Archiviato il turno infrasettimanale con tre punti pesanti conquistati dopo una prestazione così così mercoledì sera, a Venezia, l'Inter deve già voltare pagina per pensare al derby di Milano di domani. Un appuntamento che Cristian Chivu fotografa in conferenza rispondendo alle domande dei giornalisti presenti nella sala stampa della Pinetina. 

Settima partita in 21 giorni, come arriva la squadra?
"Siamo pronti, sappiamo che è una partita importante per l'Inter e per il Milan. Per la città e per i tifosi. E' sempre una motivazione in più giocare queste partite, non conta la classifica. Bisognerà essere la nostra miglior versione per portarla a casa". 

Che approccio ti aspetti?
"Nasce tutto dall'equilibrio, da ciò che hai nelle gambe e nella testa. Dipende anche dall'avversario, dovremo scegliere quando fare certe cose e quando no. Conosciamo la forza del Milan nel palleggio, ti può fare male tra le linee e in verticale. Noi dovremo essere pronti a mantenere la lucidità, a coprire la profondità quando ci sarà bisogna. Dovremo fare le pressioni giuste quando ci sarà la possibilità". 

C'è anche di mezzo l'orgoglio oltre alla classifica dopo sette derby in cui l'Inter non riesce a battere il Milan?
"Mah, noi dobbiamo pensare che è una partita di campionato, senza guardare la classifica. Non dobbiamo accontentarci di quello che abbiamo fatto negli ultimi anni. Dobbiamo essere la nostra miglior versione, aggiungendo qualcosina rispetto al passato. Se non vinciamo da 7 partite, una domanda dovremmo farcela. Ma non vuol dire che i ragazzi non si siano impegnati, significa che gli episodi sono girati a loro favore, penso all'andata dell'anno scorso. Dovremo avere la consapevolezza che servirà un sacrificio in più rispetto ad altre partite. Nessuno ci regala niente, dobbiamo fare qualcosa in più". 

Thuram può essere l'uomo derby? Sta giocando tanto.
"Sta bene, nessuno ha parlato di deficit di energia. Ha fatto vedere nelle ultime partite cosa sa fare. Ha trovato la quadra giusta dal punto di vista della leadership, ha entusiasmo. Avrà energie anche domani, ne sono sicuro". 

Ti aspetti un'Inter più concentrata e agonisticamente sul pezzo?
"Siamo solo alla decima giornata, la storia dello scorso campionato mi insegna che un derby può anche non essere decisivo. Bisogna accettare il fatto che è una partita importanti, che mette tre punti in palio. E' vero che è una di quelle partite che può dare tanto a chi vince e togliere a chi perde, ma la storia dice che spesso non è così. Il Milan vinse con noi, poi perse con la Lazio, quando tutti pensavano che il campionato fosse riaperto. Contano tutte le partite, la consistenza nel corso di tutta la stagione. E' un derby, è ovvio, quindi subentra anche l'orgoglio e un po' di determinazione in più. Sai che se non vinci, escono delle cose che tu non vorresti gestire. Dobbiamo dimostrare maturità, dobbiamo sapere gestire la frustrazione e le energie".

Nel derby si dice che la favorita è quella che gioca con meno pressione: chi è tra Inter e Milan?
"Per me non esistono favoriti nel derby, c'è orgoglio e ambizione. Le energie le trovi nelle motivazioni. La pressione è per tutti, ma non dobbiamo pensare a cose che ti succhiano le energie. Dobbiamo pensare a fare le cose giuste per una partita del genere". 

L'Inter è stanca dopo questo tour de force, domani abbasserete il baricentro rispetto al solito?
"
Questa è una domanda che dovrei fare io a voi. Le pressioni che stiamo facendo noi vengono interpretate male. noi non giochiamo a uomo ma andiamo sui riferimenti quando compaiono certi trigger. Se avete visto le ultime partite, abbiamo avuto più pensiero comune perché non abbiamo scelto di pressare sempre. Quella è una valutazione di campo, un giocatore si può prendere certe responsabilità. Dobbiamo cercare l'equilibrio di quando e perché fare il pressing. La squadra, ultimamente, ha capito questa cosa perché è più ordinata. Si può migliorare, ma possiamo lavorarci poco giocando ogni tre giorni".

Che cosa ha provato a vedere il progetto del nuovo stadio? Pensa che allenerà un giorno l'Inter in quell'impianto?
"Devo stare attento a quello che dico, c'è un trabocchetto. So che ci sono i sostenitori del Meazza, e lo sono anche io perché ci sono stato dentro. Ma allo stesso tempo sono anche favorevole all'innovazione perché il mondo va avanti. Senza soldi, non si può sopravvivere nel calcio. Ben vengano le cose nuove, anche se mi dispiace per chi ha malinconia di San Siro. Il mondo va avanti e bisogna accettarla, magari il nuovo spaventa ma poi ti soddisfa. Sarà pronto nel 2031-2032... Non dico niente. Mancano 4 anni, è dura farmi resistere subendo i giudizi e i pregiudizi che diventano sentenze. Probabilmente, se cambierà la cultura sportiva, e se i risultati saranno buoni, non finirò in ospedale come qualche mio collega. E' la verità, non dovete ridere. Gli allenatori lo sanno, ma non ne parlano. Lo faccio io".  

