Dopo la disfatta contro il PSV, erano in molti a prospettare un dicembre tetro per l’Inter. I precedenti non giocavano dalla parte della squadra di Spalletti: nell’era post Triplete è capitato spesso che un interessante slancio nei primi mesi di stagione venisse oscurato da un drammatico calo invernale. Allo stesso modo, quest’anno Icardi e soci hanno inanellato una serie di vittorie in autunno per poi incespicare sul più bello.

Le sconfitte contro Juventus e Tottenham, così come i pareggi contro Roma e PSV hanno condizionato l’ambiente interista, anche a causa di alcune voci che sono trapelate nel corso delle ultime settimane. Intanto, avere un sacco di ottimi allenatori a piede libero non permette a Spalletti di rilassarsi mai, e al tempo stesso l’arrivo di Marotta ha messo in discussione le strategie del club. Se a tutto ciò si aggiunge il caos relativo a Nainggolan e le parole di Wanda Nara, procuratrice di Mauro Icardi, la frittata è fatta. 

Al di là delle voci, ci sono state inoltre delle controversie oggettive contro cui Spalletti ha dovuto avere a che fare per diradare la nebbia che stava avvolgendo l’Inter. La squadra è incappata in alcuni problemi strutturali, di personalità dei giocatori che hanno condizionato ulteriormente la rincorsa agli ottavi di Champions League e al Napoli in Serie A. Com’è riuscita l’Inter a ribaltare una situazione incontrovertibile, fino a battere la stessa squadra di Ancelotti, rilanciando la corsa al secondo posto?

PREVEDIBILITA’ - Il primo, grande problema è legato a quando l’Inter deve attaccare contro squadre di medio-bassa classifica, quelle partite in cui “la base di partenza è la vittoria” per stessa ammissione di Spalletti. L’Inter ha a poco a poco implementato uno stile diverso da quello dell’anno scorso, traslando dal 4231 tanto prolifico nella stagione 17/18 ad un creativo 4-3-3: Spalletti ha responsabilizzato Joao Mario e ha creato un sistema in cui Icardi amplia il suo raggio d’azione a dismisura. Maurito è la nota più lieta di questa prima parte di stagione, per il suo modo di giocare e per i gol che segna: sei partite in Champions League hanno rivoluzionato la mentalità del capitano che si è definitivamente caricato la squadra sulle spalle ed è da due mesi abbondanti che sforna prestazioni maiuscole, da élite del calcio mondiale.

L’azione si sviluppa dal basso, con i centrali che alzano il baricentro man mano che l’Inter consolida il possesso. A centrocampo si creano triangoli di gioco in cui si sfruttano le corse degli esterni per sfogare la manovra, mentre Icardi libera spazio centrali svariando su tutto il fronte d’attacco. La soluzione preferita per arrivare a concludere rimane il cross, ma i filtranti e le azioni corali stanno diventando un marchio di fabbrica. Keita e Politano, rispetto a Candreva e Perisic, riescono a giocare meglio alle spalle dei terzini, così come riescono a portare al gioco una dimensione diversa rispetto ai precedenti interpreti: saltando l’uomo, si portano spesso al centro del campo e creano superiorità numerica. Tuttavia, il grosso scoglio su cui si è sbattuta spesso l’Inter è stato l’ultimo passaggio, la decisione finale: la costruzione è armonica, l’aggressione del gioco avversario è attenta e pungente, porta spesso all’errore. Ma quando si tratta di mandare l’uomo in porta, si creano difficoltà a tratti insormontabili.

