Galeotta è stata la trilogia o, meglio, il tentativo mediatico di scimmiottarla! E niente: si era tutti in trepidante attesa che quelli della Gazzetta potessero riuscire - con sole 3 aperture consecutive - a confutare nientepopodimeno che il verbo di San Francesco d'Assisi. Ed in che modo se non provando a completare una loro esclusiva scelta editoriale ad imitazione di quella cinematografica del compianto Sergio Leone? Dalla trilogia del dollaro a quella del diavolo sarebbe potuto essere un attimo... D'altronde è risaputo sin dai tempi in cui predicava Giovanni di Pietro di Bernardone - poi diventato, appunto, San Francesco d'Assisi - che "Il denaro è lo sterco del diavolo"... Pertanto, dopo il titolo extracubitale di venerdì 16 (IL DIAVOLO C'È) ed il sequel "UN PIANO DIABOLICO" di sabato 17, ci si sarebbe potuti aspettare dalla rosea una roboante apertura-ter festiva dedicata ai rossoneri. Magari attraverso un titolo ancora più esplicitamente luciferino, nonostante il Milan scendesse in campo a San Siro ben 30 ore dopo i nerazzurri ad Udine. Del tipo, chessó: "Satana morde le caviglie a Dracula (Chivu)"... Solo che, con un'apertura del genere, non si sarebbe osato immaginare che razza di travaglio interiore avrebbe potuto scatenarsi nell'animo cinefilo del regista Dario Argento. Quasi instillandogli il dubbio di non aver mai capito un fico secco circa le 'reali attitudini' di certi personaggi trasposti dalle fantasie letterarie al cinema. Se non indurlo addirittura - con un tale ribaltamento dei ruoli in scena... - a buttare nell'indifferenziata scatoloni di sceneggiature a tema horror ancora da portare sullo schermo oppure già in fase di lavorazione. Senonché la domenicale Gazzetta Sportiva è stata costretta - sebbene a fatica... - a tenere a freno certe spudorate pulsioni rossonere per celebrare invece il dominio dei nerazzurri sul campo di Udine (LAUTARO CANTA). Per quanto a fronte di una vittoria dal punteggio striminzito visto il solito spreco di occasioni da gol ormai elevato a costante fattuale di ogni loro gara.
Ma aver rotto le uova nel paniere della rosea dalle smaccate fregole rossonere si è rivelata comunque una goduria interista supplementare. Se non altro, non può non aver fatto parimenti sorridere - per quanto amaramente - la disavventura milanese capitata al neo rossonero Füllkrug. Infatti chi è - fra i pochi giocatori elitari ancora 'senza fissa dimora' - che non tiene orologi e gioielli per mezzo milione di € custoditi, si fa per dire, nella cassaforte paradomestica!? Che poi si trattasse proprio della stanza di un albergo di transito, farebbe solo venire in mente quella mitica scena del film "Un sacco bello" in cui Carlo Verdone viene inizialmente fuorviato dalla turista spagnola alla ricerca di un "otello de la juventud". Salvo l'attore romano correggere quasi subito l'equivoco pallonaro in "ostello della gioventù". Diversamente forse da Füllkrug che - nella reale trasposizione contemporanea - sarà stato del tutto ignaro che in certi 'ambienti parabianconeri' il rischio di SOTTRAZIONI potesse essere su così varia e larga scala: non solo - scherzando di brutto - in termini di scudetti altrui, ma anche di valori mobili propri...
Chissà allora se Niclas "Lücke" Füllkrug potrà sentirsi confortato dall'apertura odierna (lunedì 19) che gli ha riservato la Gazzetta, la quale - vistasi impossibilitata a completare la supposta 'trilogia del diavolo' (anziché del dollaro) - ha dovuto riparare con un titolo parimenti celebrativo. Solo che non si era mai vista in nessuna prima pagina di un giornale sportivo la gigantografia di un calciatore che volesse mettere in evidenza l'alone di sudore della sua ascella: una immagine più 'sinistra' che diabolica...
