Continuare ad infierire sulle altrui magagne e disgrazie (sportive) non dovrebbe essere declinato come riprovevole esercizio ludico. Semprechè, beninteso, gli sbeffeggi rimangano nel recinto della pubblica decenza. Ma se invece la licenza della "libera 'offesa' in libero stadio" fosse percepita - all'improvviso e pure 'gratis' - in maniera distorta, allora sarebbe un po' come abbandonarsi alla sconfessione postuma del verbo (ironico) di un luminare della materia come il compianto Peppino Prisco.
Oppure - per limitarsi invece alla cerchia contemporanea dei vivi - sarebbe come partecipare al pubblico ludibrio del presidente FIFA Gianni Infantino per quella sua battuta (infelice?) sull'allargamento ad hoc dei paesi partecipanti ai mondiali prossimi venturi. Una proposta che, per sua stessa ammissione, è già in fase di discussione e che cadrebbe a fagiolo per agevolare la qualificazione di certe nazionali al momento più bisognose di altre, Italia in primis. Ma a prescindere dai veri intenti del presidente FIFA, mica per questo si vorrà tacciare Infantino di essere un 'brigante' con la lingua troppo sciolta, anche per via dei suoi natali svizzeri nel Canton Vallese di Briga?
Dopotutto, nelle vene gli scorre sempre sangue calabro-lombardo e, di certo, non sputerà mai sul piatto delle sue origini italiane, suffragate dal recente conferimento della cittadinanza onoraria di Reggio Calabria, città di provenienza del padre. Checché ne abbiano poi cianciato, risentiti, certi rappresentanti istituzionali nostrani, ancora in carica o reduci da recenti dimissioni. Potevano poi mancare le repliche, più o meno piccate, anche di 2 ex azzurri come Tardelli e Graziani, campioni di ipocrisia come opinionisti prima ancora che vincitori sul campo del Mundial spagnolo? Certo che no! Guarda caso, però, 2 soggetti - fra le tante, troppe 'vergini violate' - che avevano messo all'indice Bastoni per le note vicende.
Non c'è stato invece nessuno che abbia apprezzato l'eventuale prontezza di spirito di Infantino, una volta appurata l'identità dell'emittente brasiliana che lo stava intervistando. Così magari un giorno si scoprirà che quella intestazione, Cazè (TV), altro non potrebbe essere che la forma contratta, in portoghese, di 'Ca**ate' (TV). Quelle che già i padri latini erano soliti chiamare 'nugae' (bazzecole). Evidentemente non si è imparato proprio nulla dal poeta Catullo che già "Nel I secolo a.C. scelse proprio nugae come titolo per il suo liber (una raccolta di poesie brevi, ironiche e quotidiane) per sminuire bonariamente il suo (stesso) lavoro" (cit.). Piuttosto, sul conto del Capo della FIFA sarebbero di ben altra levatura le contestazioni da sollevare, tipo le genuflessioni o certi contegni pilateschi di fronte alle 'dinamiche gestionali' dei poteri mondiali più forti del suo...
Ma da un'accusa di (sedicente) tafazzismo peninsulare si fa presto a saltare, a piè pari, in una sede societaria ad insaputo rischio di 'sconsacrazione' come luogo di culto. Basta infatti oltrepassare idealmente l'uscio di Casa Milan o, in subordine, il cancello d'ingresso di Milanello per avere la sensazione di varcare la soglia della Cappella Sistina. Ossia il luogo deputato alla elezione dei pontefici, per quanto con aspettative e pronostici spesso e volentieri disattesi. Esiti storici avversi dai quali è derivato il famoso proverbio capitolino (e vaticano) di "Chi entra Papa, esce Cardinale".
Ecco allora che le continue fumate nere dei conclavi rossoneri per la nomina della nuova guida non hanno fatto altro che bruciare almeno 6 candidati ai ruoli più apicali. Giusto a partire dallo stesso Rangnick (una prima volta come allenatore) seguito - in una più recente sequenza - dai vari Iraola, Xavi Hernandez, Pochettino e di nuovo dall'attuale Ct tedesco della nazionale austriaca (stavolta nel ruolo di candidato a direttore dell'area tecnica rossonera). Dinieghi e mancate nomine che inducono a pensare che al peggio (rossonero) sembra proprio non esserci fine.
"Mala tempora currunt" scrivevano infatti, solo qualche giorno fa, quelli di Milan News. Testimoni increduli di come l'accostamento della sede societaria a quel luogo vaticano - con Via Aldo Rossi peraltro scrigno di tesori ammuffiti o di più recente, ma opinabile merito (leggasi scudetto con Pioli e Supercoppa di Conceiçao) - potrebbe farla candidare, essa stessa, ad un nuovo e desolante battesimo imposto dalla matematica. A furia di mettere in fila così tanti ed assortiti rifiuti, la denominazione più aggiornata potrebbe ironicamente diventare, col prossimo "No, grazie", solo una: la "Cappella Settina"(6+1)...
Per dire - se mai se ne prendesse la briga - financo il noto documentarista statunitense Michael Moore (dunque connazionale di Gerry Cardinale) avrebbe soverchie difficoltà ad individuare nel calendario rossonero una qualche loro giornata particolarmente infausta. Forse perchè sono state troppe in stagione per dedicarvi anche uno solo dei suoi mirati e famosi "Fahrenheit". Ossia quei 2 report dallo stesso titolo, ma abbinato ad un gioco di fatidiche date reversibili della storia recente americana: "Fahrenheit 9/11" - imperniato sui troppi punti oscuri dei cosiddetti 'attentati' dell'11 settembre 2001 - e "Fahrenheit 11/9", dedicato invece all'elezione al 1° mandato presidenziale di Trump, annunciata ufficialmente il 9 novembre 2016.
Nella fattispecie rossonera, Moore dovrebbe proprio rassegnarsi, limitandosi a poter replicare solo lo sfogo nell'incipit di quest'ultima pellicola realizzata 8 anni fa: "Ma come ca**o è potuto succedere?!" Solo che all'epoca il regista si riferiva all'imprevista sconfitta presidenziale di Hillary Clinton - favorita candidata democratica - mentre ora, semmai, al rilievo che al Milan si sia originata una situazione societaria senza precedenti storici. Ossia la tregenda di un club di blasone, ma inopinatamente ancora privo di una qualsiasi guida tecnica a meno di 1 mese dall'inizio della nuova stagione.
Reiteramente schifati da allenatori e dirigenti, in quei luoghi si è davvero materializzato un tunnel del quale si stenta ancora a vedere l'uscita.
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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