Zlatko Dalic, il ct della Croazia vicecampione del mondo, si rammarica per l'addio alla Nazionale di Mario Madzukic, ma spiega alla Gazzetta dello Sport di avere alternative valide e, soprattutto, un gruppo resto ancora più forte dalla cavalcata in terra russa.

Ha perso Mandzukic, ma le resta Modric, un altro giocatore chiave che prima del Mondiale pareva pronto a lasciare la maglia croata.
"In questo momento il miglior giocatore del mondo. Gli mancava ancora qualcosa e al Mondiale lo ha trovato. Per noi è fondamentale, ma preferisco parlare del gruppo, che in Russia è stato la nostra vera forza".

Che cosa resta del sogno di luglio?
"Ora per noi è tutto difficile, la gente si aspetta tantissimo. In un torneo come il Mondiale contano tanti fattori, abbiamo vinto due volte ai rigori, sono i dettagli a farti andare avanti oppure mandarti a casa. L’importante è ripartire, dare continuità. Il mio obiettivo è qualificare la squadra per gli Europei".

E’ stato sorpreso anche lei dal rendimento in Russia?
"Io ci ho sempre creduto. Non ho mai pensato a quello che sarebbe successo alla partita successiva, siamo andati step by step. La mia filosofia è: se ci credi, puoi farlo".

Si sente un grande motivatore?
"Non lo so, so che vado dritto al punto. Ci siamo fidati gli uni degli altri, dall’inizio. Ascolto tutti nel gruppo, ma alla fine decido io".

La Juve vincerà ancora la A?
"Con Ronaldo la Seria A ha riconquistato visibilità. E’ un campionato interessante, certo ci vorrebbero più rivali, mentre la Juve mi sembra veramente più forte. Ma va bene anche così, e mi pare che tutto il movimento italiano sia in crescita: l’Italia è rimasta fuori dal Mondiale, ma è sulla strada giusta per tornare al top".

E la Croazia medaglia d’argento al Mondiale resterà al top?
"Non abbiamo la struttura per essere i secondi del mondo, siamo un piccolo Paese che ha vissuto una grande storia. Siamo talentuosi e lavoriamo duro: questa è la nostra ricetta".

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Sezione: Rassegna / Data: Gio 11 Ottobre 2018 alle 08:51 / articolo letto 6369 volte / Fonte: Gazzetta dello Sport
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni