Se la sua dimora ultraterrena non costituisse requisito permanente di 'legittimo impedimento', verrebbe facile pensare che all'Unipol Domus di Cagliari 'el paròn' Rocco sarebbe potuto uscirsene così: "Toh: el Piscinin xe 'ncora in campo!?". "Tranquillo, Nereo!" - la prima e pronta risposta formulata, col dovuto rispetto, per stare al gioco dell'indimenticato tecnico. Poi il resto - "Questo Piccinini, inteso come arbitro, sarebbe deputato a sanzionare tutti i falli! Mica a (vedere) produrne in serie come capitava invece - rimanendo spesso impunito - a quell'altro, al 'tuo' evocato Franco Baresi, 'el Piscinin' da tempo senatore in pensione dei dirimpettai". Fatto sta che tutti i calciòfili - o almeno quelli più navigati - dovrebbero riconoscere all'ex tecnico dei rossoneri, Nereo Rocco, di essere depositario di una serie di impagabili perle di ironica saggezza. Sebbene, tra queste, la più consona al personaggio sia stata poi derubricata in mezzo al guado tra la frase attribuita e la leggenda metropolitana. Questa: "A tuto quel che se movi su l'erba, daghe. Se xe 'l balon, no importa" (Colpire tutto ciò che si muove a pelo d'erba. Se è il pallone, meglio). Dunque al 'paròn' triestino si sarebbe perdonata volentieri l'eventuale 'svista celeste' scappata in terra rossoblù e tirata in ballo su una simil-omonimia. Anche perché sono ben altre le 'visioni' di ex tecnici rossoneri - realmente esternate - che andrebbero stigmatizzate per aver superato ogni livello di umana sopportazione. Tipo quella di un suo collega terreno che - da licenzioso errabondo, dunque umarell pallonaro - se ne va idealmente in giro di cantiere in cantiere per spargere le sue molliche di pane raffermo (peraltro solo in parte richieste). Con l'ultimo(?) della sfornata che pare proprio impastato con farina rancida per essere, Arrigo, arrivato a sostenere che "(...) il Napoli è, per mentalità e per gioco, la squadra più europea della Serie A". Certo, come no: forse nel suo metaverso che ingloba il distretto ravennate fra Fusignano e Milano Marittima?!
Ma è ora di tornare - più o meno volentieri - al Piccinini vero: quello col fischietto in bocca. Giusto per puntualizzare che fa sempre un certo effetto quando per dirigere i nerazzurri viene designato un arbitro che - fino a non molto tempo fa - era stato tenuto 'in quarantena', ossia a loro precluso per quasi 40 mesi. Per l'esattezza, dal 31 ottobre 2020 - giorno della disastrosa direzione di Piccinini (VAR compreso) in un'Inter-Parma terminata 2-2 - al 16 febbraio 2024, allorquando si era estinto il cosiddetto 'malus Orsato'. E pensare che - ironia della sorte - in quella partita Piccinini avrebbe dovuto fare solo il 4o uomo, salvo poi trovarsi a sostituire in corsa il collega designato, Pairetto, infortunatosi durante il riscaldamento. Si trattava dunque della nota penalità arbitrale che ha fatto evidentemente scuola dopo quel pasticciaccio brutto combinato dall'arbitro vicentino nel famoso Inter-Juve dell'aprile 2018. Un derby d'Italia arroventatosi per via di quella carica di Pjanic su Rafinha non sanzionata col sacrosanto 2o cartellino giallo al bianconero: tifosi nerazzurri e partenopei - per una volta accomunati - ricorderanno senz'altro quell'episodio... Una negligenza (eufemismo!) poi costata al fischietto di Schio (VI) un oblio che ha sfondato un muro: non quello del suono bensì, all'opposto, la barriera di un 'silenzio' (nerazzurro) durato esattamente 40 mesi e 14 giorni. Per fortuna che il giovane Piccinini - pagato a sua volta il fio del forzato e pluriennale allontanamento dai nerazzurri - da quel predetto febbraio dell'anno scorso era poi tornato ad arbitrare l'Inter in altre 3 (proficue) occasioni. Fino a costruirsi - da buon ingegnere edile - una nuova reputazione, dunque senza aver finora lasciato ulteriori onte, né particolari aloni nelle sue direzioni. Ma la diffidenza è sempre un'apprezzata consigliera ed un'ascoltata ammonitrice dalle parti di Appiano Gentile. Non foss'altro in virtù dei trattamenti arbitrali subiti nell'anno solare 2025 e, non ultimo, per il latente - se non finora mancato del tutto - scudo protettivo della società nerazzurra. Checché ne abbia argomentato il presidente Marotta. Non ci si deve quindi stupire se il timore di una qualsivoglia recidiva arbitrale sia percepito, per dire, più forte di un'eventuale ricaduta grave da un infortunio di un titolare qualsiasi... Ma poi - toccato ferro e dismesso da tempo Treossi - gli arbitri di Forlì erano finiti, parafrasando Aldo Baglio con la maglia di Sforza in "Tre uomini e una gamba"... Fra gli autoctoni - oltre a Piccinini - chi altro sarebbe stato infatti disponibile, Luca Mastrangelo? Dài, su: del tutto ineleggibile e mica perché troppo di parte; 'solo' in quanto sprovvisto del tesserino AIA: un'inezia, visto però l'incerto status quo di quella incasinata categoria...
Tornando seri, onestamente sul conto di Piccinini non si vede proprio quali particolari sommovimenti tellurici potrebbero essergli addebitati per effetto di un'applicazione 'maldestra' del regolamento in Cagliari-Inter. Ma in sismografia esisterebbero pure le scosse di assestamento e i bradisismi, più o meno percettibili... Un rilievo, infatti, non può essere certo lasciato correre: non s'è proprio capito come tutti i giocatori del Cagliari siano riusciti a farla franca coi cartellini. A differenza dei 2 nerazzurri Carlos Augusto e Barella, ammoniti, tutto sommato, in punta e zelo disciplinare... Si fa chiara allusione al gioco duro dei sardi nei contrasti, nonché alla loro spiccata inclinazione verso le facili cadute, pratiche avversarie del tutto tollerate dall'arbitro Piccinini. Magari gli isolani hanno provato a simulare la caducità delle foglie, mettendoci della 'poesia di stagione' e ricavandone pure impunità. Quelli del continente, chissà perché, preferiranno (quasi) sempre la prosa della classifica che vede i nerazzurri, per converso, in continua risalita.
Orlando Pan
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