Dopo l'ultimo weekend che ha rilanciato con forza la candidatura dell'Inter per la vittoria dello Scudetto, Cristian Chivu torna a parlare in conferenza stampa alla vigilia della partita contro il Cagliari, in programma alle 20.45 al Meazza. L'allenatore nerazzurro risponde alle domande dei giornalisti presenti al BPER Training Centre in Appiano Gentile.
Arrivate da due risultati positivi, cosa servirà domani?
"Anche prima avevamo fatto le prestazioni, ovvio che si giudica sempre il risultato. Le prestazioni le abbiamo sempre cercate, lo faremo anche domani consapevoli che mancano 6 partite. Dobbiamo essere orgogliosi di quello che abbiamo fatto e continuare a mantenere lo spirito e l'ambizione, provando a essere la nostra miglior versione per aggiungere altri 3 punti alla classifica".
Con Roma e Como c'è stata grande ferocia nella reazione, è la cosa più importante ora?
"Il focus l'abbiamo sempre portato in campo, la consapevolezza dell'importanza di una partita in una stagione, di essere pronti fisicamente e mentalmente, cercando di adattarsi e capire i momenti della gara, quello proposto dall'avversario e quello che dobbiamo cambiare noi. Direi che abbiamo avuto alti e bassi sotto questo punto di vista, in alcune partite abbiamo fatto bene, in altre meno per vari motivi come mancanza di energia o giocatori che avrebbero spostato l'inerzia. Ma abbiamo sempre cercato di dare tutto, come nelle ultime due giornate, successive alle Nazionali in cui i giocatori hanno avuto una carica mentale importante. Tutti si sono calati subito negli obiettivi del club per portare a buon fine il nostro desiderio di essere competitivi fino in fondo".
Dopo il Como ha detto che manca poco per la Champions. Pensa che l'Inter sia l'unica obbligata a vincere lo scudetto?
"Se non capiamo l'ironia meglio iniziare a fare altro. Si vive in un mondo in cui troppe cose vengono prese troppo sul serio, trattate superficialmente o narrate in modo sbagliato o in base a obiettivi o amicizie. La mia era una battuta ma dentro c'era la realtà, si è sempre parlato di qualificazione Champions e mi sono messo anch'io a dire cose reali, non mi sono inventato niente e l'ho detto col sorriso sulle labbra. Poi magari qualcuno l'ha presa male. Bisogna avere ironia, il calcio non è la vita ma è un gioco e va preso come tale. Poi ci sono squadre che hanno l'atteggiamento giusto e arrivano a vincere, altre che ci hanno provato. Ne vince solo una. Non bisogna prendersela male se la squadra o l'amico non ce la fa, ma elogiare chi fa il massimo per raggiungere i propri obiettivi".
Dopo tutto quello che è successo, come sta Bastoni fisicamente e mentalmente?
"La farei anche finita a parlare di Ale, lo si fa da un mese a questa parte e non elogiandolo. Bisognerebbe elogiare l'uomo e il giocatore, per quello che ha messo, perché ha dato la disponibilità alla Nazionale, bisogna dargli credito per questo. Bisogna essere orgogliosi di quello che ha fatto. Poi ha un problema fisico alla caviglia e si è allenato poco nell'ultimo mese, ma siamo a fine aprile e fare un ricondizionamento fisico serve a poco. Bisogna dargli fiducia, farlo sentire importante, consapevoli che non è al 100%. Noi lo ringraziamo perché ci mette la faccia e cerca di dare il suo contributo. Non sta bene, domani non sarà convocato, rimarrà fuori per riprendersi alla caviglia e fare qualcosa per recuperare la condizione".
Poco fa Marotta ha detto che all'inizio l'unico dubbio su di lei era l'inesperienza. A che punto è arrivato della sua crescita?
