Non è arrivato con la migliore delle etichette possibili: reduce da un’annata deludente prima al Southampton, poi alla Juventus, dove nonostante si possa fregiare anche lui della vittoria del campionato, esclusi alcuni sprazzi (gol alla Roma nel recupero del match dell’Olimpico) non aveva offerto un gran contributo alla causa, al punto che il club bianconero aveva deciso di non esercitare il diritto di riscatto, peraltro fissato ad una cifra abbastanza elevata. Il suo approdo all’Inter era pertanto contraddistinto da più di un’incognita: con che spirito arrivava in nerazzurro Pablo Daniel Osvaldo? Il rischio varrà la candela, considerati anche i problemi caratteriali che ne hanno contraddistinto a tratti la carriera? Ma soprattutto, non rischia di pestarsi i piedi con il bomber emergente Mauro Icardi, il fulcro dell’Inter dell’oggi e del domani?
Insomma, per alcuni erano più i dubbi che le certezze ad accompagnare l’arrivo alla corte di Walter Mazzarri del giocatore nativo di Buenos Aires ma nazionale azzurro, autentico girovago del calcio avendo piantato in passato la propria bandiera in diverse piazze italiane e in Spagna oltre che in Inghilterra. Ma bravo è stato sino a questo momento a far prevalere sulle incognite le certezze, certezze date dalle grandi motivazioni del 28enne attaccante, che ha deciso di affidare ai colori nerazzurri la svolta della sua carriera fin qui stoppata da qualche incidente di percorso di troppo. Voglia di tornare ad essere un fattore per la propria squadra, di tornare a fare gol pesanti e di tornare ad essere appetibile anche per la maglia dell’Italia: sin qui, queste voglie lo hanno trascinato a dovere in un inizio d’annata davvero importante.
Lui, amante del rock’n’roll, sin qui è stata una delle note più liete di questo inizio di stagione dell’Inter. Prima di tutto, perché ha rispolverato quel fiuto del gol che in lui era innato e che sembrava smarrito chissà dove: portano la sua firma quattro degli undici gol realizzati sin qui dall’Inter in campionato, con la gemma contro l’Atalanta che risalta su tutti; e ai quali va aggiunto anche il timbro nel playoff di Europa League contro lo Stjarnan. Ma l’importanza del suo contributo non va ridotta ad una semplice questione numerica: Osvaldo è stato capace di dare la marcia in più all’Inter quando serviva, risultando sempre in palla anche nelle serate più complicate, come ad esempio a Torino o Palermo dove è andato vicino a realizzare due reti che potevano spaccare entrambe le gare. E anche nella giornata da psicodramma vissuta col Cagliari, è stato lui l’autore dell’1-1 che per un certo periodo aveva ridato alla squadra l’illusione di poter riprendere le redini del match prima del crollo verticale.
Soprattutto, Osvaldo sin qui è stato abile a ribaltare quello che poteva essere l’equivoco principale del suo arrivo nella risorsa più preziosa del settore offensivo: la convivenza con Maurito Icardi. Non solo possibile, ma addirittura diventata auspicabile: in attesa di riavere il miglior Rodrigo Palacio, Simba è stato sin qui in grado di aiutare alla perfezione il numero nove nerazzurro, aiutandolo a togliersi un po’ di peso dalle spalle e costruendo insieme alcune giocate di gran livello, come ad esempio la rete che giovedì sera ha chiuso i giochi col Qarabag. Tutti questi discorsi possono sembrare quasi lapalissiani, ma considerate alcune premesse il principio viene confutato. Ad Osvaldo va riconosciuto il merito di essersi calato alla perfezione nella parte, mettendo da parte critiche e dicerie e facendosi apprezzare soprattutto per le sue doti in campo, oltre che per la grande dedizione alla causa.
Questo splendido inizio di stagione gli è valso il premio più importante, la riconquista dell’azzurro: già convocato da Antonio Conte nelle prime uscite del nuovo ct dell’Italia, alle quali ha dovuto rinunciare per un problema fisico, adesso ci riprova per gli impegni di ottobre. Ma prima, c’è un’Inter da continuare a trascinare in quel di Firenze: dove quando tornò da ex già fece male con la maglia della Roma, la speranza del popolo nerazzurro è che l’incantesimo possa ripetersi.
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