Ci vuole proprio coraggio per rifugiarsi nella cinematografia dopo un esito del genere del derby d’Italia. E col paradosso nerazzurro di vantare ad oggi (domenica) il miglior attacco della Serie A con 9 reti realizzate, ma di sopportarne pure l'onta della peggior difesa con 6 gol presi (al pari del Lecce). Un atto di temerarietà tale da poter apparire quanto meno fuorviante se non quasi demenziale. Eppure solo come cinefili nerazzurri si potrebbe avere l'accortezza di impastare l'ironia con l'intuito per (provare a) giustificare il prodotto stomachevole fuoriuscito dal forno della Torino bianconera. Uno smacco nerazzurro - non molto differente da altri del passato - che troverebbe la sua genesi giocando col titolo di una famosa pellicola western diretta da quel genio di Quentin Tarantino e musicata dal compianto Maestro Ennio Morricone: "The hateful eight" (Gli odiosi otto). Solo che il termine inglese per il numero otto (eight) si ritrova qui ad avere non solo una qualche pronuncia somigliante, ma soprattutto la pressoché identica ortografia con un'altra parola che corrisponde, invece, all'italiana 'altezza' (height), che meglio si confà all'amara fattispecie nerazzurra materializzatasi all'Allianz Stadium. Dunque la chiave rivelatrice del calembour sarebbe concentrata nella differenza fra la statura (height) del portiere titolare Yann Sommer (183) e quella dell'ancora subalterno Josep Martinez (191). Idonee ad originare proprio quegli odiosi 8 (eight) centimetri in più del cosiddetto 2° portiere che sarebbero probabilmente risultati sufficienti per intercettare - con maggiori efficacia e vigoria - prima la staffilata da fuori di Yildiz per il secondo vantaggio bianconero e poi quella del definitivo (ma bugiardo ed ingiusto) 4-3 di Adžić. Manca la controprova, ovviamente, ma sarebbe una deduzione sufficiente per evocare un'equazione tanto cara ai tifosi devoti a Giambattista Vico, quello dei corsi e ricorsi storici: Onana è stato ad Handanovic come Martinez potrebbe stare a Sommer.
A Torino s'è invece riscontrato il solito, sclerante doppiopesismo arbitrale nell'occasione del fallo che ha generato la punizione col gol del 3-3 di Khephren Thuram e di quello non rilevato su Bonny nell'altra circostanza del definitivo 4-3: sebbene l'intenzione di Colombo di fischiare fosse stata più che manifesta in attesa del sacro VAR... Ora il direttore di gara comasco, per allinearsi al miglior servizio di (NON) trasparenza con cui la sua categoria è solita sputtanarsi - in barba pure al contributo abiurato della neo introdotta REF-CAM - dovrà aspettare almeno un triennio prima di pronunciarsi sull'ennesimo torto arbitrale perpetrato ai danni dei nerazzurri. Per sentirgli magari dire che "ero troppo vicino all'azione per poter giudicare". Proprio come un Orsato qualsiasi... E non può che inorridire la discrepanza di giudizio appresa dalle moviole di almeno 2 quotidiani sportivi. Con il Corsport che, con molta più aderenza alla realtà, ha argomentato di "K.Thuram, che però COLPISCE Bonny con la mano mentre cerca di prendere posizione". A differenza della rosea che ha invece cianciato, democristianamente, di "K.Thuram (che) contende la palla a Bonny, (...) in più, SFIORA con la mano il viso del nerazzurro. Troppo poco per la revisione (...)". E tra "COLPISCE" e "SFIORA" sussiste - almeno in casa Inter - tutta la differenza del globo terracqueo, nonostante le indottrinate spiegazioni di tal Marelli a DAZN...
