Cesc Fabregas è un allenatore decisamente moderno per il calcio italiano. L'ennesima riprova è arrivata durante Como-Inter 3-4, ma anche dopo, quando il catalano ha spostato la dicotomia tra giochisti e risultatisti su un altro piano, già ben noto in Premier League, che oppone i 'manovristi' (scusate il pessimo neologismo per definire chi privilegia i gol in 'open play') agli allenatori che studiano come sfruttare le 'palle inattive', di cui Mikel Arteta è forse il precursore. "E' un peccato il risultato, ho fatto l'errore di parlare di risultatismo e giochismo dopo il Milan (il 3-1 del 15 gennaio scorso, ndr) e non lo farò adesso", ha spiegato il tecnico dei lariani a DAZN con una certa dose di giusto rosicamento, quello che permette ai perfezionisti di arrivare sempre più in alto.
Da aspirante top manager, Cesc, forse stanco di citare i soliti dati sugli xG e sui tocchi nell’ultimo terzo di campo che sintetizzano grossomodo l’atteggiamento di questa o quella squadra, ha voluto soffermarsi su quanto accaduto nelle due aree di rigore, concentrandosi, tra le altre cose, sui 'set pieces', per dirla all'inglese. Aspetto che egli stesso ha definito 'importante' nel gioco, come a dire che per una squadra come il Como, che due anni fa poteva sognare di giocare con l’Inter giusto in amichevole, questi sono dettagli impossibili da trascurare. E, infatti, anche in questo senso, l’ex Arsenal e Barcellona aveva studiato qualcosa di nuovo rispetto agli episodi precedenti della saga stagionale con i vice campioni d’Europa uscenti per provare a sorprenderli. "Loro sono molto forti sulle palle inattive. Abbiamo provato qualcosa di diverso, ma loro in attacco hanno forza contro tutti, non solo contro di noi. Mi pare abbiano fatto venti gol da palle inattive, è un aspetto importante nel calcio”, la sottolineatura di Fabregas. Che parlava dei gol subiti, la cui modalità è stata notata da tutti, ma anche del modo in cui la sua squadra è riuscita a trasformare potenziali pericoli dal calcio d’angolo in occasioni per colpire gli avversari. E’ successo poco dopo l’1-0: prima della battuta dalla bandierina di Hakan Calhanoglu, Fabregas e lo staff hanno chiesto a Sergi Roberto di spostarsi sulla linea di centrocampo, costringendo Cristian Chivu ad adottare una contromossa richiamando qualcuno dei suoi a protezione di un’eventuale ripartenza, compreso Francesco Acerbi, un saltatore mica male. Effettivamente, la chance per il 2-0 è arrivata grazie alla regia del playmaker con i guanti, Jean Butez, di lì a poco assistman per il raddoppio di Nico Paz. Da area ad area, trasformando il punto di forza dell’avversario - i cross con tanti uomini in area salare - in punto debole. Lì, la partita sembrava finita: ko tecnico alla prima ripresa. E godimento per i tifosi del bel gioco. Ma il calcio non è il pugilato e la seconda ripresa si deve giocare sempre e comunque, anche se un contendente sta per arrendersi. In più, prima della campanella, pardon duplice fischio, l’Inter accorcia le distanze con la zampata di Thuram. Una giocata dimezza il volume di gioco, non è la prima volta che succede. Non è, però, un tiro-jolly da 30 metri come quello di Calha con la Roma, qui la costruzione parte dallo spostamento di Nicolò Barella letto male dal Como.
"C'è stata una rotazione dell'Inter, non c'è stata comunicazione a sinistra: Valle e Perrone non si sono parlati. Il gol ci ha penalizzato un po’, ma il mio messaggio all’intervallo è stato: 'continuiamo così'", l’appunto preso da Fabregas per la gara di Coppa Italia di martedì prossimo. Un incrocio che nella sua testa stava già preparando dopo il triplice fischio della sfida di domenica scorsa. Come si è potuto capire non appena gli è stata fatta notare la novità tattica di Sergi Roberto finto mediano a dare l’ampiezza che poi ha messo in seria difficoltà tutta la catena sinistra dell’Inter nei primi 45 minuti. "Non ve lo racconto, scusatemi. C'è una partita tra dieci giorni", le parole di Fabregas, Che, certamente per l’amarezza della sconfitta, ma soprattutto pensando all’esame più tosto che lo attende da quando ha intrapreso questa carriera, non aveva troppa voglia di parlare di tattica per non svelare il suo prossimo piano partita. Per provare finalmente a battere la squadra riferimento della Serie A degli ultimi anni, in attesa magari di calcare palcoscenici più prestigiosi l'anno prossimo. Per 'unire' i tifosi di tutte le squadre proponendo calcio spettacolo e magari dividerli con le sue idee. Sempre e comunque per continuare a essere se stesso.
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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