Esattamente come doveva andare. L’Inter batte il Genoa in scioltezza e compie il suo dovere nel lungo avvicinamento alla gara di Champions League contro il Barcelona. Una cinquina di gol che lasciano poco spazio alle interpretazioni e raccontano di un’Inter dominante che ha schiacciato gli avversari fin dai primi minuti, gestendo le energie e chiudendo la pratica senza numerosi sforzi. Alla luce di questi risultati, è ancora più alto il rammarico per i punti sciupati contro Torino e Parma, che avrebbero regalato alla squadra di Spalletti una classifica ancora più raggiante. Tuttavia, quelle prestazioni dovranno servire come monito di quel che può succedere da un momento all’altro: l’anno scorso, l’Inter toccò la vetta della classifica vincendo sempre per 5-0 contro il Chievo, per poi sciogliersi come neve al sole nelle partite seguenti. Lo spirito sembra essere completamente diverso, perché oltre all’entusiasmo di una squadra che subisce pochi gol c’è un’organizzazione completamente diversa che esalta i singoli.
SCACCHI - Spalletti è un maestro, in corso d’opera, ad applicare piccoli accorgimenti nel suo schieramento iniziale per massimizzare i risultati. Come in una lunga partita a scacchi, il tecnico interista dispone i suoi sulla scacchiera variandone i movimenti e i tempi di gioco: il Genoa è caduto fin dai primi minuti nella trappola del pressing offensivo corale, che ha portato il risultato sul 2-0. Inoltre, i cambiamenti fluidi e impercettibili che portano Joao Mario a muoversi da trequartista e da mezzala, mandano in panne il motore genoano che restituisce una confusione enorme in fase di impostazione e, al tempo stesso, in fase difensiva. Ogni qualvolta Juric comanda ai suoi di alzarsi a pressare, grazie alla libertà mentale e alla classe di giocatori come De Vrij e Brozovic, pesca il momento esatto per far saltare il banco e portare scacco al povero Radu. Il risultato è roboante, ma restituisce l’entusiasmo di un popolo che aspetta la rivincita del Camp Nou.
GAGLIARDINI DA LONTANO - La stagione di Gagliardini ha vissuto una strana parabola. Durante la pre-season, è stato tra gli uomini più utilizzati da Spalletti per necessità, visto che erano tanti gli assenti a causa del Mondiale. Ha avuto diversi ruoli, ma non appena sono tornati Brozovic e Vecino è scalato nelle gerarchie. Nelle prime due gare in cui ha giocato 90’, contro Bologna e Parma, non ha convinto, tant’è che gli sono toccate le briciole nelle partite successive. Ma Spalletti, nella rivalutazione complessiva della rosa, ha continuato a lavorare sugli inserimenti e sulla sua capacità di rimanere nella partita per sfruttare al meglio i centimetri e le sue doti d’interdittore. Contro il Genoa ha giocato una gara totale, in cui ha segnato due gol da centravanti e ha estraniato dal gioco Romulo e Sandro, gli avversari diretti.
JOAO MARIO SU MISURA - Un giocatore che cambia tre numeri di maglia in tre stagioni non ha un percorso lineare alle spalle. Joao Mario è stato più volte sul punto di lasciare l’Inter, soprattutto per sua stessa volontà. Spalletti è stato maestoso nel non bandirlo da Appiano Gentile e a integrarlo in un gruppo sano, che ha accolto lo scontento Joao e ne ha fatto un membro a tutti gli effetti. Non si gioca con quella tranquillità senza sapere di poter contare su qualcuno: è questa una delle chiavi con cui si può analizzare la gara del numero 15, che segna un gol e realizza tre assist nella sua miglior partita all’Inter. C’è voluto troppo, ma forse Spalletti è riuscito a disegnare l’area perfetta per i movimenti dell’ex Sporting Lisbona, che svaria per il campo e gioca di sponda o sfrutta il suo passo per girarsi e servire in verticale. Un modo di giocare moderno, che si sposa alla perfezione con le volontà di Mauro Icardi che nel suo calcio ideale toccherebbe la palla non più di due volte ad azione. Una per contribuire al disegnare la trama, l’altra per fare gol. Sarebbe interessante anche vedere giocare nello stesso undici questo Joao Mario, Nainggolan e lo stesso Icardi: un’Inter a trazione posteriore, che palleggia bassa e sfrutta i movimenti per verticalizzazioni improvvise. Per queste ipotesi ci sarà tempo, ora è tempo di rivincite. Martedì arrivano Suarez e compagni, e l’Inter vuole far la partita per fare un altro passetto verso la qualificazione agli ottavi di finale.
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato
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