi sulla gamba, seguita dalla botta da fuori area di Correa.
Fino al lampo: un colpo da biliardo di Milinkovic, nel cuore dell'area, a segnare il 2-1 dopo un miracolo di Brozovic sulla linea di porta e la mancata e definitiva respinta della difesa. L'Inter però si vuole mantenere in vita con una manovra avvolgente, con cambi di gioco e inizative per provare a riacciuffare partita, onore e speranze. Conte si gioca Moses ed Eriksen per Candreva e Brozovic: dal piede del danese parte un bolide che Strakosha respinge e Lautaro, su cross di Young, ribatte in gol ma in fuorigioco.
All'85' Padelli tiene in piedi l'Inter respingendo Immobile che era schizzato via ai difensori; l'ingresso di Sanchez per Godin è il tentativo estremo di un assalto finale che porta Lukaku a concludere quasi a botta sicura prima che Acerbi si immoli salvando risultato e match. Gli assalti degli ultimissimi minuti sono però poco lucidi e poco convinti. I 90' minuti dell'Olimpico confermano, in sotanza, il trend stagionale per cui alla Lazio tende a girare bene, all'Inter non sempre. La decidono gli episodi, senza che sul campo l'Inter abbia davvero meritato di perdere pur non avendo offerto una prova indimenticabile.
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Autore: Giulia Bassi / Twitter: @giulay85
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