Imprecisioni, frenesia, letture errate, ansia, squilibrio. Le possibili motivazioni per spiegare l'inatteso e pesante scivolone interno dell'Inter contro il Club Brugge sono molteplici e tutte degne di menzione. La squadra ha palesato molti dei limiti che si erano già intravisti, ma a cui aveva posto rimedio grazie a reazioni veementi che hanno 'aggiustato' il risultato, che è sempre il fine ultimo e mette tanta polvere sotto il tappeto. Si può discutere di tattica, di baricentro troppo alto, di poca comunicazione in campo, di filosofia 'troppo offensiva' per l'Europa, ma quello che emerge con forza sono le disattenzioni dei singoli, che poi si ripercuotono su tutto il contesto di squadra. Per usare una similitudine, è come se ci si trovasse in una simulazione ludica (FC27, eFootball, fate vobis) e all'improvviso il joypad si disconnettesse e il giocatore perdesse il controllo dei propri movimenti e delle proprie scelte. Un blackout improvviso che costa spesso carissimo nell'economia del match.

Contro il Club Brugge è successo spesso e basterebbero poche istantanee riassuntive per spiegare la sconfitta, rocambolesca ma meritata per quanto accaduto sul rettangolo di gioco. Disconnessioni avvenute sia nella propria meta campo sia in quella avversaria, giusto per non esimere nessuno dalle proprie responsabilità. Qualche esempio:

1) Al 28', dopo aver sprecato un'occasione con Piotr Zielinski, l'Inter beneficia di un corner. La palla viene allontanata proprio verso il polacco che carica il tiro ma viene bruciato sul tempo. I belgi si scatenano in contropiede e si trovano con il portoghese Carlos Forbs in uno contro uno con Hakan Calhanoglu. Duello impari dal punto di vista atletico, che si conclude nel modo più ovvio: fallo del turco e calcio di rigore per il Brugge. Penalty che nasce da un posizionamento a dir poco rischioso su quel corner. Forse Calha poteva evitare di entrare in scivolata, lasciando a Forbs la conclusione con il piede meno forte. Ma questa è materia per difensori di ruolo, non improvvisati.

2) Al 39', con il Brugge in vantaggio, Yann Bisseck litiga con il pallone a centrocampo e lo serve a Hans Vanaken, con Jan Virgili tutto solo a sinistra tenuto in gioco dall'altra parte da Federico Dimarco, noncurante della propria posizione. Per fortuna dell'Inter il centrocampista allarga a destra invece di lanciare verso la rete il compagno di squadra a sinistra, solo come nel deserto, ritenendolo evidentemente in fuorigioco. L'Inter se la cava, ma crea i presupposti per regalare il raddoppio praticamente dal nulla.

3) Al 56', dopo aver vinto un rimpallo, Lautaro Martinez si trova tutto solo davanti a Yann Sommer in quello che a tutti gli effetti è un rigore in movimento. L'attaccante argentino è bravissimo anche a non calciare subito facendo sedere il portiere avversario con una finta, ma poi sul più bello, quando non resta che piazzare il pallone in rete per quello che sarebbe il vantaggio dell'Inter, conclude praticamente addosso allo svizzero al quale basta allungare una gamba per respingere. Totale mancanza di lucidità improvvisa per il capitano nerazzurro che spreca un'occasione che avrebbe potuto cambiare il corso degli eventi, mentre i suoi compagni stavano già esultando sulla fiducia.

4) Al 63', su un lancio apparentemente innocuo, arriva il secondo vantaggio del Club Brugge. Manuel Akanji segue il pallone e si ritrova in zona, senza aspettarselo, Pepo Martinez, uscito lontano dalla propria area senza una reale motivazione visto che lo svizzero era sul posto. Carlos Forbs approfitta di questo tilt tra i due compagni di squadra per toccare il pallone con il ginocchio, farlo passare sotto le gambe del portiere e allungarlo per Nicolò Tresoldi al quale non pare vero di poter segnare una rete così facile. Blackout completo tra Akanji e Martinez, con lo spagnolo che non aveva alcuna ragione per trovarsi lì. È lo spartiacque della partita del Meazza. 

5) Al 74', dopo averlo sfiorato più volte, arriva anche il terzo gol degli ospiti che evidenzia la totale improvvisazione della fase difensiva nerazzurra. Joaquin Seys riceve a sinistra, Akanji esce in chiusura e Alessandro Bastoni va a coprire su Tresoldi, lasciando libero alle spalle Forbs. Petar Sucic rientra in ritardo, nessuno scala e il portoghese può portarsi il pallone sul sinistro, calciare, trovare la risposta con i piedi di Martinez e guardare ancora Tresoldi ribadire in gol tutto solo. Equilibri difensivi ormai definitivamente saltati.

6) All'87', dopo il 2-3 della speranza di Lautaro, arriva il punto esclamativo dei belgi, frutto dell'ennesimo obbrobrio gestionale dell'Inter: Djed Spence passa un pallone inappropriato ad Ange Bonny che non può riceverlo. Ad arrivarci è l'inesauribile Forbs che lancia in profondità Romeo Vermant. Akanji potrebbe raggiungerlo, ma si limita a guardarlo mentre attacca la porta e supera Martinez con un tocco sotto. Lo svizzero probabilmente non ne aveva davvero più, ma è sembrato davvero che il controller di chi lo stava manovrando si fosse disconnesso all'improvviso. 

Qui si analizza la singola partita, ma situazioni come queste si sono già verificate nelle gare precedenti e se in taluni casi non hanno impedito, grazie a reazioni rabbiose e qualità offensiva, all'Inter di portare a casa l'intero bottino, in altre (vedi Madrid e Olimpico) la vittoria non è arrivata. Ad oggi questi blackout rimangono una costante per la squadra nerazzurra e alla lunga potrebbero pesare sul percorso stagionale. Questa squadra, fortissima in ogni reparto, non può comunque permettersi cali di concentrazione nei 90 e passa minuti di ogni singola partita.

Sezione: In Primo Piano / Data: Gio 15 ottobre 2026 alle 20:43
Fabio Costantino / Twitter: @F79rc
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Fabio Costantino
autore
Fabio Costantino è giornalista pubblicista dal 2009, direttore responsabile e co-fondatore di FcInterNews.it da dicembre 2008, ha collaborato con numerose testate sportive in passato e oggi si occupa della gestione della redazione e di tutto ciò che la riguarda.