Com'è scoccata la scintilla con Mancini? Tuttosport lo chiede a Sylvinho, stretto collaboratore del tecnico nerazzurro. "Ci siamo conosciuti a fine 2009, quando Roberto è diventato allenatore del Manchester City. Lui era nuovo, voleva conoscere l'ambiente e si affidò ai più anziani dello spogliatoio. Il feeling è scattato subito".
Nel 2011 in Brasile ha iniziato la carriera da vice allenatore, raccogliendo molti consensi. Al Corinthians puntavano molto su di lei.
"E' vero, entro 2-3 anni sarei diventato primo allenatore, ma quando Roberto mi ha chiamato, stavolta ho detto sì. Ho parlato con persone a me vicine e tutti mi hanno detto di venire all'Inter: "Silvio devi andare, perché una cosa è essere stati giocatori di grandi squadre, un'altra è allenare in quelle squadre". E così, eccomi qua".
Come ha ritrovato Mancini?
"Più o meno simile. Penso che abbia sorpreso più voi italiani, perché mi dicono che sia diverso rispetto a com'era quando lasciò l'Inter nel 2008. L'Inghilterra l'ha cambiato, perché quando fai esperienze all'estero aumenti il tuo bagaglio culturale. Penso che Roberto oggi sia più sereno rispetto a dieci anni fa".
Che allenatore è Mancini?
"Un vincente. Lui sa di essere forte e così non è geloso delle persone che lo circondano o degli avversari. Io ho lavorato con 4-5 allenatori e questa cosa si nota subito se uno ce l'ha. Lui sa quello che vuole, dice in faccia quello che pensa. E' intelligente e bravo nella gestione del gruppo".
Qual è la sua dote migliore?
"La sicurezza".
E il difetto?
"Non so se si può definire così, ma quando si incazza, Roberto si incazza".
In allenamento Mancini pretende molto dai suoi giocatori?
"Non molto, moltissimo. Roberto è esigente, per questo ama i giocatori di personalità, che sanno prendersi le proprie responsabilità. E poi ha un problema".
Quale?
"Un gran piede... Cerco di spiegargli che il suo livello tecnico è troppo alto, non è facile mettere la palla dove dice lui, a 60 metri di distanza. Anni fa, quando giocavo, iniziò ad allenare Zico e io mi chiedevo: "Come fa ad allenare uno come lui? Cosa potrà mai pretendere dai suoi giocatori?".
Voi parlate molto durante la partita.
"Sì, perché guardiamo la gara con due focus diversi. Lui è concentrato su di noi, sulle cose provate in settimana e dà indicazioni. Io invece seguo di più gli avversari, penso a come abbiamo studiato i loro movimenti e dico a Roberto cosa c'è da aggiustare se cambiano atteggiamento".
Perché avete cambiato tanti sistemi di gioco nelle prime 12 giornate?
"A me piace il calcio da conservatore, una formazione precisa nella quale fare solo aggiustamenti. Anche Roberto la vede così, ma l'Inter è in costruzione e ha tanto potenziale. Abbiamo cambiato tanto dall'anno scorso e per questo, non avendo ancora raggiunto una quadratura, spesso cambiamo e spostiamo magari un giocatore di qualche metro, per ottenere il miglior risultato in quel momento".
Ammetterà che l'Inter finora non ha giocato benissimo.
"Roberto per primo ha detto che vuole che giochiamo meglio, però intanto vinciamo. Lui è un martello, vuole che giochiamo bene a calcio, che i terzini spingano, che le mezzali si inseriscano, che i trequartisti entrino in area per segnare. Non è facile, ma col tempo si può fare. Intanto abbiamo sistemato la fase difensiva".
Merito di Miranda e Murillo?
"Anche, ma è l'atteggiamento che fa la differenza: perché uno può allenare duramente la squadra e dare le proprie indicazioni, ma poi in campo la domenica vanno i giocatori, le ultime scelte spettano a loro. Detto questo, Miranda è un grandissimo leader, ha fatto prestazioni importanti".
Quale sarà il sistema di gioco definitivo dell'Inter?
"Penso che questa squadra sia da 4-3-3 perché non abbiamo un vero trequartista per giocare col 4-2-3-1. Ljajic può farlo, ma gli piace partire largo a sinistra. Jovetic e Icardi incompatibili col tridente? Diciamo che Stevan non è un esterno puro, ma si muove molto e si può giocare con quattro difensori, tre centrocampisti e tre uomini offensivi non per forza posizionati in linea".
Icardi tornerà a segnare?
"Quanti gol ha fatto la scorsa stagione? Diamogli tempo, anche l'anno passato nei primi mesi segnò alcuni gol, ma non tantissimi. Mauro può fare 25 gol, noi lo aspettiamo perché è fortissimo, si deve solo sbloccare. Icardi tornerà a segnare e l'Inter giocherà meglio, ma vale anche il discorso opposto: l'Inter giocherà meglio in attacco quando Icardi tornerà a segnare".
A che punto è Kondogbia? Può diventare il nuovo Yaya Touré?
"Nelle ultime partite è cambiato qualcosa a livello di aggressività, è cresciuto perché sta capendo come funziona il calcio italiano. A volte lo abbiamo messo in panchina per proteggerlo perché ha solo 22 anni: lui questo l’ha capito. Come Yaya? Hanno caratteristiche diverse, perché Touré a 22 anni era tecnicamente molto fine e con un gran tiro dalla distanza. Kondogbia forse non ha queste doti e non so se fra 5-6 anni le avrà, ma sicuramente avrà le sue caratteristiche che lo faranno diventare uno dei più grandi centrocampisti al mondo".
Autore: Alessandro Cavasinni / Twitter: @Alex_Cavasinni
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