L’Inter esce dalla Champions League per mano di un Bodo/Glimt pimpante e organizzato, che difende il doppio vantaggio con compattezza e densitá ma non rinuncia neanche a giocare e ripartire nello stretto con uno-due precisi tra tutti i suoi interpreti offensivi.

L’Inter parte con una manovra avvolgente ma un po’ lenta. Il giro palla dei nerazzurri coi 3 difensori Akanji, Bisseck e Bastoni è prevedibile. Il Bodo in blocco basso con un 4-4-2 non va a pressare i 3 ma aspetta nella propria metà campo, schermando i passaggi centrali coi due attaccanti Hauge e Hogh per evitare imbucate centrali. I norvegesi scelgono di raddoppiare sui centrocampisti che portano palla. Zielinski e Barella sono stretti tra il centrocampista di riferimento che accorcia e l’attaccante che ripiega in pressione. Questo movimento senza palla a “tenaglia” dei gialli mette in difficoltà l’Inter e la fluidità di manovra. Il centrocampo interista è come una calamita che attira due poli, attaccanti e centrocampisti avversari dai due lati. Quando poi la palla arriva ai quinti Dimarco e Luis Henrique, il 4-4-2 di contenimento del Bodo si trasforma in 4-3-3, con il centrocampista di riferimento che si alza in pressing sul quinto, formando una linea a 3 con gli altri due attaccanti. 

L’Inter non riesce quasi mai a saltare la linea di pressione del Bodo con velocità e quindi prova ad arrivare in area avversaria con la manovra avvolgente da destra a sinistra e viceversa, sfruttando qualche cambio gioco di 40 metri. Ma il Bodo/Glimt è compatto e ordinato, con linee molto strette e non concede imbucate, ma solo cross dalla trequarti o dal fondo. I due centrali Bjortuft e Gundersen fanno sempre buona guardia e dominano sulle palle aeree. I norvegesi poi sfruttano la loro velocità e qualità nei passaggi nello stretto per imbastire transizioni pericolose, soprattutto da sinistra con Hauge che rientra. A centrocampo il dinamismo di Berg fa la differenza nell’uno contro uno con Barella. Gli uomini di Chivu sono a tratti lenti e prevedibili, in attacco non riescono a prendere posizione e incidere con Thuram e Esposito sempre raddoppiati. Bisseck da destra prova a inventare qualcosa saltando l’uomo e creando superiorità numerica sulla trequarti, ma il muro giallo al limite dell’area di rigore non perde mai di densità e respinge ogni attacco interista. I norvegesi sono bravi in pressione a sfruttare l’errore di Akanji al 52’ e chiudere di fatto la qualificazione con il raddoppio al 72’. Hauge e compagni meritatamente agli ottavi, Inter che ora può pensare solo al campionato e alla Coppa Italia.

Sezione: Angolo tattico / Data: Mer 25 febbraio 2026 alle 15:02
Autore: Riccardo Despali / Twitter: @RiccardoDespali
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