Tre minuti di blackout e i contorni della Champions League dell'Inter iniziano a sfumare. Il Bodo/Glimt fa esattamente quello che ci si aspetta da lui, i nerazzurri invece non riescono a gestire i momenti della gara come avrebbero potuto e dovuto. Il 3-1 finale è severo, ma è anche figlio di un'amnesia tra il 61' e il 64' che funge da fionda per le ambizioni dei norvegesi, che solitamente trasformano in una roccaforte l'Aspmyra Stadion e anche ieri sera non sono stati da meno. Certo, mai fasciarsi la testa prima di essersela rotta, martedì prossimo al Meazza ci sarà l'occasione per riprendersi il timone del proprio destino in Europa. Però oggi la testa fa tremendamente male. E al danno non poteva che aggiungersi la beffa del problema al polpaccio di Lautaro. Maledetta legge di Murphy...
Questa gara d'andata dei playoff è stata anticipata da tante situazioni insolite ai limiti del grottesco: le scuse obbligate di Bastoni, le insinuazioni di tesserati del Bodo/Glimt e dei media locali, temperature siberiane e un terreno già di per sé complicato in quanto sintetico, reso ancora più rischioso dagli avvallamenti rimasti sulle fasce dopo l'intervento dei macchinari spalaneve. In altre parole non ci si è fatti mancare proprio nulla, persino il complesso di inferiorità calcistico italiano reduce da due pesanti sconfitte il giorno prima. Premesse non certo rassicuranti per l'Inter, consapevole di andare ad affrontare più una spedizione nel circolo polare artico che è una classica partita di Champions League. E quel che è accaduto sul rettangolo di gioco, almeno in certi momenti, è stato il risultato di un frullato con gli ingredienti sopra citati.
Adesso non ha senso disperarsi o andare di De Profundis, il Bodo/Glimt è un'ottima squadra ma è anche attaccabile, le sue lacune non le ha neanche troppo nascoste ieri sera. Ma ha avuto il merito di reggere e colpire nel momento più opportuno, evidenziando fragilità che l'Inter aveva sempre ben nascosto nell'ultimo periodo. Al Meazza sarà una partita diversa, con un margine d'errore ridotto allo zero. Ma prima c'è una trasferta fastidiosa a Lecce, non fosse altro perché il gruppo tornerà a Milano solo nelle prossime ore e già domani dovrà ripartire per il Salento, dove affronterà un avversario che lotta per la vita ed è reduce da un'esaltante vittoria in Sardegna. Meno di 72 ore tra una partita e l'altra, perché l'agenda è troppo piena per limare gli spigoli. Ma in casa nerazzurra nessuno si lamenta di questo e si va avanti.
Esiste, nella fredda serata di ieri, qualcosa di positivo da estrapolare? Sì, perché a 3.104 chilometri di distanza, poco prima del fischio finale di Siebert, il Como ferma il Milan sull'1-1 al Meazza, garantendo all'Inter 7 punti di vantaggio in classifica sulla seconda (e in questo momento è puro ossigeno). Certo, il punto dei lariani non cambia l'umore dopo la pesante sconfitta a Bodo, ma di certo permette di guardare al futuro con più ottimismo. Meno male che Nico (Paz) c'è.
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