"Sono contento di essere il Daniele che speravo di diventare: una brava persona, genuina in un mondo complicato e particolare come il calcio", ha detto Daniele Padelli a Tuttosport dove si è raccontato partendo dalle emozioni: "Poi ho vinto un campionato con la squadra che tifavo fin da bambino (l’Inter, ndr), ho giocato in Europa con il Torino, una squadra gloriosa, a livello mondiale. Ora a Udine so bene qual è il mio ruolo all’interno dello spogliatoio".

Di ragazzi forti non ve ne mancano, ma se ne dovesse scegliere uno che l’ha impressionata più degli altri? 
"Dico Atta. È arrivato da semi sconosciuto e in meno di un anno è diventato uno dei centrocampisti e prospetti più importanti del nostro campionato. È fortissimo. Poi c’è Zaniolo: l’ho conosciuto all’Inter, quando era ancora un ragazzino. Spalletti, spesso, lo chiamava ad allenarsi con noi in prima squadra".

Che effetto le fa vedere Spalletti sulla panchina bianconera? Immagino sia stato lui a chiamarla all’Inter nell’estate del 2017… 
"In realtà, ai tempi, avevo già trovato l’accordo con il direttore Ausilio. Con il mister ci siamo scoperti a vicenda nelle settimane successive. Parlavamo molto. Ricordo una sera in ritiro prima di una partita: Berni, Ranocchia ed io eravamo nella lounge dell’hotel, lui è arrivato, ci ha visti e si è fermato con noi a chiacchierare del più e del meno. Di come ci trovassimo a Milano, delle nostre case, della sua meravigliosa tenuta a Montaione. È una persona piacevole, generosa. A livello pratico è esigente come pochi. Pretende tantissimo dai suoi giocatori, dallo staff, e in generale dall’ambiente che circonda la squadra. Poi ha il suo modo di esprimersi, che può piacere o meno, ma sa come entrarti in testa, anche con le sfuriate. A noi portieri ci faceva lavorare molto con i piedi: voleva che aiutassimo la squadra in fase di impostazione superando la prima linea di pressione".

Che idea si è fatto sul cambio di gerarchie nella porta bianconera? 
"Non posso permettermi di giudicare le sue scelte dal momento che non vivo lo spogliatoio. Ma con il suo calcio, ha riportato l’Inter in Champions a distanza di sei anni dall’ultima volta. E questo al netto di periodi complessi che si è trovato ad attraversare. Ne è uscito sempre benissimo".

Quanto vi destabilizzò il caso Wanda-Icardi all’epoca? 
"Non era uno spogliatoio facile da gestire. C’erano tante personalità forti, si erano creati diversi gruppetti... Poi, in quel momento, stavamo pure attraversando un periodo dove non arrivavano i risultati. Insomma, c’era un’aria pesante, eppure il mister è stato bravissimo a tirarci fuori da quella situazione, instradandoci verso la Champions".
 

Sezione: Rassegna / Data: Sab 14 marzo 2026 alle 10:00
Autore: Egle Patanè / Twitter: @eglevicious23
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