La striscia di derby non vinti è simile a quella di Champions che avete sfatato: c'è il rischio di avere timore domani?
"La partita con lo Shakhtar si è fatta sentire, siamo riusciti a portarla a casa spendendo tanto. Poi c'è stata un'altra partita dura con la Fiorentina. Non dobbiamo sempre far vedere quanti siamo bravi, la squadra ha la maturità giusta e sa che non può speculare. Il derby ci obbliga ad aggiungere qualcosina in più rispetto alle ultime partite. Vogliamo mostrare la nostra crescita, che non si vede solo nelle vittorie e nelle belle prestazioni. Dobbiamo capire cose serve per vincere. Nel derby sei costretto a fare più cose e a farle bene".

Come sta Carlos Augusto? Lui braccetto sinistro con Bastoni centrale ti sta dandò più sicurezza?
"Io non cerco risposte, sono condizionato dagli infortuni e qualcuno deve riposare. Carlos è anche un quinto. Cerco di trovare le giuste rotazioni per far riposare qualcuno perchè ne ho pochi. Se non sarei costretto a far giocare Bovio o Jakirovic, e non sto dicendo che non se lo meritino. Siamo costretti a fare queste rotazioni". 

In porta torna Martinez?
"Non lo so, vedremo domani". 

Il 70% delle partite viene vinta da chi fa il primo gol: l'Inter ha fatto a pezzi questa statistica.
"Io ho avuto allenatori che non volevano subire gol, era legge nel calcio. Io non sono quel tipo di allenatore che predilige l'attacco alla difesa, io credo equilibrio e maturità, di capire i momenti della partita. Mi arrabbio per le persone che vanno a speculare o a fidarsi troppo del loro compagno, dimenticandosi i principi. Parlando di fase difensiva, si parla di undici giocatori che devono avere un pensiero comune. Noi lavoriamo questo, a volte lo facciamo bene, altre volte male. Il mio compito è trovare l'equilibrio senza speculare. 0-0 è bello? Se vinci 1-0 puoi essere soddisfatto, anche se nell'Inter si troverà sempre il pelo nell'uovo. Voglio che i miei ragazzi diano tutto, per uscire a testa alta dal campo. La prossima sarà sempre la più importante". 

L'Inter sembra stia cercando la sua identità, su quali aspetti vi state concentrando?
"Se finisce 5-3 è perché hai preso tre gol. Se finisce 2-0, non va bene perché non hai segnati 5 e hai concesso qualche occasione. Il non problema dell'Inter è che deve trovare motivazioni in più rispetto a ciò che sta facendo in questo momento. Ma non dipende dal vincere o perdere, ma nel capire che dobbiamo esaltare le nostre caratteristiche quando abbiamo la palla. Poi su può concedere ma conta come riaggredisci. Il blocco basso non va bene perché poi prendi i gol come quello che abbiamo preso con l'Udinese. E' la percezione del pericolo di cui parlava Bastoni, ha descritto bene la nostra essenza in fase difensiva. Dobbiamo trovare un po' di provincialità quando non abbiamo la palla. Rimboccarci le maniche senza avere la presunzione che ci siano giocatori che possono sistemare le cose. Dobbiamo avere quella fame che ho visto fare dal Venezia, sono rimasto impressionato mercoledì. Non è semplice raggiungere questo obiettivo, ci vuole tempo. Non bastano i 25 gol fatti perché qualcuno può dire che non siamo in grado di attaccare un blocco basso".

Perché si è vista una brutta Inter a Venezia? C'entra la pancia piena?
"Nella testa di tutti noi, a volte sei condizionato da determinate situazioni. Devo parlare di cose troppo intime per rispondere, quindi devo stare attento. Io non detengo la verità assoluta, ma so le cause e i motivi. La narrazione dice che per ribaltare le partite sprechi energie e arrivi a un certo punto che le energie ti mancano. Un po' di leggerezza a livello mentale c'è, la velocità del pensiero diminuisce a livello dilettantistico. Poi la porti a casa per esperienza, anche con fortuna. Noi abbiamo sbagliato la partita col Bruges in questo ciclo. Non è facile rispondere a questa domanda, anche se mi sono dilungato. Non posso dire tante cose, cose che rimangono dentro le mura di uno spogliatoio. Ho a che fare con un gruppo di ragazzi molto alto dal punto di vista intellettuale. Sono loro i primi che sanno le cose che non vanno. Sono umani, questo è importante da fare capire. Non è facile avere sempre addosso la pressione di vincere. Non possono sempre essere al 100%, ma danno sempre il massimo. Non posso non apprezzare i loro sforzi". 

Sezione: In Primo Piano / Data: Ven 30 ottobre 2026 alle 15:00
Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
autore
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.