Faceva parte dell'ordine delle cose che sulla panchina interista, da quest'anno, potesse sedere un allenatore come Chivu che sembra aver fatto del pragmatismo il suo credo. Ma che lo stesso manifesto si potesse persino ritrovare condensato in un verso scritto più di 5 secoli fa da cotanto Lorenzo il Magnifico - arcinoto mecenate del rinascimento fiorentino - nessuno avrebbe potuto metterlo in conto, né solo immaginarlo. Nemmeno il brillante storico Alessandro Barbero: "CHI VU-ol esser lieto, sia: di doman non v'è certezza!" D'altronde - a seguito del confortante filotto di 5 vittorie tra campionato e Champions, come diavolo potrebbe ora Cristian non essere attratto da una particolare tentazione? Quella, cioè, di autocitarsi con quell'incipit 'spudoratamente identitario' (CHI VU-ol essere...)? O, almeno così, piace pensare a quegli appassionati che traboccano di fantasia: tipo lo scrivente...
Una tentazione forse latente nonostante il tecnico romeno abbia dichiarato di recente di sapere chi è, di metterci l'anima in quello che fa e, soprattutto, che non gli freghi proprio nulla della propria reputazione. Gli interessa solo della sua coscienza che per lui non solo è a posto, ma financo più importante di ciò che si va narrando sul suo conto. Sarà così. In ogni caso, il messaggio che passa visto l'andamento attuale dei nerazzurri sarebbe quello di godere del presente e fo**ersene - con licenza scrivendo - del futuro. Giusto perché il domani è incerto e non conviene a nessuno - men che meno a Chivu - sbilanciarsi in previsioni: tipo domandarsi, per assurdo, se sia già ben instradato per riuscire a mangiare il panetùn 2025...
Piuttosto - per mettere definitivamente una pietra sopra all'infausto passato più recente dei nerazzurri - servirebbe giusto un epitaffio. Anzi, per dirla proprio con Chivu, potrebbe averlo appena proferito con quella sua replica ad una domanda rivoltagli nella conferenza stampa della vigilia di Inter-Cremonese su cosa lo sorprendesse di questa squadra. Illuminante la risposta: "La voglia di essere dominanti, di superare determinati momenti, di accettare i cambiamenti e le cose diverse rispetto a quelle che erano abituati a fare. Questo lo fa UN GRUPPO DI UOMINI VERI CHE NON GUARDA MAI INDIETRO, MA AVANTI (...)".
Mancherebbe solo che Chivu - per mero scrupolo e per dare seguito al suo innovativo approccio motivazionale escogitasse - se già non l'ha fatto... - una sorta di promemoria omnicomprensivo da inculcare ai giocatori. Un vademecum scritto magari nella stessa lingua madre - autorevole ed autoritaria di per sé stessa - che era stata corollario 'logistico' dell'evocato tracollo bavarese. Potrebbe allora giovargli quanto recuperato, per caso, dallo scrivente in una pagina social tedesca. Eccone il testo con annessa, esaustiva traduzione: "Glück findest du in drei Dingen: Loslassen, was war. Genießen, was ist. Vertrauen, was kommen wird" [traduzione = Puoi trovare la felicità in tre cose: lasciar andare ciò che è stato (questo l'aveva scritto, lungimirante, anche Alessandro Cavasinni nel preview di Ajax-Inter. Chapeau!). Godersi ciò che è. Avere fiducia in ciò che verrà"]. Ecco perché è venuto il sospetto che anche alla rosea avessero adocchiato quella stessa pagina così pregna di saggezza teutonica. Non foss'altro perchè nell'edizione di sabato - ripresa in un estratto da FcInterNews - se ne argomentava in questi termini: a Chivu "non piace azzannare il futuro, preferisce viverlo rispettandone i tempi di realizzazione (...)".
Se questa tesi sarà stata solo una mera ricostruzione giornalistica o il manifesto in sintesi della nuova dottrina nerazzurra di Chivu lo si scoprirà molto a breve. Appena il tempo che si esaurisca la 2a sosta di stagione per le nazionali, dopo la quale l'Inter dovrà affrontare un trittico di trasferte consecutive di cui le più temute sono le 2 di campionato, rispettivamente a Roma (contro i giallorossi) e poi a Napoli. Limitandosi al 1o dei 3 impegni, monta forte la curiosità di scoprire chi la spunterà tra l'attacco migliore dei nerazzurri (17 reti) e la difesa meno battuta dei giallorossi (2 gol). E questo rilievo l'avrà pure evidenziato stamane Paolo Condò nel suo editoriale sul Corsera, ma - se permettete - la 'genesi' appartiene al sottoscritto. Per carità: non che ci volesse molto per adocchiare quei numeri già alla fine della 5a giornata... Piuttosto il buon Condò dovrà eventualmente chiarire ai suoi lettori - o almeno a quelli più attenti - se si sia iscritto pure lui al partito dei russofobi. No, perché in un suo corsivo domenicale - elencando le squadre allenate da Capello in carriera - le ha citate tutte, compresa "una crepuscolare stagione in Cina", ma non invece i 3 anni passati alla guida della nazionale russa. Si sarà trattato di una banale dimenticanza o di un'omissione voluta, dunque in allineamento 'perfetto' all'imperante mainstream? Boh!
In attesa dunque che Condò affini eventualmente il suo zelo statistico, si torna volentieri al prossimo Roma-Inter, ove qualcosa di interista dovrebbe sortire per forza. Magari, dopo il recente tris di spauracchi affrontati (Sassuolo, Berardi, Cremonese), ci sarà, all'opposto, da fronteggiare un supposto talismano nerazzurro... Proprio nelle vesti di quel Gasp - ora seduto sulla panchina dei capitolini - chiamato, pure lui, alla classica prova del '9'. Giusto alla luce delle sue 8 sconfitte consecutive sul gobbo maturate contro i milanesi durante la precedente esperienza orobica (con 21 reti subite e solo 5 segnate). E poi Cristian, per dire, saprebbe già come far incazzare Gian Piero: ne è prova l'ultimo Atalanta-Parma del campionato scorso. Una sfida terminata 2 a 3, con l'aggiunta di una clamorosa rimonta degli emiliani da un iniziale 2 a 0 bergamasco e la ciliegina finale del gol decisivo ducale giunto solo al 91o. Certo, sabato 18 non basterà un copia&incolla tifoso per uscire con i 3 punti dall'Olimpico romanista. Ma se non altro confortano - oltre al crescendo rossiniano dell'Inter - anche alcuni riscontri oggettivi.
Dopotutto, a differenza delle 3 vittorie consecutive in campionato che accomunerebbero i giallorossi ai nerazzurri, in realtà il filotto dei capitolini ha lasciato parecchio a desiderare. Non foss'altro che per l'alto indice di casualità e fortuna che ha caratterizzato le vittorie con Lazio, Verona e Fiorentina: a cominciare da un derby capitolino sul filo dell'equilibrio e con superiorità numerica finale, proseguito col portiere giallorosso Svilar migliore in campo contro gli scaligeri ed infine per via dei legni colti e della dabbenaggine profusa dai viola nell'ultima trasferta.
Ed allora: daje, Cristian (o Lorenzo?)!
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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