Eppure, ci avevano garantito che quella era una peculiarità dei paesi del Nord Europa, perché è negli stadi del Nord Europa che la tolleranza per i simulatori rasenta lo zero e se ti macchi di un episodio anche solo sospetto finisci marchiato pesantemente e non passa istante che tu riceva il pallone che vieni prontamente sotterrato da un concerto di fischi e cori di disapprovazione. Accade così in Premier League ma anche sui campi tedeschi, e testimonianza personale mi porta a rivivere quella serata di marzo del 2011, quando l’Inter riuscì nell’impresa di battere il Bayern Monaco all’Allianz Arena in una partita dove protagonista fu anche Andrea Ranocchia, che partì male, poi fu protagonista di uno scontro di gioco con un avversario che lo lasciò a terra a lungo, ma che non gli impedì di rientrare in campo. Da quel momento, solo fischi per lui, che però hanno avuto l’effetto di galvanizzarlo fino a trovare quel salvataggio clamoroso su Thomas Müller che fu una componente importante della vittoria della squadra di Leonardo.
Nel Nord Europa, dove si parla di tifo più ‘civile’, per la categoria dei simulatori non c’è praticamente pietà. Diversamente da quanto accade alle nostre latitudini, dove di giocatori protagonisti di effetti scenici, tuffi, morti del cigno e campionario assistito ne sono passati a bizzeffe e certe volte sono diventati anche dei beniamini di alcune tifoserie. C’è stato addirittura chi ha parlato di tendenza generale del ‘così fan tutti’, accentuata anche dal VAR che a volte sbaglia a valutare i contatti. È naturale che in questo humus ‘culturale’ trovi condizioni favorevoli per prosperare questa stirpe. Eppure ieri, a Lecce, al Via del Mare, si è assistito a qualcosa di diverso, di colpo l’ambiente è mutato: c’è un giocatore che si è macchiato di un brutto episodio e i tifosi avversari non hanno gradito e lo hanno beccato ogni qualvolta avesse il pallone tra i piedi. Quel giocatore era Alessandro Bastoni, difensore dell’Inter e… alt, fermi tutti, riavvolgiamo un attimo il nastro.
È stata la settimana dei veleni intorno alla figura di Bastoni, per via dell’episodio della seconda ammonizione inflitta a Pierre Kalulu nel corso della partita contro la Juventus e della successiva esultanza di fronte al cartellino rosso. Gesto oggettivamente brutto, ma di fronte al quale il giocatore, dopo aver riordinato le idee, si è assunto la sua responsabilità, ha ammesso l’errore ed espresso tutto il suo rincrescimento. Quello che probabilmente andava fatto quanto prima ma ok, un passo dovuto che avrebbe dovuto chiudere tutta la questione. Appunto, avrebbe dovuto, e invece no: perché Bastoni ha dovuto capire sin da subito di avere un bersaglio sulla schiena, e a ogni tocco di palla giù una pioggia di fischi. Non tanto, andando a orecchio, dalla curva dei tifosi giallorossi che invece, a parte un paio di circostanze di cori contro, si è sempre fatta sentire nell’incitare in maniera lodevole la propria squadra, quanto dalle tribune, lì dove di norma trovano posto i cosiddetti ‘benpensanti’. Che infatti bene hanno pensato di rendersi protagonista di questo gesto alquanto puerile e cervellotico, loro che, almeno a livello teorico, con la storia di sabato scorso, poco o nulla dovrebbero avere a che fare.
Tante domande sorgono spontanee: si trattava di un manipolo di buontemponi che più che pensare di tifare Lecce sono arrivati allo stadio solo ed esclusivamente allo scopo di ritagliarsi il loro momento di gloria? Spiace per loro e per la loro vita che a quanto pare fanno capire sia piuttosto vuota. Oppure si tratta di tifosi di altre squadre, magari di quella che in questa storiaccia era l’unica ad avere il diritto di recriminare senza bisogno di ‘angeli vendicatori’ in missione speciale? Allora in tal caso i fischi dovrebbero rivolgerli maggiormente a quell’altra squadra che ha collezionato ieri pomeriggio contro il Como una nuova, imbarazzante sconfitta che li sta facendo precipitare sempre più nell’abisso. Poi, la domanda più inquietante: è per caso un monito per le partite a seguire? Qualora fosse così, allora viva l’Italia, l'Italia con le bandiere, l'Italia nuda come sempre.
L’Italia che non fa un plissé quando Valid Cheddira interpreta l’ennesima scena madre sul tocchetto leggero di Stefan de Vrij diventato una manata rifilata da Braccio di Ferro in persona che lo fa stramazzare al suolo con le mani sul volto ma che poi ehi, com’è divertente sparare su un giocatore che alla fine ha già pagato quello che doveva. Ma magari ai vertici del nostro pallone questa cosa servirà per poter dire che si è arrivati a portare il tanto agognato clima e la cultura della Premier League nel nostro calcio, peccato però che oltre ai fischi si siano sentite anche sguaiate urla del tipo: ‘Vergogna’ (e qui davvero scappa da ridere) e improperi contro Beppe Marotta.
Francamente, della partita c’è poco da dire: ennesima vittoria in trasferta dell’Inter che con lavoro e con pazienza riesce a scardinare la muraglia leccese grazie a due gol su calcio d’angolo generati da quell’uomo col sinistro fatato che risponde al nome di Federico Dimarco e segnati da Henrikh Mkhitaryan e Manuel Akanji, carte pescate dalla panchina da Cristian Chivu. Quel Chivu che poi, in campo prima e davanti ai microfoni poi, ha fatto quadrato intorno a Bastoni insieme al resto del gruppo e dello staff, in particolare l’ottimo Aleksandar Kolarov del quale stanno emergendo sempre di più le doti di trascinatore carismatico del gruppo. Un caso chiuso, inutile da riaprire se non per qualcuno che ha tanto fiato da sprecare. E bravo è stato indubbiamente Bastoni a gestire questa situazione inaspettata, che ha stranito tutto l’ambiente dal primo istante, con grande maturità e grande polso, giocando la sua partita ordinata e precisa e concedendosi anche il gusto un po’ sadico di scatenare magari qualche altro sproloquio facendosi ammonire nel finale di gara per avere la certezza di essere squalificato col Genoa ed essere presente al derby.
Bastoni non ha dato una bella immagine di sé quando la Refcam di Federico La Penna lo ha colto esultante, ma sarebbe (non resta che confidare nel buonsenso ma in questo ambito è piuttosto complicato), un giochino decisamente lugubre quello di dargli sistematicamente contro solo per il gusto di darsi un tono e un briciolo di coscienza. Intanto aspettiamo, magari che sia un gol di Bastoni a regalare all’Italia la qualificazione ai Mondiali. Anzi no, perché magari saranno tutti pronti a dire che della Nazionale non gliene importa niente se non lo hanno già fatto.
Autore: Christian Liotta / Twitter: @ChriLiotta396A
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