Un’Inter 'diversa', nella definizione di Cesc Fabregas, è riuscita a uscire indenne da Como dopo il primo round delle semifinali di Coppa Italia. Modificata nell’assetto tattico e infarcita di seconde linee, la squadra nerazzurra ha rinunciato alla sua natura dominante per portare a casa la pellaccia da uno dei campi più ostici d’Italia in questa stagione, con l’obiettivo di rimandare la sentenza definitiva a fine aprile, nella zona comfort di San Siro. Una scelta senz’altro pragmatica, quella di Cristian Chivu, che dopo il noioso 0-0 dello stadio 'Sinigaglia' non ha nascosto l’evidenza parlando di una prestazione 'non da Inter', quell’Inter che in questi ultimi anni ha abituato fin troppo bene tifosi e critica. Tanto da costringere il tecnico romeno, dopo la vittoria comoda sul Genoa di sabato scorso, a sottolineare che quello che fa l’Inter non basti mai: "Sull’Inter c’è una narrativa che non ha niente a che fare con la realtà, non viene dato il merito a quanto fatto da questa squadra negli ultimi cinque anni. Non va mai bene niente, ma andiamo avanti. Vogliamo essere competitivi fino in fondo”. Una puntualizzazione da ‘rumore dei nemici’ di mourinhiana memoria, fatta probabilmente per tenere alta l’attenzione dell’ambiente prima del derby con il Milan, il primo match point a disposizione dell’Inter per mettere la parola fine sulla corsa scudetto. Il messaggio di Chivu, più che all’esterno, è stato inviato all’interno del mondo Inter, come a dire ai suoi giocatori che quanto dicono fuori dalle mura della Pinetina non deve scalfire il lavoro straordinario fatto in campionato fino a qui.
Ma se è vero che non si può normalizzare il percorso in Serie A di Lautaro Martinez e compagni, a +10 sulla prima inseguitrice dopo 27 giornate con numeri da record praticamente in ogni aspetto, è altrettanto pacifico affermare che l’avventura in Champions League sia stata altamente deludente, dai big match tutti bucati fino all’epilogo amarissimo delle due sconfitte accusate contro il Bodo/Glimt. La versione dell’Inter in modalità risparmio energetico in Norvegia è stata fatale in chiave qualificazione perché i calcoli nel calcio non si possono fare, persino se sei largamente superiore all’avversario. L’uno-due Hauge-Hogh in 4’ all'andata, proprio dopo il forfait del proprio capitano, hanno fatto diminuire drasticamente le possibilità di qualificazione dell’Inter. Il gelo, il sintetico e la trasferta lunga sono alibi che non hanno retto la prova dei fatti a Milano, dove il tentativo di rimonta è andato a sbattere contro l’organizzatissimo 4-4-2 di Knutsen tramutandosi nella seconda sconfitta di fila, la quinta su dieci in Coppa da settembre.
E a proposito di Coppa, intesa come quella domestica, l’Inter finora ha fatto semplicemente il suo superando il turno contro una squadra di Serie B, il Venezia, una che sta lottando per non retrocedere imbottita di riserve, il Torino, e ora se la vedrà col Como, non certo la favorita nella competizione ma avversario sempre scomodo. Come ha dimostrato martedì, pur dovendosi accontentare di un pareggio che ha lasciato l’amaro in bocca al suo allenatore. Che, stuzzicato sul valore del pari a reti bianche in ottica ritorno, ha preferito glissare: "Inter favorita? Bella domanda, non lo so. La mentalità tra le due squadre è diversa. E’ una domanda da fare a Chivu, l'Inter è venuta a giocare diversamente qui a Como rispetto a come gioca in campionato. Una squadra molto dominante, che viene a pressare alto e non ti lascia spazio. I miei ragazzi hanno fatto una grande gara".
Insomma, per sapere come andrà a finire bisognerà aspettare un mese e mezzo. Quel che è certo è che Como-Inter è stato lo spot peggiore per questo assurdo format della Coppa Italia che prevede per tutto il torneo gare secche per poi introdurre così, senza senso, 180' giocati spalmati in un mese e mezzo. La competizione è già vissuta come un fastidio dalla maggior parte delle squadre, all’interno di un calendario sempre più affollato, se poi ci mette anche il regolamento cervellotico…
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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