Il calcio italiano è morto, anzi no. Anzi sì. Meglio aspettare marzo, dai. Intanto, nel tentativo periodico di capire i motivi per cui il nostro movimento calcistico non tiene il passo di quello europeo a livello di club e nazionali da ormai troppi anni, in tanti si interrogano sull’uscita di scena ai playoff di Champions League dell’Inter, vice campione in carica, per mano del Bodo/Glimt, squadra non proprio appartenente al rango dei giustizieri dei nerazzurri nell’ultimo quadriennio come PSG, Manchester City, Atletico Madrid e Liverpool. 

"Non siamo stati riusciti a essere competitivi", il riassunto della deludente campagna continentale dell’Inter fatto da Cristian Chivu, esordiente a certi livelli nel ruolo di allenatore. E, in effetti, al di là delle vittorie nelle prime quattro partite da Conference-Europa League, Lautaro Martinez e compagni hanno sorriso una sola volta, a Dortmund, nelle successive sei partite, quando il coefficiente di difficoltà si è alzato, comprese le sfide di andata e ritorno contro quel Bodo che si è qualificato per gli spareggi come 23esima forza della League Phase. Uno smacco per la storia dell’Inter, un finale naturale, quasi inevitabile, per l’Inter del presente, le cui spalle sono state gravate da troppi pesi da quando ha aperto il ciclo vincente con Antonio Conte. Lo scudetto numero 19 è stato quello in cui il Comandante leccese ha debellato una volta per tutte la mediocrità che aveva afflitto il club nella banter era, chiusa ufficialmente da Luciano Spalletti con il ritorno sul palcoscenico della Champions League. Quel tricolore, conquistato dopo una cavalcata esaltante in mezzo ai noti problemi finanziari, ha portato in dote la gloria e al contempo il fardello di un bilancio che aveva disperato bisogno di plusvalenze. La cessione di Achraf Hakimi al PSG, definita da Beppe Marotta ‘scelta dolorosa’ durante la presentazione di Simone Inzaghi come erede di Conte, ha anticipato quella ancor più pesante di Romelu Lukaku al Chelsea per la cifra monstre di 115 milioni di euro. Un record che ha ingrossato la voce delle entrate, ma ha complicato la strada verso le vittorie. Se non si è verificato il ridimensionamento tecnico, è per merito dei senatori rimasti in rosa e del Demone di Piacenza che ha dato un gioco unico alla squadra portandola a uno status europeo impossibile da immaginare visto il contesto in cui è arrivato. "La mia storia dimostra che dove alleno io aumentano i ricavi, si dimezzano le perdite e arrivano i trofei”, aveva detto Inzaghi per puntualizzare come la sua gestione non si dovesse valutare mettendo sulla bilancia ‘solo’ i trofei. Quando lo disse non poteva pensare all’epilogo della sua esperienza in nerazzurro, gli zero titoli con tanto di debacle storica con il PSG nella finale di Champions League. La seconda in tre anni arrivata giocandosela alla pari con le superpotenze europee, almeno fino a quel famigerato 31 maggio. Il giorno in cui più di qualcuno ha fissato la fine del ciclo vincente dell’Inter aperto nel 2021. Avendo ragione sulla mancanza di competitività dell’Inter fuori dai confini nazionali ma sbagliandosi, per ora, sulla forza della squadra in campionato. Dopo 26 partite, l’Inter è di gran lunga la migliore del torneo, con un distacco a due cifre sul Milan, scivolato a -10 nell'ultimo turno. Fuori dai giochi in Europa molto presto e padrona del suo destino in Italia come nella stagione della seconda stella. La storia che si ripete, l’unica storia possibile quando si fanno dei 'calcoli' senza pensare al bilancio ma alla bacheca. Che poi le Coppe rimangono nel palmares e nessuno le tocca, i soldi non è detto che vengano investiti come si deve. La ‘coppa percorso’, ovvero i tanti milioni incassati dalla UEFA, è diventata motivo di scherno per i tifosi nerazzurri anziché la linfa per un mercato all’altezza. E viene da pensare a cosa succederà la prossima estate con uno scudetto in più e tanti incassi in meno. Un’anticipazione l’ha data Beppe Marotta parlando a Sky Sport prima della gara di martedì scorso: "Dal punto di vista economico è importante ma non rilevante, nel senso che oggi l'appuntamento è sportivo e gratifica la storia dell'Inter, per questo vogliamo onorarlo nel migliore dei modi. Poi è chiaro che se dovessimo mancare questo appuntamento andremmo a rimediare l'aspetto bilancistico in corsa. Ma non è un problema". 

Sezione: Editoriale / Data: Gio 26 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Mattia Zangari / Twitter: @mattia_zangari
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Mattia Zangari
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Mattia Zangari
Giornalista pubblicista che, da quando ha cominciato a lavorare per FcInterNews.it, è convinto che chi sa solo di Inter non sa niente di Inter. Per anni voce del calcio giovanile, oggi concentrato sulla prima squadra per ragioni di anzianità.
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