In ogni caso, di evocazione in evocazione, anche nella fattispecie nerazzurra ci sarebbe un doveroso nastro da riavvolgere. Si era infatti scritto, appena poco tempo fa, che al designatore Rocchi piacesse da matti giocare col fuoco. Giusto all'indomani dell'abbinamento di un arbitro come Marco Guida - manifesto renitente alla leva partenopea - per l'ultima Inter-Bologna di campionato. Ma Gianluca da Firenze, per il recupero di Inter-Lecce, aveva travalicato davvero i confini del metaverso raschiando il fondo del barile per lanciare una sorta di provocazione geoarbitrale. Sì, perché se si bypassano le risultanze di alcuni certificati di nascita registrati presso i comuni di Pinerolo (per Manganiello) e di Padova (per Chiffi), risulta evidente come le origini dei cognomi (fonte Cognomix) di questi 2 ultimi arbitri - diversamente operativi in Inter-Lecce - siano pressoché riconducibili a terre del Sud Italia: rispettivamente campane per Manganiello - il 4° uomo della gara del Meazza - e proprio leccesi per Chiffi, l'assistente di Maggioni alla VAR per la stessa gara recuperata dai nerazzurri. Per mera fortuna di questi ultimi, l'impiego congiunto di un trittico così 'sospetto' (perchè malassortito) di giudici di gara, non ha generato disastri. Se non forse ispirare al designatore Rocchi l'idea di farlo diventare l'incipit di una novella fantasy che un domani - da pensionato ed improvvisando di brutto - potrebbe pure provare a raccontare ai suoi nipotini: "C'erano una volta un napoletano verace, un campano di Pinerolo ed un leccese sotto 'mentite' spoglie patavine"...
In assenza dunque di chissà quali effetti arbitrali dinamitardi sull'andamento delle partite dei nerazzurri, si starebbe invece registrando una sorta di escalation di provocazioni collaterali. Tipo lo scoppio (virtuale) di fastidiosi mortaretti a tinte gialle come quella dei cartellini estratti di recente contro diversi interisti. Cosicché, dopo le precedenti (e fantasiose) 'amarillas' comminate ingiustamente a Barella in Genoa-Inter da Doveri, fiscalmente a Calhanoglu e Bastoni in Inter-Bologna da Guida (mentre, per dire, il 1° felsineo era stato ammonito solo al 72°, al 15o fallo di squadra con annessa ovazione di San Siro...), ecco ancora l'abbaglio di Maresca in Inter-Lecce sulla presunta simulazione in area di Thuram ed infine la topica clamorosa di Di Bello a Udine sull'intervento difensivo pulito di Carlos Augusto. 'Giusto' per prolungare il già lungo ed insulso elenco di nerazzurri castigati 'ad minchiam', senza dimenticare che sul (supposto) gesto antisportivo di Thuram fosse pure sopraggiunta la 'certificazione pecuniaria' del giudice sportivo.
Dunque, dopo aver provato vanamente a 'far saltare' il banco nerazzurro, è venuto giusto da pensare che il designatore non sapesse più che pesci pigliare o a che santo votarsi pur di continuare a farsi malvolere dai nerazzurri milanesi, utenza tifosa compresa, complottista o meno... Ecco allora perché allo scrivente piace pensare che il designatore Rocchi abbia passato davvero notti insonni e sudaticce pur di identificare un qualche appiglio cabalistico che gli consentisse di perseverare in questo insano affaire antinerazzurro: la legge dei grandi numeri. Sì, perchè si dà il caso - come peraltro già evidenziato in un post precedente - che l'Inter sia rimasto l'unico club di Serie A mai sconfitto con Di Bello arbitro.
Solo che al povero Rocchi è andata male anche stavolta, ma si può star certi che qualcos'altro, a breve, s'inventerà. D'altronde - in presenza di qualche rara controtendenza pro-Inter - il designatore avrà pure arguito che certe 'carinerie arbitrali' mica possono essere elargite a ufo o a chicchessia. Già ne sapevano più di qualcosa proprio i tifosi bianconeri di Udine per i quali il binomio '11 & Di Bello' non avrebbe potuto che emanare puzza di abbruciaticcio... Non foss'altro - oltre che per uno score arbitrale a dir poco infausto - anche per i ben 11 rigori fischiati finora in carriera dal direttore di gara brindisino contro i friulani. Uno sproposito del genere - per giunta già in doppia cifra - che non dovrebbe avere molti altri eguali fra i suoi colleghi... Se non trovarne riscontro opposto tra i tifosi romanisti e bianconeri di Torino, allietati proprio dalla stessa cifra (11) in fatto, appunto, di rigori finora decretati a loro favore dallo stesso fischietto pugliese.
Intanto, in attesa dell'Arsenal, se a fischiare sarà ancora Di Bello, per l'utenza nerazzurra milanese non potrà che continuare ad essere un 'brindisi' perenne. Ed allora - finché dura - in alto i calici! Prosit!
Orlando Pan
Autore: Redazione FcInterNews.it / Twitter: @Fcinternewsit
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