L’alba di questa domenica 8 marzo, con il circuito cittadino di Melbourne come palcoscenico, segna l’inizio dell’edizione 2026 del Mondiale di Formula 1. In attesa di capire quella che sarà l’annata della Ferrari, è ovvio che la maggior parte di voi leggerà questo editoriale con il risultato della corsa ormai definitivamente acquisito. Per cui, non è il caso di soffermarsi sulla prestazione di colui che è un po’ il soggetto trainante di questo discorso, che sulla pista australiana sarà impegnato: a Pierre Gasly, ormai una vecchia volpe del circus malgrado abbia compiuto solo 30 anni praticamente un mese fa, non si può che augurare, così come a tutti gli altri piloti protagonisti, il miglior cammino possibile. No, quello che interessa è quanto ha dichiarato a latere in questi giorni a proposito di due sue passioni che finiscono con l’intersecarsi: Milano e il calcio.
Francese di Rouen, che tra le attività collaterali vanta anche un ruolo da co-proprietario del Football Club Versailles, squadra militante nella terza divisione transalpina, Gasly si dichiara apertamente amante di Milano, città dove vive e che apprezza particolarmente sotto diversi aspetti. Ma di fronte a quella che è forse la principale fonte di divisione della cittadinanza meneghina, quanto e forse anche più della politica, Gasly, intervistato da SportWeek, preferisce non schierarsi da nessuna delle parti in causa: “Ogni volta che faccio un’intervista con voi giornalisti italiani cercate di farmi dire chi preferisco. Sono un tifoso del Psg e del Versailles, però amo il calcio e le guardo entrambe, ho amici sia nell’Inter sia nel Milan. Quando posso vado allo stadio, però non ho ancora deciso da che parte stare…”. Molto ‘democristiana’ come visione, di sicuro un’esternazione coraggiosa, quella di Gasly, considerando che arriva a poche ore dall’evento che sublima questa spaccatura storica che riguarda Milano e non solo.
Poco più di tre mesi fa, l’Inter incappava in una brutta sconfitta in una serata dove aveva sostanzialmente fatto la partita, pagando oltremodo una respinta corta di Yann Sommer su un tiro molliccio di Alexis Saelemakers sulla quale Christian Pulisic piombò come un falco per ribadire la palla in rete. E quando Hakan Calhanoglu si fece ipnotizzare dal dischetto da Mike Maignan, che poi compì altre pesantissime parate, a quel punto fu chiaro che quella non sarebbe stata serata. Da lì in avanti, però, la formazione di Cristian Chivu ha ingranato la marcia giusta e almeno in campionato non ha praticamente sbagliato più un colpo, macinando punti su punti mentre le altre inciampavano a turno un po’ qui un po’ là, e arrivando a dieci giornate dalla fine della Serie A con dieci punti di vantaggio sulla seconda in classifica, il Milan appunto.
Quel Milan che questa sera ritroverà dopo più di tre mesi e quindici partite nelle quali le prospettive delle due squadre sono notevolmente mutate. Chiaramente, da entrambe le parti si vivrà di adrenalina per una partita che vale sempre tante cose, a prescindere dalle situazioni di classifica, e da entrambe le parti si respirerà anche una certa elettricità nell’aria, per i motivi più disparati: sul fronte rossonero, si prospetta l’ultima potenziale chance per poter parlare di campionato ancora aperto in caso di successo, qualcosa che magari auspica anche qualche opinionista per così dire ‘neutrale’; dal lato nerazzurro, invece, c’è la voglia di cogliere il momento non solo per mettere il punto esclamativo su questo campionato, ampliando una forbice che a quel punto risulterebbe praticamente incolmabile a meno di cataclismi, ma anche di allungare la parabola ascendente dei confronti con le nobili della Serie A dopo aver spezzato la striscia negativa grazie alla vittoria sulla Juventus, tanto meritata quanto scivolata in secondo piano al cospetto del dibattito nazional-popolare scatenatosi sin dalle ore immediatamente successive al triplice fischio di Federico La Penna.
Fanno ovviamente il gioco delle parti i due tecnici alla vigilia del match. Lo fa tanto Massimiliano Allegri quando magnifica l’avversario e preferisce concentrarsi su quello che è l’obiettivo dichiarato della sua squadra, vale a dire il ritorno in Champions League, pur lasciando aperto uno spiraglio ad un intervento della provvidenza calcistica. E lo ha fatto dal canto suo lo stesso Chivu, che dovrà affrontare la grande sfida di questa sera senza la leadership e la qualità del proprio capitano Lautaro Martinez e sperando che a Marcus Thuram passi prima la febbre che lo ha costretto a saltare l’allenamento di ieri ed eventualmente l’abulia che lo ha contraddistinto nelle ultime settimane. Lo ha fatto elogiando la figura e i titoli vinti dal proprio dirimpettaio e al tempo stesso facendo leva su quella che è la professionalità dei suoi uomini e la loro capacità di leggere i momenti e soprattutto di interpretare quello che il derby rappresenta per la città, per le società, per i tifosi.
Soprattutto per i tifosi, quelli che partite come queste le attendono per una stagione intera e per vedere la propria squadra prevalere sull’avversario di sempre sono pronti a pagare qualunque genere di pegno. Quei tifosi che in questi giorni si sono uniti nel nome della solidarietà come testimonia il rinnovo dell’appuntamento con la raccolta di beni per i City Angels ma che una volta sugli spalti saranno pronti a darsi battaglia a suon di cori e sfottò. Coi tifosi milanisti che si preparano ad accogliere con le consuete bordate di fischi Hakan Calhanoglu, l’ex mai perdonato, e anche Alessandro Bastoni, che in un contesto come quello del derby possono anche essere plausibili ma che ormai pare ci si debba rassegnare, proliferando in un humus spiacevolmente favorevole, a sentire anche profusi da elementi che poco o nulla hanno teoricamente poco o nulla da rivaleggiare con gli interisti, che hanno magari trovato nel difensore nerazzurro l’elemento giusto per scaricare la loro voglia, per dirla un po’ alla De André, di dare buoni consigli quando non può dare il cattivo esempio.
Comunque vada, non ci saranno verdetti definitivi, non sentiremo per dire le epiche urla di Francesco Repice celebrare l’orario della conquista della seconda stella come avvenne quella sera di aprile di due anni fa. La strada resta comunque lunga qualunque sia il risultato e qualunque sia il risultato i tifosi interisti festeggeranno comunque, visto che dopo la gara partiranno in corteo verso il centro di Milano per celebrare l’anniversario della nascita del club nerazzurro, arrivando lì dove un tempo c’era il ristorante L’Orologio dove l’Inter fu fondata da un gruppo di soci dissidenti del Milan. Schierandosi su un altro fronte e dando una vita ad una contrapposizione che resiste da secoli. E di fronte alla quale è difficile essere, con tutto il bene, come Pierre Gasly…
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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