"Quel ramo del lago di Como, che volge a mezzogiorno, tra due catene non interrotte di monti, tutto a seni e a golfi…". È uno dei più celebri versi di uno dei più celebri capolavori della letteratura italiana, creatura, così si dice, di uno dei prediletti figli della città di Milano. Nel corso dei decenni però Alessandro Manzoni non fu l'unico figlio degno di nota della città meneghina e l'impegno che attende la sciura bauscia del capoluogo lombardo nel ramo diverso ma dello stesso lago cantato da Manzoni, "tra due catene non interrotte di monti", dove s'erige il Giuseppe Sinigaglia, casa della squadra della città del Lago, è impresa degna di una mossa anti-Don Rodrigo.
Tra l'Inter e il promesso scudetto c'è difatti un grande scoglio da superare prima di veder schiarire l'orizzonte nella cavalcata verso l'altare: Cesc Fabregas. Se questo scudetto s'ha da fare, la squadra di Chivu avrà da dimostrarlo questa sera contro il Como di Cesc, che con Don Rodrigo a quanto pare non condivide solo l'etnia ma anche un fondamentale ruolo di antagonista nei confronti di un matrimonio che sembra apparecchiato ma può ancora incontrare qualche insidia. E quale miglior insidia di quei 'bravi' - e non esclusivamente per metafora - dei comaschi, ragazzacci al servizio di un Fabregas svelatosi lo scorso anno e consacratosi durante questa stagione con un ritmo di corsa che oggi dice quarto (da qualche ora quinto) posto quindi Champions League. Bravi, so bravi - direbbe qualcuno -, e nessuno meglio dei lariani può rappresentare oggi il vero grande pericolo per i milanesi da qui alla fine nella lunga corsa. A proposito di inseguimenti la bagarre verso il Tricolore alle spalle di Sommer è diventata interessante e ora l'Inter è tornata a sentire nuovamente il caldo fiato sul collo dei campioni d'Italia in carica, rimasti per un po' alle spalle di un Milan che al ko incassato al Maradona nello scontro diretto coi partenopei ha reagito malissimo e preso in casa altre tre sberle che fanno malissimo e rintronano la squadra di Allegri, scivolata momentaneamente a -5 dagli azzurri e a -9 dall'Inter che dal canto suo però ha il Napoli, al momento in cui scriviamo, a soli sette punti. Distanza che può ulteriormente diminuire tra qualche ora e che i nerazzurri farebbero bene a tenere a mente, pur senza eccedere nel conferire peso alla cosa in vista di una partita che ha già subito la 'mazzata' del forfait di Lautaro.
Il Toro è stato costretto ad alzare nuovamente bandiera bianca dopo il ritorno nella scorsa gara con la Roma, match timbrato con tanto di doppietta che però ha inflitto al capitano fatiche che dovrà scontare per almeno altri quindici giorni lontano dal campo. Quindici a voler essere ottimisti. A proposito di ottimismo, i nerazzurri non hanno ragioni per non averne e a prescindere dalla pur pesante assenza dell'argentino - specie stasera in casa dei comaschi - i ragazzi di Chivu non hanno ragioni per lasciarsi condizionare da titoli sensazionalistici: il ritrovato entusiasmo nella scorsa gara con i giallorossi deve continuare ad ardere, e fungere da carburante in un periodo in cui sprecarne un goccio è peccato. L'abbraccio al gol di Barella, la prestazione di Thuram, il come-back di Dumfries, il golazo di Calhanoglu... valgono una gioia lunga una settimana che ha riportato alla Pinetina delle emozioni che non si provavano da qualche settimana e che stasera contro la squadra di Fabregas dovranno valere da tranquillante, ingrediente della strategia del contrappasso da servire alla brama di far risultato dei padroni di casa, scavalcati in classifica dalla Juventus, vincente in casa dell'Atalanta per 1-0 nell'ultimo anticipo del sabato. Tranquillità e consapevolezza, gli strumenti necessari alla squadra di Chivu per scrivere un altro capolavoro meneghino, non letterale ma calcistico, e magari... anche storico. Lì, in quel ramo del lago di Como.
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