Schietto e diretto, in campo e fuori. Se Lautaro Martinez si trova tra i piedi l'occasione da gol calcia per sfondare la porta, non prova a saltare il portiere con un doppio passo fine a stesso; se il Toro si trova davanti ai microfoni 'incorna' e parla senza troppi giri di parole, come accaduto il 30 giugno scorso nei lontani Stati Uniti, dopo l'eliminazione dell'Inter dal Mondiale per Club contro il Fluminense: "Il messaggio è chiaro: chi vuole restare resti, chi non vuole restare deve andare via. Lottiamo per una maglia importante e dobbiamo lottare per obiettivi importanti", aveva tuonato davanti alle telecamere di SportMediaset. Un concetto ribadito pochi minuti dopo anche nella chiacchierata con DAZN: "Qua stiamo lottando per degli obiettivi quindi il messaggio è chiaro: chi vuole stare con noi sta, chi non vuole deve andare via".
Il riferimento di quelle parole, secondo l'intuizione (con tempistica evitabile) del presidente Beppe Marotta e dei giornali del day after, era tutto per Hakan Calhanoglu, in quelle settimane out per infortunio e costantemente al centro delle voci di mercato che lo volevano nel mirino del Galatasaray e del Fenerbahce. Il turco aveva preso posizione attraverso un post su Instagram parlando di "parole dure", di "parole che dividono, non uniscono", precisando poi in un altro passaggio di non aver "mai tradito questa maglia. Non ho mai detto di non essere felice all'Inter. In passato ho ricevuto offerte, anche molto importanti. Ma ho scelto di restare. Perché so cosa rappresenta per me questa maglia. E pensavo che le mie scelte parlassero da sole". Alla fine tutto il "malinteso", come definito a quei tempi dai due protagonisti, è rientrato con lo scatto - arricchito da abbracci e sorrisi - poi pubblicato sui social. "Tutto è bene quel che finisce bene" insomma. E non solo per citare la celebre commedia in cinque atti scritta da William Shakespeare.
Lauti e Calha sono tornati in campo a sudare per la maglia con l'obiettivo di trascinare l'Inter, anche se in modi diversi se si considerano gli infortuni che hanno spesso costretto ai box soprattutto il turco. Entrambi però sono due leader decisivi. Lo dicono i numeri e l'hanno dimostrato nel big match contro la Roma: doppietta per il capitano, appena rientrato dallo stop di oltre un mese per l'infortunio al polpaccio; gol e assist per il play, spremuto nei playoff per il Mondiale pochi giorni dopo il rientro dall'ennesimo acciacco fisico. Lautaro sta dimostrando con i fatti (e con le parole) l'amore per l'Inter e la voglia di restare ancora a Milano a lottare per questi colori; Calha sta tornando sui suoi passi e sta riflettendo - queste le ultime indiscrezioni - sul rinnovo di contratto (in scadenza nel 2027) che spegnerebbe una volta per tutte le voci sul ritorno in Turchia. Quale sarà il futuro si vedrà, ma il motto di Lautaro resiste e vale sempre. Anche a distanza di quasi un anno esatto: "Chi vuole restare resti, chi non vuole restare deve andare via".
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