Ed invece come la mettiamo ora con quella parte dell'utenza nerazzurra che del cinema non gliene può fregar di meno, ma avrebbe pur bisogno di "decomprimere lo stress" come una IDF qualsiasi? Anche se per fortuna le stesse non appaiono tutte uguali... Sì, perché, inopinatamente, da sabato sera ce ne sarebbero almeno due 'operative' sui palcoscenici internazionali, sebbene con finalità difensive ben differenti. L'una, arcinota come Israel Defence Forces (le Forze di Difesa Israeliane), per la quale ammazzare bambini affamati e civili inermi nella striscia di Gaza pare costi fatica e procuri pure stress psico-fisico... Problematiche tali da necessitare di essere periodicamente decompresse al di fuori dei propri confini nazionali (sì, ma quali?), approfittando della compiacenza di taluni paesi ospitanti. Tipo il nostrano suolo peninsulare, che offrirebbe benessere e comfort per "curare le sindromi post-traumatiche da combattimento "(cit.) a dei militi tutt'altro che ignoti. Prestandosi così ad un indegno e perverso doppio ruolo. Quello di chi "con una mano (...) si vanta di assistere bambini palestinesi vittime delle bombe e della fame e con l’altra ospita e protegge i loro carnefici" (cit.). L'altra IDF identificherebbe, invece, l'Inter Defence Fans (ossia i tifosi a difesa dell'Inter), in un azzardato parallelo fra sigle identiche che all'eventuale lettore turbosionista potrebbe infatti risultare financo blasfemo. Ma, in realtà, con un solco sostanziale fra le 2 IDF. Nel senso che - a differenza di quella bellicista con la stella di David sulla bandiera - dalla parte della IDF tifosa, anche se solo idealizzata, si può sin d'ora star certi che per curare le cosiddette "sindromi post-traumatiche" dall'ultima stagione interista con "zeru tituli", nonché da un mercato estivo incompleto per le troppe seduzioni tramutatesi in abbandoni ed infine, ma non certo ultimo, da un campionato iniziato con appena 3 punti in altrettante gare, non basterebbero tutte le spa, i resort ed i centri benessere disseminati sul suolo peninsulare. Con strutture ricettive compiacenti o meno e le amministrazioni locali sempre all'oscuro di tutto...
Altrettanto di sicuro si darà subito fiato alle trombe del dilanio mediatico contro i nerazzurri. I plotoni di esecuzione - in servizio permanente attivo quando le vittime designate vestono la maglia dell'Inter... - non aspettavano altro che gli ordini definitivi, pardon, il segnale convenuto da Torino. I lapidatori un tanto al chilo - frementi, invece, all'idea di poter intingere le mani nella polvere bianca come qualsiasi atleta della pedana (ma è solo talco!) - potranno ora sperare di battezzare, a stretto giro, persino una nuova disciplina olimpica: il lancio (virtuale) della pietra... Nel novero degli attentatori alle sorti sportive dei nerazzurri potrebbero infine mancare i cecchini social, quelli magari reduci dalla visione catechistica di "American sniper", pellicola cult per apprendere - da quelli bravi a sparare - la deriva del tiro ad alzo zero? Certo che no! Eccola allora completata l'orrida spunta di 'sicari' allegramente inclini a speculare - se non proprio a prostituirsi - sulle problematiche tecniche e temperamentali dei nerazzurri. Ma ora - unitamente ad una auspicata e cazzuta levata di scudi della società contro i torti arbitrali (della serie: se non ora, quando?) - vadano retro almeno quegli inguaribili nostalgici del vate di Setubal, quegli incorreggibili sostenitori dello Spalletti-bis o del Mancini-ter nonché quei propugnatori generici di qualsivoglia minestra riscaldata. Con Cristian Chivu s'è fatta - almeno per quello che se ne è realmente saputo - una scelta coraggiosa(?) perché di rottura col passato inzaghiano e non giova proprio a nessuno perderci tempo per opinare se taggarla come terza scelta dopo le raccontate 'rinunce' di Fabregas e di Vieira. Si sostenga dunque Chivu fino in fondo nella speranza che, se son rose, fioriranno: anche qualora dovessero sbocciare tardive al termine di una stagione gioco forza di transizione.
Orlando Pan
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