Si chiuda un occhio se, per una mera esigenza di 'rima' nel titolo del post, si è proceduto a sillabare - polemicamente e con un accento spostato - l'identità del tecnico romeno. È quello che succede, più o meno, con la parola "re" che va scritta, ovviamente, senza accento. Ma se la si fa diventare un termine composto perché preceduta da un prefisso - tipo 'vice' - ecco che l'accento grafico finale va messo per forza (viceré, neroblù, ecc.), assecondando così una precisa regola grammaticale. Ma a proposito di supposti re (Chivu) e viceré (Kolarov) regnanti ad Appiano Gentile, giova evidenziare che in quella location chiunque è perfettamente edotto sul fatto che mica tutte le 'forme di governo' nascano col buco. Anzi, con la breccia... Tipo, appunto, il regno d'Italia unificato nel 1870 dopo la famosa 'presa di Porta Pia' (grazie anche al predetto 'varco'...), sebbene - giusto l'anno dopo - si fosse reso necessario un plebiscito per ufficializzare il nuovo status quo geopolitico.
Ebbene, a 'dirigere' la Pinetina è stato nominato da tempo una 'vecchia' conoscenza dei nerazzurri, per i suoi profittevoli trascorsi prima in campo con la 1ª squadra e poi sulla panchina delle varie giovanili. Il profilo prescelto è quello di un 'mastro' balcanico dalle spiccate virtù artigianali che, dopo aver passato indenne non meglio precisati fiumi lombardi (mica il Rubicone...), ha deciso di industriarsi - da par suo - nell'opificio nerazzurro. Possibilmente senza lasciare troppi sfridi di lavorazione... Se non quelli poi materializzatisi con l'uscita prematura dal Mondiale per Club dello scorso giugno e con la dabbenaggine rigoristica palesata nella Supercoppa Italiana disputata a dicembre. Quisquilie trofeistiche al cospetto del sommo Triplete che fu! Ma un primato solitario in Serie A, un accesso privilegiato (come testa di serie) ai playoff di Champions contro il Bodø/Glimt e, non ultimo, un imminente quarto di Coppa Italia contro il Torino che dovrebbe risolversi come poco più di una formalità, portano a pensare che il presunto 'imberbe' tecnico romeno - dopo il controverso insediamento dello scorso maggio - abbia la tempra giusta per resistere stabilmente con lo scettro in mano. Anche a dispetto della centrifuga di trapattoniana memoria. Specie se, come successo anche a Cremona, ha fattivamente contribuito a far dilatare il margine di punti su quei 'debosciati' dei più prossimi inseguitori. È stato ottenuto il massimo risultato pur avendo inserito, i giocatori, la modalità energy saving poco dopo la prima mezz'ora di gioco. Forse anche troppo presto, visto l'ulteriore risparmio aggiunto in partita che ha poi generato le (giuste) rimostranze di Chivu nel finale di gara.
Certo, parallelamente, all'utenza appassionata e tifosa non può non far specie l'improvvido regime di 'autarchia' - il famoso 'bastare a sé stessi' di orride memorie peninsulari... - indirettamente imposto dalla proprietà statunitense di Oaktree. Tale da esporre la dirigenza nerazzurra a grottesche contorsioni comunicative (basta ascoltare le ultime parole di Marotta sul mancato uso di ansiolitici...) ed il tecnico ad una certa malcelata insofferenza. Quest'ultima sarebbe testimoniata da alcune sue dichiarazioni domenicali a dir poco sibilline. Tipo questa: "Non mi lamento, NON RACCONTO QUELLO CHE HO DETTO". E ciò non è forse un omissis che tradirebbe un certo malcontento di Chivu? Oppure quest'altra: "Siamo i soliti 25 da inizio stagione, abbiamo cercato di coinvolgere tutti in questo periodo". Con il buon Cristian che, di sicuro frastornato dal mercato, è riuscito pure a sbagliare per eccesso: la rosa dei nerazzurri si è ridotta a 24 elementi dopo la cessione di Palacios in prestito all'Estudiantes.
È invece solo fantasia tifosa - non certo rilevanza numerica - quella che può generare financo 'mostri', tanto virtuali quanto idealizzati, dei quali si dirà tra poco. Ma non c'è proprio confronto con il gesto criminale che ha armato la mano di quel manigoldo - peraltro subito identificato come 'cane sciolto' - che a Cremona ha rischiato, col lancio in campo di un petardo, di mettere a repentaglio sia l'incolumità del portiere della Cremonese che l'omologazione, a termini di regolamento, della vittoria nerazzurra. Ecco perché piace pensare che l'ex estremo difensore nerazzurro abbia fatto propria una celebre locuzione latina coniata da Gabriele D'Annunzio: "Memento AUDERE semper" che si può tradurre come "Ricordati di osare sempre". Con il portiere Audero che avrebbe dunque, encomiabilmente, OSATO IN SPORTIVITÀ. Chapeau!
Ma per tornare ai 'mostri' di partenza, è una vera fortuna che questi figuri non assumano quasi mai sembianze umanoidi, limitandosi a palesarsi per lo più sotto forma di calembour, ossia di un tipico gioco di parole mediatico. Ebbene, l'ingaggio da parte della Cremonese della punta Milan Djuric - giusto nell'imminenza dell'ospitata domenicale dei nerazzurri allo Zini - era suonato, agli orecchi dello scrivente, più come un sinistro messaggio subliminale che non una reale mossa di mercato dei lombardi. Tutta 'colpa', al solito, della particolare identità del giocatore che - complice anche la traslitterazione dalla lingua slava - si sarebbe potuta percepire proprio come la minaccia che i rossoneri non molleranno: con 'Milan' come soggetto e 'Djuric' fantasiosa declinazione slava del verbo durare... Poi, inizialmente, si era messa in mezzo anche la memoria annebbiata dello scrivente che - corretta subito da Transfermarkt - aveva fatto tornare in mente i (presunti) precedenti da castigatore dei nerazzurri di quella punta 35enne, un 'armadio' da 199 cm. Solo che si era confuso di brutto il bosniaco Milan Djuric con il croato Igor Budan (di 10 anni più vecchio...), per quanto accomunati dalla passata militanza al Cesena. In particolare per quell'unico gol di Budan con la maglia dei romagnoli - proprio contro l'Inter - poi rimontato da una folle doppietta in trasferta di 'Pazzo' Pazzini nei minuti di recupero (stagione 2010-11). E chi se l'era dimenticato quel clamoroso epilogo di Cesena-Inter!
Allo Zini, Milan Djuric non è riuscito, invece, ad emulare l'ex collega: ci è solo andato vicino. Ma chissà che domani (martedì) - per una sorta di eterogenesi dei fini - il bolognese Orsolini si ricordi che ci sarebbe un'altra squadra di Milano che potrebbe castigare per la 3ª volta, giusto per avvicinarsi alle 4 già capitategli contro quella nerazzurra. E non ci si riferisce certo all'Alcione!
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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