Ivan Zamorano, ex attaccante dell'Inter, ha rilasciato un'intervista ai microfoni de La Gazzetta dello Sport in vista del derby di Milano in programma questa sera a San Siro. "Ha tutto a che fare con la mistica di questa partita. Possiamo pure dire che sia una gara uguale alle altre, ma non lo è. In un Milan-Inter o in un Barcellona-Real Madrid non c’è ragione, ma sentimento: se li chiamiamo Clasicos è proprio per questo. È combattuto come sempre, ma questo derby lo vinciamo noi - afferma -. I derby sono pezzi della mia vita, per fortuna tutti molto felici... Ricordo nel 1997 il mio colpo di testa dopo il calcio d’angolo di Djorkaeff: rimasi sospeso in aria, fu la mia prima rete al Milan. Uno spettacolo. Ma non dimentico un gol su passaggio di Recoba nel 2000. Alla fine gli saltai a cavalluccio: avevo fatto una scommessa col Chino, chi avesse segnato sarebbe salito sulle spalle dell’altro. Ma credo che anche i giocatori di oggi, quando arriveranno alla mia età, potranno conservare altri ricordi meravigliosi: da Lautaro a Thuram si sono tolti soddisfazioni nei derby". 

"Cosa penso dell'Inter? Rispetto all’anno scorso la squadra è effettivamente più offensiva: ha il miglior attacco, ma subisce anche qualche gol di troppo. Quando decidi di aggredire in maniera così intensa, però, è normale concedere qualcosa in alcuni momenti della partita. Eppure, nelle ultime partite ho iniziato a vedere qualcosa di diverso - aggiunge -. La squadra è sempre più solida. Ad esempio, mi ha molto colpito la vittoria con la Fiorentina: è vero che fino alla fine Chivu si trovava sotto per 1-0, ma avevo la sensazione che l’avremmo vinta. Non pareggiata, vinta! Soprattutto in Italia, l’Inter può ribaltare qualsiasi situazione negativa, con reazioni positive e non solo istintive, ma in generale stiamo andando nella direzione giusta. Stiamo trovando l’equilibrio tra azione e reazione. Tra un calcio più pratico e uno offensivo. Chivu, allenatore intelligentissimo e moderno, sta facendo questo. Detto ciò, preferirò sempre una squadra che rischia, che attacca, che ci prova rispetto a una che specula". 

Zamorano parla poi dell'assenza del Capitano. "Lautaro è un giocatore generazionale, il simbolo di un’epoca per la leadership e i gol, ma i giocatori si infortunano, può capitare... In questa stagione, poi, in diverse partite non lo abbiamo avuto a disposizione, ma la squadra ha reagito bene. Direi che Pio è pronto, è definitivamente arrivato il suo tempo, ma anche Bonny è una punta interessante per come fa giocare bene gli altri. In assenza di Lautaro, Thuram si è trasformato: era buono, ora è buonissimo... È il giocatore che ha preso in mano la bandiera dell’attacco e qui torno sempre alla Fiorentina: dal suo calcio, dalla sua voglia, dal suo temperamento è nato tutto. Anche per lui, l’Inter non soffrirà dell’assenza di Lautaro neanche in una partita così speciale". 

"Chivu? Questa crescita non mi sorprende. Ha una mentalità differente, il suo modo di essere, di vedere il calcio, di comunicare ti conquista. Sta bruciando le tappe, ma l’aiuta anche l’amore e il legame che ha con il club: allenare l’Inter per lui non è come allenare un’altra squadra. Credo che tutto quello che sta raccogliendo sia il frutto del lavoro, dell’ispirazione, ma anche dell’identità nerazzurra. Ora tiene tantissimo a vincere un derby, ma ciò che conta è il percorso: vincere alla fine un nuovo scudetto e consolidarsi in Champions". 

"Il Milan? Non lo conosco molto, lo ammetto, mi concentro sulla mia squadra... Dagli highlights che vedo, mi pare che questa stagione per loro stia andando un po’ meglio. Al di là dell’ultima sconfitta, c’è un po’ più di entusiasmo e un’idea di gioco un po’ più chiara e coraggiosa. Ma nel derby di Milano non conta mai chi è favorito, a inizio partita si azzera tutto. E poi saranno pure bravi i giocatori di questo Milan, ma ai miei tempi io giocavo contro Maldini: vi assicuro che con Paolo era durissima...". 

Zamorano conclude con un giudizio sul Generali Stadium. "Il Meazza è un pezzo di cuore, per me ha un significato enorme, però il mondo va avanti e non c’è niente di male a evolversi: c’è bisogno di strutture così per crescere. Al momento, l’unico augurio da fare è che il nuovo San Siro possa presto raccontare la stessa grandezza del predecessore".

Sezione: Rassegna / Data: Sab 31 ottobre 2026 alle 08:42
Raffaele Caruso / Twitter: @raffaelecaru
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Raffaele Caruso
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Giornalista pubblicista e social media. L'Inter è la mia passione, ma anche il mio lavoro. Scrivo e mi occupo dei social, dal lunedì al venerdì su YouTube e nel Salotto di FcInterNews.