Intervistato da Roberto Scarpini per Inter Tv, Julio Cruz si è raccontato a "Uno di Noi", programma che fa conoscere figure entrate a far parte della storia dell'Inter. L'attaccante argentino ha ripercorso la sua carriera, incluse le sei stagioni in nerazzurro, dal 2003 al 2009. Un periodo felice per Cruz, che ha segnato 75 gol con la Beneamata.
Tra Feyenoord e Bologna: l'arrivo in Europa
Banfiled, River Plate e poi Feyenoord: Cruz ricorda così l'esperienza nei Paesi Bassi: "Ci tenevo a fare bene durante i tre anni in Olanda. Mi avevano parlato molto bene del campionato, c'erano passati giocatori fortissimi come Ronaldo Il Fenomeno, Romario o De Boer. Io ho giocato con Koeman, per esempio. Ho imparato tantissime cose del popolo olandese, della vita in generale. Io che venivo dal Sud America ho trovato un po' di difficoltà all'inizio ma poi mi sono adattato bene e ho fatto una ella esperienza di tre anni".
Poi l'arrivo in Italia, al Bologna, per tre buone stagioni dal 2000 al 2003. El Jardinero spiega: "Sono arrivato a Bologna perché avevo detto al mio procuratore che volevo andare in Italia, in quel momento era il miglior campionato del mondo. Il mio procuratore fece un buonissimo lavoro e mi portò al Bologna. Città bellissima, all'inizio è stata dura ma ho trovato Signori che mi ha aiutato, anche con la lingua".
Il passaggio di Cruz all'Inter
Innanzitutto l'attaccante argentino ha parlato dell'arrivo all'Inter: "Fu un momento importante. In quel momento si parlava tanto della Juve che mi voleva, ma l'Inter in due/tre giorni fece tutto. Cuper chiamò il mio agente e in due giorni abbiamo chiuso. Io ero felicissimo, arrivavo in una squadra grandissima nel calcio mondiale. Ci tenevo tanto e c'erano anche gli altri argentini, questo mi motivava ad andare all'Inter. Sono stato adottato benissimo, volevo questo, una squadra che mi permetteva di farmi vedere e di vincere".
Fu un periodo di grandi soddisfazioni: "Penso che la cosa più bella per un giocatore sia giocare. Vincere qualche trofeo è il top, in quel momento avevo pensato tantissimo anche al fatto che, come mi disse il mio procuratore, se avessi vinto sarei rimasto nella storia del club. All'esordio a Siena ero carichissimo".
I compagni
Da Figo a Mihajlovic, Cruz ha parlato di alcuni grandi campioni di quella Inter: "Luisito (Figo, ndr) è un amico. Ho vissuto tanti anni in spogliatoio con lui, ma anche fuori eravamo compagni. Arrivava dal Real Madrid. Capiva i miei movimenti. Ma anche Sinisa. Con Mihajlovic ricordo che bastava attaccare il primo palo e la palla arrivava lì, bastava mettere la testa, lo stesso con Recoba, Veron, Ze Maria e tanti altri. Per un attaccante giocare con compagni così forti è la cosa più bella". Scarpini ha chiesto poi a Cruz una parola per i compagni elencati.
Adriano?
"Potenza, un mancino fortissimo. Vedevo che i difensori avevano paura".
Crespo?
"Con Hernan sono arrivato e lui è andato, poi ci siamo ritrovati. Anche in Nazionale andavamo sempre a fare la riserva di Batistuta. Abbiamo vissuto tanti anni insieme".
Oba Oba Martins?
"Bravissimo. Pochi giocatori ho visto nella mia vita avere quella potenza e quella velocità. Lui era talmente veloce che a volte bisognava dirgli di andare più piano perché si dimenticava la palla (ride, ndr). Io quando giocavo con Oba lanciavo la palla avanti e sapevo che lui arrivava".
Recoba?
"Pochi mancini come lui, faceva quello che voleva. Mi ha fatto fare tanti gol, è stato un grandissimo ma poteva fare di più del tanto che ha già fatto".
Suazo?
"Era sciolto, aveva facilità nel dribbling, non lo prendevano mai".
Vieri?
"Quando sono arrivato era il re di San Siro, ho imparato da come stava in area per fare gol. E' stato un piacere giocare con lui ma con tutti i miei ex compagni di squadra e di reparto".
I gol più simbolici
Cruz ha poi parlato dei tanti gol che segnava entrando a gara in corso, caratteristica più distintiva forse del suo percorso in nerazzurro: "Quando sei giovane non capisci. Io all'Inter sono arrivato che avevo 28 anni, qualcosa avevo imparato. A Bologna ero titolare fisso e quando sono arrivato all'Inter e ho visto la concorrenza sapevo che quando avevo il momento di fare, dovevo fare".
Una partita ricordata da Cruz con piacere è quella di Highbury, vinta 0-3 nel settembre 2003 contro l'Arsenal: "Cuper mi disse che dovevo dare tutto. Fu molto bello, anche perché feci gol. Siamo l'ultima squadra italiana ad aver vinto in quello stadio e da lì è iniziato il mio percorso all'Inter positivo". Poi il gol segnato a Mosca contro lo Spartak nel gennaio 2006, quando segnò appena entrato: "La ricordo perché faceva freddissimo. Ricordo che Ibra prende la palla e me la dà indietro e io segno. Abbiamo gestito con fatica ma poi abbiamo vinto".
Poi sono arrivati i gol nella finale di Coppa Italia contro la Roma: "E' importante fare la prestazione importante nella partita importante, è quello che tutti i calciatori sognano. E' qualcosa che io ho sempre cercato di fare". E poi i gol alla Juventus: "Ho sempre detto che per me la partita più significativa è quella con l'Arsenal, ma quando i tifosi mi incontrano qui in Italia tutti si ricordano i gol alla Juventus nel 2003".
I due gol alla Juventus e il rapporto con l'Inter
Cruz ha quindi ricordato la vittoria in casa della Juventus del 2003, dopo 11 anni di digiuno: "Tanta gente ci diceva che dovevamo vincere perché erano undici anni che a Torino non si vinceva. Io con Almeyda avevo detto che c'era la possibilità di fare la storia. Fu la partita perfetta". Cruz segnò un gol su punizione e uno nella ripresa: "Quella punizione me la sono proprio sentita. Se io faccio 100 volte quella punizione non so se va ancora lì. Zanetti anche fece un partitone come d'abitudine. Poi faccio il secondo gol e lì è stata l'apoteosi".
L'argentino ha concluso: "Passano gli anni, ma la cosa più bella che resta è quello che uno sente quando vede i tifosi. Questa gioia che troviamo, sono stato con Toldo, con Berti, con Zenga, giocatori importanti per l'Inter, e fa piacere vedere l'affetto dei tifosi. E' una cosa bellissima e mi auguro che tutti quelli che sono passati dall'Inter siano consapevoli di essere passati da una casa bellissima come la famiglia interista".
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