Se tre indizi fanno una prova, cinque test costituiscono un verdetto. La nuova Inter ha terminato la fase di caricamento ed è pronta per l'avvio del campionato. Prima mission sabato 21 agosto contro il Genoa, quindi la lotta alle rivali ai piani alti della classifica. Pronta e affamata come direbbe Dumfries, nonostante il tricolore già cucito sul petto. Perché in tanti hanno ancora voglia di dimostrare che il titolo vinto lo scorso anno non era solo merito di Conte, Lukaku e Hakimi. Ci sono poi i due ultimi nuovi arrivati, l'olandese ex PSV che si candida a nuovo totem della corsia di destra e beniamino nerazzurro sin dai primi messaggi di incitamento ("Vinciamolo di nuovo"), Dzeko che è sembrato aver superato il "nodo alla gola" per aver lasciato Roma e i suoi tifosi senza alcun trofeo. Edin ha finalmente l'occasione di rifarsi a Milano e chissà meritarsi anche un murales: gli spazi adesso non mancano.
Da una sponda all'altra del Naviglio, anche Calhanoglu è intenzionato a far perdere punti alle qualità dirigenziali di Maldini e Massara, che lo hanno lasciato libero di stringere l'accordo con i cugini senza batter ciglio. Questione di differenze incolmabili tra domanda e offerta, anche se Hakan avrebbe potuto svelarci di tifare per l'Inter sin da bambino. Subito in palla e in versione europea Barella, chiamato al suo terzo upgrade nerazzurro non solo in Italia ma anche in Champions League. Perché è contro squadre come il Borussia Dortmund che Conte, vedendolo arrivare dal Cagliari, non poteva chiedergli quel qualcosa in più.
Il gol alla Dinamo Kiev è il biglietto da visita, ma alla splendida azione che ha portato al vantaggio l'ultimo tocco anzi tacco per il numero 24 è di Sensi, che per la terza estate di fila si presenta come 'nuovo acquisto'. Carichi ridotti rispetto a Conte e un lavoro meno impegnativo in fase di copertura possono agevolare l'ex Sassuolo, i cui ripetuti guai fisici sono iniziati proprio sull'erba di San Siro e di Appiano. Ma il cambio di panchina può anche avergli portato la giusta leggerezza mentale e una nuova spinta per mettersi alle spalle i traumi e prendersi finalmente il suo ruolo da protagonista. Su Instagram Brozovic continua ad andare a caccia di Barella, stavolta alla guida di un carrello porta merci, con in testa un asciugamani e in mano una pistola giocattolo, a conferma che due anni vissuti ad alta tensione possono provocare anche alcuni effetti collaterali.
Uno scudetto in nove anni non possono bastare al capitano Handanovic, che vorrà chiudere la sua decima stagione in nerazzurro con almeno un altro trofeo prima di lasciare il testimone a un degno erede. Davanti a lui la garanzia del muro difensivo che a parte la sfida con il Lugano, giocata senza i vari nazionali, ha chiuso il precampionato da imbattuto. Il 3-0 alla Dinamo Kiev ha confermato anche idee e trame di gioco tra centrocampo e attacco di marchio del nuovo tecnico. Altro segnale evidente e non scontato, l'intera squadra segue con convinzione gli input di Inzaghi versione 2.0, con il tecnico incentivato a consacrarsi dopo l'ottimo cammino di crescita e maturazione alla guida della Lazio. L'installazione della sua Inter è ormai completata, in attesa dell'ultimo aggiornamento per il reparto offensivo in arrivo da Bergamo o da Roma.
Da una sponda all'altra del Naviglio, anche Calhanoglu è intenzionato a far perdere punti alle qualità dirigenziali di Maldini e Massara, che lo hanno lasciato libero di stringere l'accordo con i cugini senza batter ciglio. Questione di differenze incolmabili tra domanda e offerta, anche se Hakan avrebbe potuto svelarci di tifare per l'Inter sin da bambino. Subito in palla e in versione europea Barella, chiamato al suo terzo upgrade nerazzurro non solo in Italia ma anche in Champions League. Perché è contro squadre come il Borussia Dortmund che Conte, vedendolo arrivare dal Cagliari, non poteva chiedergli quel qualcosa in più.
Il gol alla Dinamo Kiev è il biglietto da visita, ma alla splendida azione che ha portato al vantaggio l'ultimo tocco anzi tacco per il numero 24 è di Sensi, che per la terza estate di fila si presenta come 'nuovo acquisto'. Carichi ridotti rispetto a Conte e un lavoro meno impegnativo in fase di copertura possono agevolare l'ex Sassuolo, i cui ripetuti guai fisici sono iniziati proprio sull'erba di San Siro e di Appiano. Ma il cambio di panchina può anche avergli portato la giusta leggerezza mentale e una nuova spinta per mettersi alle spalle i traumi e prendersi finalmente il suo ruolo da protagonista. Su Instagram Brozovic continua ad andare a caccia di Barella, stavolta alla guida di un carrello porta merci, con in testa un asciugamani e in mano una pistola giocattolo, a conferma che due anni vissuti ad alta tensione possono provocare anche alcuni effetti collaterali.
Uno scudetto in nove anni non possono bastare al capitano Handanovic, che vorrà chiudere la sua decima stagione in nerazzurro con almeno un altro trofeo prima di lasciare il testimone a un degno erede. Davanti a lui la garanzia del muro difensivo che a parte la sfida con il Lugano, giocata senza i vari nazionali, ha chiuso il precampionato da imbattuto. Il 3-0 alla Dinamo Kiev ha confermato anche idee e trame di gioco tra centrocampo e attacco di marchio del nuovo tecnico. Altro segnale evidente e non scontato, l'intera squadra segue con convinzione gli input di Inzaghi versione 2.0, con il tecnico incentivato a consacrarsi dopo l'ottimo cammino di crescita e maturazione alla guida della Lazio. L'installazione della sua Inter è ormai completata, in attesa dell'ultimo aggiornamento per il reparto offensivo in arrivo da Bergamo o da Roma.
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