Nella lunga intervista concessa a Tribuna.com, Alvaro Recoba ha ripercorso tutte le tappe della sua carriera, non mancando di svelare qualche anneddoto legato al periodo vissuto nell'Inter del presidente Massimo Moratti, che lo ha sempre considerato il suo giocatore preferito. "Quando siamo usciti dalla Champions (col Milan nel 2003, ndr) sono andato a trovare il presidente e gli ho detto, "Guarda, qui c’è il contratto, fai quello che vuoi, se vuoi, strappalo e finiamola' - le parole del Chino -. Avevo appena rinnovato e mi sembrava di guadagnare tanto. Così sono andato lì, gli ho detto come mi sentivo, e al di là di questo, c’era affetto perché, beh, sicuramente gli era piaciuto l'esordio contro il Brescia, gli era rimasto impresso. Da quel momento, è nato un rapporto pieno di affetto, da parte mia e della mia famiglia verso la sua, e dalla sua famiglia verso di noi. Ogni volta che vado in Italia, lo vedo. Perché se non lo faccio, lui scopre che sono lì e mi chiama per andare a trovarlo, ed è successo anche di recente. Quando entri nel suo ufficio, lo giuro, dietro la scrivania c’è la mia maglia, e mi imbarazza. Ma beh, me la sono guadagnata per quello che ero". 

A proposito dei suoi anni in Italia, trascorsi tra alti e bassi, Recoba non ha dimenticato le esperienze vissute lontano da Milano, in prestito: "Non sarei mai potuto andarmene. A un certo punto stavamo per fare uno scambio, non ricordo, probabilmente con un giocatore del Barcellona, non ricordo chi, e il presidente disse: 'chiunque tranne Recoba'. Sono felice di aver passato la maggior parte della mia carriera all’Inter. Sono stato al Venezia per sei mesi, e il mio ultimo anno è stato al Torino, che ho scelto io, un errore che ho fatto, ma non per colpa del Torino, perché lì stavo bene e tutto, ma decisi di andarci perché avevamo lo stesso allenatore che avevo avuto a Venezia (Walter Novellino, ndr) Ma non era la stessa cosa, ero già più anziano. L’allenatore fu esonerato dopo tre partite e non fu un anno così positivo. La realtà è che non fu un anno così buono e quell’ultimo anno sarei rimasto all’Inter, nessuno mi ha mandato via".

Il racconto di Recoba, poi, si concentra sul suo rapporto con Roberto Mancini: "Mi stimava molto e mi spronava tanto. Si arrabbiava spesso perché magari facevo una partita in cui segnavo due gol, e invece di lodare la doppietta, parlava di altro. Una volta siamo quasi venuti alle mani. Si arrabbiava peché diceva che non correvo abbastanza, che non ero disciplinato. È un allenatore a cui tengo molto, lo apprezzo davvero. Un giorno mi ha cacciato dall'allenamento, quindi gli ho detto che l’avrei aspettato fuori. Poi sono andato a casa, e il giorno dopo avevamo una partita, e l’ultima cosa che pensavo era che mi avrebbe lasciato fuori rosa. Invece mi ha messo in panchina. Un altro allenatore diretto, che ti dice le cose in faccia, come Lippi e Gallardo". 

Sezione: Focus / Data: Gio 15 ottobre 2026 alle 17:38
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.