La sconfitta contro il Milan fa male. Perché l'Inter ha cestinato la ghiotta opportunità di chiudere (virtualmente, s'intende) il campionato in netto anticipo, ma anche per la modalità in cui è arrivata. E non si parla solo degli episodi arbitrali, oggetto di critiche e di cui si è già detto tanto. La prima componente da condannare è l'imbarazzante atteggiamento nerazzurro: passivo, molle, semplicemente inspiegabile. Un approccio totalmente sbagliato che alla fine ha premiato la banda di Allegri, che tra le due squadre in campo era l'unica che aveva l'obbligo di vincere per tentare di tenere aperta la corsa al tricolore.
L'Inter aveva due risultati su tre per tenere i cugini a distanza di sicurezza con la doppia cifra di punti. Niente di tutto questo: il Milan vince di misura (in pieno 'stile Allegri') il suo secondo derby stagionale e accorcia a -7 dalla vetta. Un distacco che - va detto - resta comunque importante, specie se si considera il vento che soffiava sull'opinione pubblica in estate tra 'griglie' e 'piramidi' di favoriti, quando sulla panchina nerazzurra arrivava un giovane allenatore come Cristian Chivu per prendere l'eredità di Simone Inzaghi. Il piacentino era reduce dalla conquista dello scudetto della Seconda Stella, dalla scorpacciata di trofei nazionali (tre Supercoppe Italiane e due Coppe Italia) e dalla seconda finale di Champions League degli ultimi tre anni. E sappiamo tutti di che finale parliamo...
Lo 'stagista' Chivu (come 'ribattezzato' sui social viste le appena 13 panchine in Serie A collezionate prima della chiamata del Biscione) ha dovuto lavorare soprattutto sul piano mentale, oltre che su quello tattico. L'obiettivo principale era rimettere insieme i cocci della disastrosa débâcle di Monaco di Baviera che, inevitabilmente, è andata a creare qualche crepa nella testa dei giocatori. Una batosta così è impossibile da dimenticare, ma anche molto difficile da digerire. E probabilmente una causa dei blocchi mentali dell'Inter in tanti (ma non in tutti) i big match giocati in questa stagione è da ricercare anche in quella notte da incubo.
Fatto sta che, nonostante i due ko contro il Milan tra andata e ritorno, la sconfitta di Torino con la Juventus, quella di Napoli con la squadra di Conte e lo scivolone casalingo con l'Udinese di inizio campionato... l'Inter si trova comunque a 7 punti di vantaggio sulla seconda quando il calendario ha messo in archivio 28 giornate su 38. Chi l'avrebbe detto a inizio anno? Nessuno. Quanti avrebbero firmato per trovarsi in questa situazione nella prima metà di marzo? Tutti. Soprattutto tenendo conto del finale disastroso della passata stagione e del fatto che lo 'stagista' di Reșița avrebbe dovuto lottare contro allenatori storicamente più esperti e dal palmarès ben più ricco come Massimiliano Allegri, Antonio Conte, Gian Piero Gasperini e Luciano Spalletti (giusto per citarne alcuni), che ora si trovano rispettivamente a -7, -11, -16 e -17 nonostante un mercato estivo e invernale non certo da due spicci.
La sconfitta con il Milan fa male, sì, ma niente isterismi: l'Inter non perdeva una partita di campionato dal derby d'andata, domenica scorsa a San Siro era senza quattro titolarissimi nell'undici titolare (Dumfries, Calhanoglu, Lautaro e Thuram) e resta comunque in vetta con il destino nelle sue mani. Guidata da un allenatore che merita solo applausi e sostegno per quello che sta provando e riuscendo a fare. Non dimenticatelo.
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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