Intervistato da Daniel Sturridge  per la rubrica "Reflections: England’s World Cup Journey, Thoms Tuchel ha ripercorso il cammino dell'Inghilterra allo scorso Mondiale. Ripensando, ovviamente, anche alla semifinale persa contro l'Argentina, capace di rimontare lo svantaggio firmato da Anthony Gordon grazie ai gol di Enzo Fernandez e Lautaro Martinez. Un ribaltone agevolato anche dall'atteggiamento passivo adottato dagli inglesi dopo l'1-0, un atteggiamento che per il ct della selezione dei Tre Leoni è diventato inevitabile dopo la giocata di Djed Spence su Giuliano Simeone: "Ha avuto un effetto su di me, e forse anche sui giocatori - ha spiegato l'allenatore tedesco all'ex attaccante -. Siamo passati improvvisamente a una mentalità del tipo 'cerchiamo solo di resistere'. Abbiamo giocato così, come se mancassero quattro minuti alla fine, quando in realtà ne restavano ancora 30 o 40 da giocare".

Mentre l'Argentina giocava quello che Tuchel ha definito un calcio 'sbarazzino', schierandosi con un 3-1-6, l'Inghilterra è stata costretta ad arretrare fino a concedere l'occasione di Nico Gonzalez, neutralizzata da Pickford,  dopo la quale Tuchel ha deciso che fosse arrivato il momento di fare un cambiamento tattico più conservativo: "Ripensandoci e analizzando l'accaduto e il mio processo decisionale, quello è stato un momento chiave: abbiamo concesso un'occasione enorme proprio prima della pausa per dissetarsi. E ho pensato: 'Ok, non sopravviveremo; è come aspettare la morte'. Anche la mia mentalità era forse orientata al 'cerchiamo solo di resistere', ma era troppo presto. Era troppo presto per quel tipo di approccio". 

La strategia non ha funzionato, ma, anzi, è diventata un boomerang. Anche se, secondo Tuchel, non è detto che sarebbe andata diversamente, se non avesse fatto quelle sostituzioni: "Avremmo potuto fare cambi più offensivi e magari perdere 2-1. E la gente avrebbe detto: 'È impazzito? Contro la Norvegia ha finito la partita con la difesa a cinque, perché non farlo anche contro l'Argentina?"' Per quello che ho visto — l'esperienza, le informazioni e la follia agonistica messa in campo dall'Argentina, con un cambio offensivo dopo l'altro — quella era semplicemente la mia soluzione al problema. Ho cercato di dare una mano. L'intervento di un allenatore consiste proprio in questo: cercare di aiutare la squadra. Rimpianti? Può diventare un tormento. Possiamo tormentarci all'infinito pensando: "Se avessi fatto cambi diversi avremmo vinto la partita", ma la verità è che non possiamo saperlo". 

Sezione: News / Data: Gio 17 settembre 2026 alle 13:59 / Fonte: www.nytimes.com/athletic
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.