Se l'Inter è prima, un motivo ci sarà. Eppure, a sentire il nutrito nugolo di esperti, che in Italia conterà se non 50 milioni almeno la metà in fatto di iscritti, le cose quando non vanno male semplicemente vanno come dovrebbero andare.

La nuova moda, da quando l'Inter è a ridosso della prima posizione, è la seguente: "L'Inter sta facendo quello che deve fare". Sdoganato senza pudore l'obbligo di vincere lo scudetto. "L'Inter sta facendo cose normalissime", dicitur. Dalla tv ai giornali, dai salotti ai cortili: l'Inter è fortissima e non sta facendo altro che il minimo sindacale. "Stessi punti dell'anno scorso". Al limite, cambiano le carte in tavola dicendo che "mancano le antagoniste". Ah. Dopo mesi a parlare di Serie A finalmente competitiva, equilibrata, con il ritorno delle 7 sorelle, adesso mancano le antagoniste? L'Inter è diventata il Barcellona di guardiola? Sarà invece che dare dei meriti ad Handanovic e compagni deve essere un qualcosa di non contemplato. Troppo difficile, troppo pesante da accettare. Sia mai. Quando il discorso si sposta sull'evidente dominio in campo, la risposta è pronta: "Guardate la Roma, guardate il Milan, guardate l'Atalanta. L'Inter? Non fa un bel calcio". Nessun cedimento neppure se gli si fa notare il mercato low-cost dopo l'acquisto di Hakimi: "E a cosa serviva il mercato a una squadra arrivata in finale di Europa League e seconda in campionato?". Follia. Sembra un grosso Truman Show a tinte nerazzurre.

Non va bene nulla. Se l'Inter perde, viene criticata. Se l'Inter vince, fa il suo. E però per le altre non è così. In fondo, ha ragione Beppe Bergomi: l'Inter è forte, nessuno lo nega. Ma sono forti anche le altre. E non si capisce bene perché quello che fa l'Inter è dovuto, mentre quello che fanno le altre viene esaltato come fosse eccezionale. Due pesi e due misure.

Ma poi, parliamoci chiaro: dovuto perché? Obbligo di cosa? Qui nulla è scontato e se lo si pensa soltanto due sono le ragioni: malafede o incompetenza. Perisic top-player? E secondo quale dio? Perisic è un ottimo elemento, che però in carriera non ha mai fatto il quinto: ce l'avrà qualche merito Conte oppure è solo grazia ricevuta? E su Eriksen? Vero, in altri tempi (e con altre offerte...) il danese sarebbe già lontano da Appiano. Ma ciò non toglie che il lavoro del giocatore e del tecnico debbano essere riconosciuti visto il risultato odierno. E ai signori che sottolineano la "fortuna" delle mancate partenze di entrambi, si può tranquillamente rispondere che sì, magari adesso Ivan e Christian starebbero facendo le fortune di altri allenatori, però magari al loro posto sarebbero arrivati due giocatori altrettanto forti e magari già fatti e finiti per i rispettivi ruoli. A questo non ci avete pensato oppure vi fa gioco non pensarci?

Ma è un discorso che si può estendere a 360 gradi. Basti pensare alle polemiche su Lukaku, iniziate ancor prima che diventasse nerazzurro. Dalle polemiche sul costo ritenuto esagerato alle stupidate sul suo peso, dalle idiozie sul "non segna nei match decisivi" alla negazione a oltranza sulla crescita esponenziale. Se poi si accetta la sua grandezza, si deraglia sul discorso della Lukaku-dipendenza. Ma d'altronde per mesi abbiamo assistito ai giudizi negativi verso Vidal e, ora che gioca un altro al suo posto, si è innescata la polemica sul cileno che non vede il campo: "Da leader alla panchina". Non se ne esce. Inter prima, Inter accerchiata. Intanto, in campo, la squadra se ne frega e va avanti senza curarsi delle varie amenità. Giusto così.

"Caso mai non vi rivedessi, buon pomeriggio, buonasera e buonanotte!".

Sezione: Editoriale / Data: Mar 02 marzo 2021 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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