"Finto perbenismo e tanta ipocrisia". Alessandro Bastoni non poteva utilizzare parole migliori per elencare gli ingredienti che hanno condito le 48 ore post Inter-Juventus, partita destinata a convivere nel tempo con l'etichetta del 'caso Kalulu'. Ieri il difensore dell'Inter si è presentato volontariamente in conferenza stampa e davanti ai microfoni di Sky Sport alla vigilia della delicata trasferta di Champions League contro il Bodo/Glimt per scusarsi pubblicamente per la simulazione che ha portato al doppio giallo e alla conseguente espulsione del collega della Juventus. Sì, per scusari per una simulazione. Adesso ci aspettiamo che lo facciano tutti (ride, ndr). Lo stesso iter in passato aveva visto protagonista anche il compagno di squadra Nicolò Barella, anche lui massacrato dalla "gogna mediatica" (come giustamente evidenziato da Beppe Marotta in Assemblea di Lega) anni fa. 

Coincidenze? Non credo. Oltre ai due sopracitati, è difficile ricordare altri calciatori 'costretti' dai fatti - se così si può dire... - a chiedere scusa per un gesto sicuramente antisportivo e non regolamentato a dovere (l'ampliamento del protocollo VAR in materia di 'doppio giallo' deve essere d'obbligo, e non da Inter-Juve) e che "nel calcio esiste da sempre". Sì, da sempre. Come evidenziato nelle ultime ore da attori del mondo del calcio meno ipocriti di altri, come Massimiliano Allegri ("Queste cose nel calcio ci sono sempre state, ci sono e ci saranno"), Francesco Totti ("Sono cose che capitano nel mondo del calcio. Sono sempre successe e succedono ancora") o Fabio Cannavaro ("Sono cose che succedono in campo e ci sono sempre state, ora ci sono solo gli attrezzi per verificarli. E basta"). Parliamo di allenatori e calciatori che qualche partita in carriera l'hanno vissuta in prima persona, proprio come Giorgio Chiellini. 

L'ex difensore, ora Director of Football Strategy della Juventus, si è presentato davanti alle tv nel post partita di San Siro, accanto all'amministratore delegato Damien Comolli, per fare la voce grossa con frasi del tipo "Non si può parlare di calcio dopo quello che è successo". Invece si poteva parlare di calcio nel 2018, quando l'Inter giocò in 10 per l'esplusione ingiusta di Vecino e non arrivò il secondo giallo a Pjanic? In quell'occasione, ironia della sorte, Spalletti era sulla panchina dell'Inter, venne sconfitto sempre 3-2 nel finale e il centrocampista bianconero non fu espluso per i limiti del VAR. Eppure non si ricorda tutto questo 'circo' mediatico, che a questo giro ha addirittura coinvolto scrittori come Roberto Saviano e politici come Enrico Letta. Il metaverso. Un caos mediatico che non si ricorda, ad esempio, neanche per la simulazione dello stesso Chiellini che causò l'ammonizione di Perisic (con annessa esultanza e abbaccio a Khedira) o per il doppio tocco di mano Rabiot-Vlahovic nell'1-0 di Kostic nel 2023, ma neanche per il tuffo carpiato dell'ex capitano bianconero (tra l'altro su spinta di un compagno...) che vanificò il gol di Lautaro all'Allianz Stadium nel 2021. Partita poi chiusa con la ciliegina sulla torta della simulazione clamorosa di Cuadrado su Perisic che permise alla Juve di vincere 3-2 e di qualificarsi in Champions, incassando 70 milioni di euro, come ricordato nelle scorse ore da Marotta. Che però non è stato preciso al 100%: con quella vittoria i bianconeri incassarono anche di più, dato che scalarono il ranking e strapparono anche il pass per il Mondiale per Club. E senza tornare troppo indietro nel tempo, va ricordato anche nel match d'andata di questa stagione Openda simula appena Bastoni gli poggia la mano sulla schiena e si conquista la punizione del 3-3 di Thuram. In quel caso, però, il mood era "Bastoni ingenuo". E no, non si è provato a scatenare una Terza Guerra Mondiale.  

Insomma, Chiellini è uno che in conferenza stampa o davanti ai microfoni avrebbe dovuto chiedere scusa più di una volta per le sue gesta in campo. Perché è lo stesso del pugno a Belotti, delle simulazioni, dei capelli tirati a Cavani, del "You pay" rivolto all'arbitro a Madrid contro il Real, ma anche quello della massima affidata alla sua biografia 'Io Giorgio': "Sono anche io un grande figlio di pu***na in campo e ne sono orgoglioso. La malizia fa parte del calcio, non la chiamo irregolarità. Per superare un rivale devi essere intelligente". Ed è stato capitano e colonna della Nazionale, così come Gigi Buffon che ora è capo delegazione della FIGC e che in passato è stato protagonista di comportamenti non proprio sportivi, come le dichiarazioni post 'gol fantasma' di Muntari. Nazionale che oggi in tanti vorrebbero addirittura negare a Bastoni, come se fosse il primo e l'unico al mondo ad aver simulato nella storia del calcio. E invece no. È semplicemente l'unico capace di entrare in tackle contro la vostra ipocrisia e la memoria corta.

Sezione: Editoriale / Data: Mer 18 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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Stefano Bertocchi
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Stefano Bertocchi
Da sempre a contatto con l’Inter per ‘colpa’ dei dribbling di Ronaldo. Giornalista pubblicista dal 2019, racconta la prima squadra e il mondo nerazzurro con le dita su una tastiera. Non rinuncia alla bellezza di San Siro e al fascino delle trasferte.
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