Sollecitato dall'esito a dir poco inatteso di Inter-Udinese, allo scrivente si è profilata spontanea l'esigenza di formulare una serie di giaculatorie nerazzurre. O, meglio, qualcosa che assomigli a dei "messaggini" tipo quelli - per dirla con le parole di un parallelo evocato dallo scomparso Papa Francesco - "che si inviano alle persone cui si vuol bene". Dunque anche la Beneamata - pur appartenendo ad una categoria laica di beneficiati dalla devozione - può fare la sua porca figura nella mailing list... Chissà, però, se Papa Bergoglio perdonerà mai lo scrivente per questa 'appropriazione indebita'.
Ed eccole allora queste simil giaculatorie, ossia "piccole formule di preghiera" (cit.) se non, di fatto, meri attimi di sollievo per confortare la fede nerazzurra:
1) Ci si potrebbe consolare col pensiero che se Italiano è riuscito ad incartare Fabregas in Bologna-Como, allora potrebbe risultare accettabile che un tecnico navigato come Runjaić (di origine serba) abbia intortato - in una sfida dal retrogusto balcanico - un 'pivello' della panchina come Chivu. Ma senza per questo, intendiamoci, dover dare subito addosso al coscienzioso tecnico di Resita che si sta infatti assumendo le proprie responsabilità - fors'anche quelle di altri - mettendoci sempre la faccia e, di sicuro, rischiando pure qualche altra parte anatomica...
2) Ci si potrebbe consolare col pensiero che se nemmeno col modulo più garibaldino della più recente storia nerazzurra - quel 4-2-4 da "Seconds out" schierato dal tecnico romeno negli ultimi 7+6 minuti di Inter-Udinese - si sia riusciti a cavare un ragno dal buco per ribaltare il risultato, allora forse nemmeno Lookman, 'da solo', avrebbe potuto fare miracoli. Checché ne abbia scritto Paolo Condò sul Corsera.
3) Ci si potrebbe consolare col pensiero che essendo l'Inter "un cantiere aperto" (Chivu dixit), Appiano Gentile potrebbe magari diventare l'ambìto 'ricettacolo' per tanti umarell calciofili. Almeno la si smetterebbe di immaginarli, invece, a vagabondare sul suolo peninsulare, dispersi in tutti quegli altri siti generici da "work in progress" alimentati dall'utilizzo dei fondi del PNRR... L'unico accesso interdetto risulterebbe quello - manco a scriverlo - riservato all'umarell per antonomasia di Fusignano: tanto rotto risulta ormai il suo disco!
4) Ci si potrebbe consolare col pensiero che, dopo la sosta per le nazionali, per l'Inter andrà subito a configurarsi la solita 'passeggiata di salute' (sic!) sul campo della Torino bianconera. Laddove ulteriore (teorico) conforto potrebbe darlo il rilievo di una condivisa equazione di mercato: Lookman sta all'Inter come Kolo Muani sta alla Juve. Nel senso che come la punta nigeriana si era autocondannata ad una sorta di Aventino pan-europeo - con arroccamento prima in Portogallo, poi in Inghilterra ed infine, di nuovo, in terra lusitana, pur di convolare a nozze finali coi nerazzurri milanesi - Kolo Muani ha parimenti atteso invano la Signora per tutta l'estate. Tutta colpa delle bizze di matrice parigin-bergamasca anche se - a differenza dei nerazzurri che non hanno sostituito Zalewski - in casa bianconera si sia infine optato per Openda...
5) Ci si potrebbe consolare col pensiero che Matteo Marchetti - con la sua pur controversa direzione di Inter-Udinese - non avrebbe potuto correre il rischio di diventare tout court un talismano per i nerazzurri: 'oltraggiando', per paradosso, certa storia pregressa tra la categoria arbitrale ed il club milanese. No, perchè nelle 8 designazioni totali fino a prima di Inter-Udinese, lo score del fischietto di Ostia Lido contemplava 7 successi nerazzurri di cui ben 6 ottenuti attraverso un largo punteggio: con 3 gare vinte per 4-0 (tutte a San Siro...), altrettante per 3-0 (2 fuori casa ed 1 a domicilio), un solo successo con 'fisiognomica allegriana' (2-1) ed un'unica sconfitta, ma contro la bestia nera Sassuolo: giusto per diversificare lo score... Dunque pareva brutto non peggiorare quest'ultimo almeno un altro po', per far sì che arbitro e talismano continuino a restare ossimori (nerazzurri). E che diamine!
6) Ci si potrebbe consolare col pensiero che la cessione in fretta e furia di Zalensky all'Atalanta avrebbe dovuto costituire il naturale sdoganamento della pratica Lookman all'Inter. Ed invece, dopo aver prestato V. Carboni (al Genoa), rinunciato a Buchanan (lasciandolo in via definitiva al Villareal) e sbolognato, appunto, il fantasista polacco, non ci si poteva esimere dal riservare un (assurdo) trattamento ostracistico anche al pari ruolo Luis Enrique (fatto giocare appena 4 minuti alla prima giornata e 0 alla seconda) ed al 'facente funzione di Lookman' - per variazione in corsa della filosofia di mercato... - il cosiddetto "box to box" Diouf (impiegato fuori ruolo, da trequartista, negli 11 minuti finali di Inter-Torino e nemmeno entrato in campo, invece, in Inter-Udinese). Cotanta (stolta) coerenza tecnica andrebbe quanto meno riconosciuta...
7) Ci si potrebbe consolare col pensiero che almeno gli inguaribili linguisti di fede nerazzurra - mai come nelle ultime settimane - si siano fatti un'abbuffata di francesismi: dalla NONCHALANCE societaria sulla seduzione sistematica - con successivo abbandono - degli obiettivi di mercato Nico Paz, Leoni, Lookman e Koné al VERNISSAGE comparativo fra le 2 squadre milanesi alla 1a di campionato; dal "RENDEZ VOUS tutt’altro che banale tra Calhanoglu, Martinez e Thuram a San Siro contro l’Udinese dopo il diluvio di Monaco" - raccontato dalla Gazzetta - al COUP DE THEATRE (plot twist per gli anglicisti...) che in tanti ci si sarebbe aspettati con l'ingaggio di Lookman proprio sul gong del 1° settembre. Chissà se costoro, alla fine, si saranno tracannati pure un bicchierino di ammazzacaffè...
8) Ci si potrebbe infine consolare col pensiero che - anche se solo ad una manciata di ore dalla chiusura del mercato - una rinfrescata alla difesa ci sia comunque stata. E pazienza se con l'incastro tra Pavard all'Olympique Marsiglia ed Akanji in nerazzurro i cultori della riduzione dell'età media della rosa (leggasi Marotta) avranno dovuto ingoiare il rospo degli 8 mesi in più sulla carta d'identità del difensore svizzero rispetto a quella del francese. Mentre invece con Akanji i 'patiti' dei bilanci societari dovranno deglutire il mancato beneficio fiscale del Decreto Crescita. Mica si può sempre star lì a guardare il capello!
A gioire saranno, di sicuro, i cinefili ai quali - adottando un calembour al minimo sindacale - le raccontate dinamiche improvvisate dell'ingaggio di Akanji avranno fatto tornare in mente, di sicuro, la sceneggiatura di una pellicola di culto come "Quel pomeriggio di un giorno da cani", con interpreti Al Pacino e John Cazale. C'è solo da augurarsi che l'inesperienza di quei 2 protagonisti del film - peraltro basato su fatti realmente accaduti - non risulti nemmeno comparabile con quella in campo dei nuovi nerazzurri ed in panchina di Cristian Chivu.
Orlando Pan
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