I CAMBI - Per ovviare a questo cronico problema, Spalletti si riservava spesso di effettuare cambi schematici, a tratti ripetitivi, per cambiare il corso degli eventi. E per questo motivo è finito nell’occhio del ciclone. L’idea di fondo del tecnico interista è semplice: per vincere le partite, devi consolidare il possesso e aumentare il peso specifico in attacco. Inoltre, Spalletti ha sempre considerato fondamentale l’energia mentale di un giocatore quindi non è stato inusuale vederlo “cavalcare” le buone prestazioni di un singolo, sperando che questo inficiasse sul gioco di squadra. In un primo momento è stato Borja Valero a suonare la carica, quando le partite non si sbloccavano. Poi è stato il turno di Keita Balde, anche a causa delle pessime prestazioni di Ivan Perisic, l’ombra del giocatore che assaltava le difese al Mondiale. Infine, questo ruolo è stato assegnato all’energia di Lautaro Martinez, match winner non a caso contro il Napoli. Quando si è inceppato questo meccanismo, in quel cumulo di partite che potevano danneggiare irrimediabilmente la stagione dei nerazzurri, tutto è andato in fumo. Contro la Juventus, il cambio Politano-Borja ha di fatto liberato Cancelo da ogni compito difensivo e gli ha consegnato il predominio sulla fascia. Contro il PSV, l’ingresso in campo di Vrsaljko ha stabilizzato la partita anziché aggredirla e la difesa a tre vista alla fine della gara contro il Chievo ha fatto storcere più di un naso. In campo, le responsabilità dei giocatori sono state spesso oggettive e molto più gravi delle decisioni del tecnico, ma in una review generale tutto viene filtrato attraverso le azioni di Spalletti. Non sapremo mai come sarebbe andata se Asamoah avesse effettuato un normale retropassaggio anziché tentare il dribbling contro Bergwijn, ma alcune variabili possono essere prese in considerazione.

NINJA MANCATO - Oltre a dover fronteggiare un riassestamento tattico e la prevedibilità offensiva di una squadra a tratti stagnante, il capo di imputazione principale che i critici hanno utilizzato per scagliarsi addosso a Spalletti è stata la gestione di Radja Nainggolan. Fortemente voluto dal tecnico interista, non è mai stato davvero a disposizione dell’Inter a causa dei molteplici infortuni che ne hanno condizionato la prima parte di stagione. L’unico periodo in cui Nainggolan è stato a pieno regime, è coinciso con la striscia di vittorie interiste. Poi, il buio.

Basti pensare che delle sei gare di Champions League, quella in cui il Ninja è stato in una condizione di forma accettabile è stata la vittoria esterna contro il PSV. All’andata contro il Tottenham ha giocato dopo oltre due mesi di stop, mentre al ritorno la sua partita è durata appena quaranta minuti. Nelle due sfide contro il Barcellona il suo apporto è stato nullo: al Camp Nou era assente a causa dell’infortunio nel derby mentre a San Siro aveva evidenti difficoltà a stare nella partita, fino a essere sostituito da Borja Valero. Da qui, la legittima domanda: non si poteva gestire meglio, magari tenendolo fermo più di due partite dopo il disturbo alla caviglia patito dallo scontro con Biglia, nel derby? Congetture, ipotesi, lamentele. Che Spalletti ha saputo gestire, incanalandole in un’azione dura come la sospensione per la partita contro il Napoli che il belga pare avere assimilato. Contro l’Empoli è entrato con la stessa cattiveria di sempre e ha aumentato i giri del motore nerazzurro: l’Inter con Nainggolan vede schizzare il suo indice di pericolosità alle stelle. E un’idea di squadra che prevede il Ninja, Lautaro e Icardi insieme non è utopistica: Spalletti ha assicurato che ci sta lavorando.

I MERITI - In ultima istanza, il difficile mese di dicembre non deve far dimenticare quanto di buono fatto da Spalletti. La crescita di Skriniar, la perseveranza di Brozovic e la rinascita di giocatori come Keita non sono casuali. Troppo spesso si danno per scontate le costanti di questa stagione, come la difesa granitica su cui si poggia l’Inter. Spalletti è stato un valore aggiunto per questa squadra e lo sarà fino alla fine della stagione. Alcune decisioni sbagliate fanno parte dell’economia di una stagione, l’importante è ravvedersi e correggersi strada facendo. L’Inter ha preso forma e adesso sarà più facile intervenire dove ce ne sarà bisogno. A inizio stagione, gli obiettivi erano chiari: ben figurare in Champions League e consolidare il terzo posto in Serie A. Anche se rispetto all’anno scorso in campionato mancano quattro punti, il girone di andata dell’Inter è più che positivo. Nel 2019 l’obiettivo è alzare un trofeo: un progetto ambizioso, ma essere passati grossomodo indenni da questo complicatissimo mese potrà fornire gli anticorpi necessari a realizzare qualcosa di importante. Passo dopo passo, l’Inter vuole crescere. E tornare, questa volta in maniera definitiva, a rivedere le stelle. 

Sezione: In Primo Piano / Data: Mar 1 Gennaio 2019 alle 13:10 / articolo letto 8494 volte
Autore: Marco Lo Prato / Twitter: @marcoloprato