Le critiche, se contestualizzate e costruttive, sono utili a far crescere una persona. Vale in ogni ambito della vita, figuriamoci nel calcio. Bisogna saperle quindi incassare e ricevere. Ma pure argomentare, attenzione. Non è che uno può dire tutto il contrario di tutto e poi se l’interlocutore ti risponde, con ironia, o anche solo perché vuole far vedere a tutti che il tuo pensiero sia quantomeno rivedibile ti puoi arrabbiare.

Chivu nel sottolineare come tutti i suoi rivali abbiano parlato di Champions League e non di scudetto ha semplicemente ribadito come da anni l’Inter è l’unica squadra che inizia la stagione dichiarando davvero di volere puntare al titolo. Succedeva con Inzaghi, è successo pure con l’allenatore rumeno. E cosa c’è di male? Niente! Così oggettivamente riporta dei fatti, senza esprimere delle opinioni, ma sono bastate poche parole per far capire al mondo come la narrazione sia spesso a convenienza.

Ed è questo che dà più fastidio a chi si è sentito colpito dalle dichiarazioni del futuro tecnico campione d’Italia. Da settembre gli è stato detto che non avesse esperienza – e con 13 panchine in A ero un dato inconfutabile -, che fosse a rischio esonero dopo tre giornate – assolutamente no – e che i suoi colleghi, in un modo o nell’altro, avrebbe svolto un lavoro migliore del suo – pensiero più che opinabile e che oggi stride con la realtà -. Insomma nessuno è fesso, ci sono solo tanti permalosoni in giro, con l’Inter che ha dominato sinora il campionato. Chi lo vuole definire mediocre può farlo, in parte è vero, ma la “colpa” però è di tutte quelle squadre che continuano a cercare scuse e sono anni luce lontane dai nerazzurri, che solo grazie alla matematica potrebbero teoricamente chiudere al primo posto in classifica il torneo.

Ognuno può pensarla come vuole. Io credo che Chivu – come la squadra – possa, anzi debba, migliorare eccome. Nella prossima stagione servirà un cammino diverso in Champions e una personalità più evidente in certi incontri. Ma intanto, qualora si cucisse sul petto lo scudetto, magari vincendo anche la coccarda della Coppa Italia, avrebbe tutta un’estate per godersi il suo trionfo, evidenziare le insicurezze e le stonature altrui, sarebbe esattamente la dimostrazione vivente di come chi vince esulta, chi perde, spiega e cerca scusanti.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 17 aprile 2026 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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