Appuntamento a venerdì 21 agosto, RheinEnergieStadion, contro il Siviglia. A dieci anni di distanza, in un constesto che definire sui generis è minimalismo puro, l'Inter disputerà un'altra finale europea. Non la Champions del 22 maggio 2010, ma l'Europa League. Trofeo che, è giusto ricordarlo, da quando ha preso il posto dell'indimenticata Coppa Uefa nessun club italiano è mai riuscito ad alzare. Chi invece l'ha fatto, ben 5 volte, è proprio la compagine andalusa, quanto basta per definirla habitué del trofeo e, di conseguenza, avversario più che temibile. Ma ne riparleremo. Ora è il momento di continuare a celebrare questa Inter che si prende il lusso di rifilare 5 gol allo Shakhtar Donetsk in una semifinale internazionale. Non certo a un avversario modesto, perché a renderlo tale sono stati proprio i nerazzurri grazie a un secondo tempo maestoso, di quelli che difficilmente verranno cancellati dalla memoria personale dei tifosi.
Gli ucraini, giustamente, sono scesi in campo a Dusseldorf con grande convinzione, esperti come sono ormai da anni di coppe europee e solitamente iscritti alla Champions League da cui, come l'Inter provengono per aver toppato la sesta partita del loro girone. In un primo tempo di rispetto reciproco, a fare la differenza è stata l'intuizione dell'ormai indescrivibile Nicolò Barella, splendido nel fiutare l'errore (prevedibile) di Pyatov, gestire il pallone e metterlo sulla testa di Lautaro. Da quel momento è iniziata la gara perfetta per i nerazzurri, abilissimi a non concedere varchi nei loro 20 metri difensivi pur lasciando intravedere ai brasiliani dello Shakhtar la possibilità di inserirvisi. Tatticamente l'Inter è stata perfetta per l'avversario di turno, troppo sofisticato nel palleggio e poco cattivo contro avversari come Diego Godin, Stefan de Vrij e Alessandro Bastoni a cui non puoi limitarti a fare un paio di finte se vuoi passare. Nella ripresa è emersa tutta la differenza tra Antonio Conte e Luis Castro nella preparazione di un match così importante, perché mentre gli ucraini perdevano fiducia, asfissiati dal pressing avversario, i nerazzurri iniziavano a bombardare a ripetizione una barca destinata a colare a picco, con la mira infallibile di Martinez e Lukaku. Il tutto, sotto gli occhi di uno Steven Zhang di certo ottimista, ma non al punto da essere accolto con un rotondo 5-0.
Al di là della serata di gioia e dell'appuntamento di venerdì, è piacevole constatare come molti luoghi comuni siano stati spazzati via dalla realtà dei fatti. In molti, troppi erano convinti che a Conte e alla squadra questa Europa League interessasse ben poco, che l'obiettivo principale fosse arrivare più vicini possibile alla Juventus, possibilmente migliorando i quarti posti delle ultime due stagioni. Beh, per quanto la squadra sia riuscita a chiudere il campionato in crescendo, il campo poi ha dimostrato come la campagna tedesca non si trattasse semplicemente di una gita estiva da concludere quanto prima, bensì di un impegno affrontato con il massimo della serietà e con ogni goccia di sudore (abbondante, visto il clima...), al costo di rinunciare a preziosi giorni dalla preparazione della nuova stagione. Non importa, mentre le altre erano già in vacanza, in Europa l'unica squadra a rappresentare l'Italia è ancora l'Inter (anzi, c'è anche l'Inter U19 ancora in lizza per la Youth League, per essere precisi), in quella coppa che qualcuno ha osato definire "dei perdenti", forse perché non l'ha mai vinta. Chieda a Siviglia se la pensano allo stesso modo, visto che lì mirano alla sesta con gli occhi pieni di entusiasmo. L'Inter ha giustamente ha partecipato sin dall'inizio per vincere il trofeo e ad oggi il campo è stato giudice supremo. E solo per questo i ragazzi e lo staff meritano applausi, a prescindere da come andrà venerdì. Anche perché è questa la mentalità con cui si costruisce qualcosa di importante e duraturo nel tempo. Intanto, godiamoci questa manita.
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