"Io miglioro e imparo tutti i giorni, mi guardo allo specchio ogni mattina con autocritica, imparando dagli errori. Dal mio punto di vista spero di non averne combinati tanti ma ne ho fatti. Imparo e miglioro soprattutto dal punto di vista umano nei confronti dei ragazzi, poi anch'io ho priorità in base alla narrativa fuori e mi tocca mettere cerotti o fare coccole. Si pensa in modo troppo superficiale, si cercano i titoli, si cercano consensi social, la negatività vende. Si vive in una cultura dell'imballaggio che disprezza i contenuti. Io devo farli sentire importanti, amati, non dei robot, farli sentire responsabili per guadagnare il rispetto dei compagni. Io vado avanti per la mia strada, cercando di non ripetere gli stessi errori. Quando ci riesci migliori e acquisisci esperienza, sempre con l'ambizione di essere migliore rispetto al giorno prima".
Il giovane Serantoni è tornato in campo dopo 292 giorni da un brutto incidente, con il caschetto. A lei questa storia ha smosso qualche ricordo? Gli parlerà?
"Devo iniziare a dirvi che sono stato tra i primi a sapere dell'accaduto l'estate scorsa, sono stato tra i primi a chiamarlo, ho tenuto a parlare con lui e con la famiglia, lo abbiamo invitato a incontrarci. Una chiacchiera con lui me la sono fatta. Ho visto un ragazzo con ambizione, voglia e sorriso, con la stessa voglia di tornare in campo che avevo io. Gli ho dato qualche consiglio sul tipo di casco, gli ho detto di non pensare a quello che è accaduto e di avere coraggio. Mi ha fatto piacere rivederlo in campo col caschetto, gli consiglierei di far uscire le orecchie così sente meglio. Ho visto un ragazzo felice al di là del gol, la gioia più bella è stata tornare a fare quello che ha sempre desiderato. C'è più possibilità di superare momenti difficili quando si ha voglia e fame, lui è sulla strada giusta. Gli consiglio di mantenere il sorriso, il piacere per il gioco, il rispetto per quello che la vita ti regala nel bene e nel male, di non mollare mai anche se le cose non vanno come dovrebbero. Ha un'altra opportunità in questa vita per dimostrare chi è".
Come stanno Bisseck e Lautaro?
"Bisseck a breve si aggiungerà al gruppo. Lauti rispetto a quelli che sono i tempi previsti è in regola, la prossima settimana credo tornerà a lavorare in campo. Si tratta di giorni, Bisseck due e Lauti 7-8".
Possibile che adesso che sta vincendo gli altri hanno una percezione diversa di lei, ma lei è sempre stato lo stesso?
"Io posso essere tutto ma di sicuro non un fesso. La vita mi ha insegnato ad adattarmi al momento, al ruolo che occupo. Se all'inizio parlavo al gruppo in un certo modo, strada facendo le cose sono cambiate. Così com'è cambiata l'aspettativa, noi siamo partiti dal dover finire ottavi con un allenatore esperto da mandar via dopo 5 giornate, con la conta dei sostituti. Invece si è andati avanti grazie a un gruppo di uomini che dall'inizio hanno avuto l'ambizione di essere competitivi, rispettando quello che gli è stato chiesto. Strada facendo tutto è cambiato, tutto nasce dopo la Juve quando inizia una gogna mediatica sia per l'Inter sia per un giocatore dell'Inter. Lì la narraziona cambia, ma io non ho mai fatto polemiche. Non ho mai messo la maschera, ho sempre cercato di non parlare di arbitri e di mantenere equilibrio. Se a qualcuno non va bene quello che dico, che è coerente con quello che ho sempre detto, non è affar mio. Io penso a me, alla gente che mi ama, io lavoro per loro e non per essere amato da altri. Poi voglio chiarire quello che ho detto pre-Juve, riportato in modo sbagliato. Ho detto che quando vedrò un allenatore che ammetterà di aver avuto un favore allora potrei iniziare a parlare di arbitri, ma non ho mai detto che sarei stato il primo. Che sia chiara questa cosa, ci tenevo a ricordarla".
Molti parlano di campionato mediocre, quanto ti dà fastidio?
"Troppo facile cambiare pensiero in base alla classifica. Questo non è un problema nostro, vorrei essere mediocre tutta la mia vita da primo in classifica, da allenatore che ha la certezza di un lavoro fatto bene, di avere una società che mi sostiene, dei ragazzi ambiziosi. Poi diventa semplice classificare un campionato in base ai risultati".
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