Ok, sapevamo che il passaggio dai 92mila del Camp Nou ai 75mila del Meazza sarebbe stato uno dei fattori a favore, idem il compito per la difesa di ostacolare un mercoledì Lewandowski e la domenica Piatek, eppure l'Inter era chiamata a dare delle risposte in campionato, non scontate, visto il dispendio di energie fisiche e mentali occorso in terra catalana. Considerato poi anche il gap in classifica dalle squadre di vertice, è chiaro che la conquista dei tre punti obbligati esce dal catalogo delle frasi di circostanza e diventa un onere che i nerazzurri si porteranno dietro almeno fino alla pausa del Mondiale. Ospite nel lunch match di San Siro la Salernitana dei miracoli, quella che anche quest'anno ha sfiorato il colpo all'Allianz Stadium, entrando comunque nella storia per il primo episodio arbitrale apparentemente a sfavore della Juventus. La formazione di Inzaghi, confermata quasi in blocco rispetto all'undici anti-Barça, fa la voce grossa dal 1' al 93', il tecnico la mantiene e al termine della partita applaude giustamente i suoi: "Ragazzi concentrati, siamo stati squadra". Sì, forse adesso si può parlare di vera Inter.
Mentre dalle parti della Catalogna non imparano mai nulla, così a oltre 12 anni dal fallimento della remuntada Xavi e Laporta ci ricascano con il proposito di "dejar la piel" ammutolito in campo dall'anima nerazzurra, l'Inter cambia il chip di inizio anno e adesso, come spiegano nelle interviste i calciatori e si nota palesemente in partita, gioca finalmente da squadra. Non sapremo mai cosa si saranno detti nello spogliatoio, o forse sì quando un giorno uscirà l'autobiografia di Correa, di certo nelle ultime tre settimane abbiamo visto un undici più panchina che remano nella stessa direzione. Grande merito anche a Inzaghi che ha tenuto in mano il polso dello spogliatoio, effettuando scelte più che legittime come l'inserimento tra i pali di Onana e non sbagliando più quasi nulla sia in termini di formazione e quindi cambi, sia nel registro comunicativo. L'Inter, quella vera, gioca al Camp Nou per vincere e tre giorni e mezzo dopo non può esserci Salernitana che tenga. Da ciò anche la decisione di confermare per dieci undicesimi la squadra dell'impresa sfiorata al Camp Nou. E i suoi in campo non l'hanno deluso.
Onana in porta dà sicurezze alla Julio Cesar: incita, urla per chiamare alta la difesa, esce e soprattutto para, non miracoli come quello di Julione sul mancino di Messi, ma interventi che hanno mantenuto inviolata la porta nerazzurra nelle ultime due sfide fra Champions e campionato disputate a San Siro. In difesa la sensazione è che tutto il reparto abbia giovato dell'avvicendamento definitivo con l'ingresso del nuovo guardiano, mentre Acerbi non fa mai rimpiangere né De Vrij né Bastoni (anzi...) e Skriniar torna a vestire insieme alla fascia di capitano anche i panni del colosso insuperabile. Lo slovacco ieri è stato determinante anche in fase offensiva con lo scippo a dare il via all'azione dell'1-0 e tante altre iniziative sulla destra che gli meritano uno slogan: meno PSG, più rinnovo. Ma la luce più brillante è quella di Calhanoglu, già la mezzala più in forma a inizio anno, oggi un super regista dai piedi fatati. Gol, assist e geometrie a ispirare i compagni, su tutti Barella che ormai sa benissimo cosa fare quando gli piove un pallone in area. Dopo Piqué, Gavi e Ter Stegen, il trucco del 23 beffa Pirola e Sepe. "Dove sei Bare?" è la domanda che hanno cominciato a farsi anche i difensori avversari.
La serata del Camp Nou può aver consegnato a Inzaghi anche un nuovo Gosens, voglioso pure ieri di scagliare una sua freccia dopo l'ingresso al posto di un Dimarco fermato solo dai crampi. Mentre Mkhitaryan e Dzeko vestono i panni dei professori, sul lato destro Dumfries, cresciuto anche in fase difensiva nonostante il taglio con gol di Dembelé, continua a far passare delle brutte giornate all'avversario di turno creando i pericoli maggiori. In area poi c'è lui, o meglio fuori area, visto che i colpi più prelibati li offre quando sguscia sulla trequarti. Dal gol al Barça con scatto sulla linea del fuorigioco all'assist per Gosens fino all'invenzione in un batter d'occhio contro la Salernitana, stavolta per Lautaro niente suspense data dalla carambola sui due pali, ma un tiro indirizzato perfettamente all'angolino che gli vale anche l'aggancio al re dei bomber Milito. E poi l'intelligenza tattica, il cuore e il carattere al servizio dei compagni. Il digiuno evidentemente gli ha fatto venire fame, nell'attesa che in campo si riformi la LuLa. Cosa manca? Sicuramente i gol 'sporchi' sotto porta e a questo servirà anche il ritorno di Big Rom. Ma con un'Inter così, sia il belga che Brozovic non saranno più i salvatori della patria, piuttosto dei valori aggiunti.
Autore: Daniele Alfieri / Twitter: @DanieleAlfieri7
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