"Il mercato dell'Inter è chiuso!", hanno esclamato in tanti durante il weekend, quando arrivavano notizie poco confortanti sui (presunti) affondi per Perisic e Diaby. Ma non si può chiudere qualcosa che non è mai stato aperto.

Ormai siamo al 3 febbraio ed è giusto parlare chiaro: l'Inter, intenzionalmente, non ha comprato nessuno. Non ci sono state trattative, non ci sono stati affondi né accelerate. Non c'è stato niente. Solo il nulla. Anzi sì, qualcosa c'è stato: la rimodulazione dei prestiti di Asllani e Carboni (zero euro in cassa) e il parcheggio per un anno di Palacios all'Estudiantes (zero euro anche qui). Di conseguenza, rosa di Chivu ulteriormente impoverita: via Palacios, dentro nessuno.

"L'Inter è prima in classifica, va bene così", dicono alcuni, seguendo evidentemente l'adagio del "Difficilmente migliorabile". Un pensiero superficiale e non corretto, perché nel calcio quello che va bene oggi magari non va bene domani. E bisogna sempre migliorarsi, evolversi, mai stare fermi. Soprattutto se chi compete con te fa di tutto per colmare il gap. Non dobbiamo andare troppo in là per capire questo concetto: 12 mesi fa esatti, l'Inter non rinforzava l'attacco asfittico di Inzaghi. Poi l'abbiamo visto tutti in che condizioni sono arrivati Lautaro e Thuram a maggio. E abbiamo visto tutti pure che fine hanno fatto in estate Correa, Taremi e Arnautovic, spediti in gran fretta. Eppure anche lì era tutto un "difficilmente migliorabile".

Oaktree colpevole? Oaktree fa Oaktree, ossia un fondo speculativo. I 50 milioni messi a disposizione in estate sono stati spesi per Diouf e Luis Henrique: bene ma non benissimo. Diciamo pure male. Se poi la capacità di cedere è pari allo zero, eccoci qui, a elemosinare prestiti o favori a destra e a manca. Non puoi andare col cappello in mano per uno come Curtis Jones, che sarebbe titolare nel 95% delle squadre d'Europa. Non sei riuscito nemmeno a riprendere Perisic. E che fine ha fatto il "tesoretto" avanzato dall'estate? 

Qui nessuno chiedeva Maicon. Servivano un paio di giocatori funzionali anche in ottica rotazioni per far tirare il fiato ai titolari e non usurarli come accaduto lo scorso anno. Dumfries è rotto dal 9 novembre e ne avrà ancora per un mesetto; Darmian è tornato in campo a Cremona dopo 3 mesi e mezzo; Calhanoglu continua a fermarsi a intervalli regolari. La narrazione è sempre la stessa: accordo col giocatore; giocatore smanioso di vestire il nerazzurro; affare saltato. Tutto sempre tristemente uguale: Lookman, Koné, Cancelo, Perisic, Diaby, Jones... Il comun denominatore? Offerte al ribasso, talvolta ectoplasmatiche. Se vuoi uno, vai e lo paghi. Se ti serve uno, vai e lo compri. Evidentemente, l'Inter ha deciso di non fare mercato. I motivi? Li conoscono solo loro. Di certo c'è un fatto: per l'ennesima volta non si sta aiutando l'allenatore di turno. Chivu, la squadra e i tifosi meritano altro.

"Il mercato dell'Inter è chiuso", dicono. No. Il mercato dell'Inter non è mai stato aperto. 

Sezione: Editoriale / Data: Mar 03 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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