Se volessi cavalcare la polemica post Bastoni, potrei basare gran parte dell’editoriale sull’ennesimo favore arbitrale in favore del Milan in questo campionato: il mancato secondo giallo a Saelemaekers per un’entrataccia su Baturina. Dopo la gara di andata col rigore più che generoso fischiato su Rabiot, ecco che i rossoneri hanno avuto un altro favore contro la squadra di Fabregas. E se ci fosse stato il Var per un secondo giallo – come nel contestatissimo Bastoni-Kalulu – il Diavolo sarebbe rimasto in 10 e avrebbe perso la partita sicuramente, almeno secondo quanto sostenuto da soloni, tifosi con microfono e così via dopo Inter-Juventus e in riferimento ai nerazzurri).

Attenzione: Fabregas avrebbe meritato il rosso, ma francamente leggere poi che dal Milan filtra irritazione per la direzione di Mariani e per le decisioni dei direttori di gara in questa stagione verso i rossoneri mi fa pensare – magari sbaglierò – alla frustrazione verso la capolista e a un complesso verso chi ti è superiore – momentaneamente in classifica – che dovrebbe essere ammirazione e non altro. Vabbè. Invece, dopo aver fatto notare una situazione oggettiva solo per il macello, scusate il termine, degli scorsi giorni, ma pure per mostrare il differente eco mediatica di due contesti simili nel risultato, mi concentro sulla bruttissima figura interista a Bodo.

Chivu, per come la vedo io, ha sbagliato l’undici di partenza. Ma pure, evidentemente, non ha trovato le parole giuste all’intervallo, visto che la ripresa dei suoi ragazzi è stata da incubo. Questo non significa che il tecnico rumeno sia diventato improvvisamente scarso – l'altro ieri però sono convinto che il tanto vituperato Inzaghi non sarebbe mai partito con quell’undici di partenza - ma che abbia preso un enorme granchio in Norvegia. Stesso discorso per i suoi calciatori: affrontare con sufficienza una squadra che ha battuto City e Atletico Madrid solo perché su internet sono definiti salmonari e il tuo avversario si chiama Bodø/Glimt è semplicemente inaccettabile.

Ribaltare il risultato, nonostante quanto si dica, sarà difficilissimo. La percezione generale – spero non specifica in casa Inter - è che sia piuttosto semplice farcela, ma il confine con la supponenza e la prosopopea è labile. E aggiungo: se si dovesse pensare a una prima sconfitta casuale, non ci saranno nemmeno troppe possibilità di qualificazione. Il freddo e il campo sintetico possono essere deterrenti, sicuro. Ma la cattiveria agonistica no. Il Bodø/Glimt ce l’aveva, a differenza dell’Inter. I nerazzurri dovranno scendere in campo consapevoli che i propri rivali meritino rispetto, siano temibili nelle ripartenze e serva un partitone per trovare gli ottavi di finale. Con umiltà, fame di vittoria, voglia di arrivare lontano ce la si potrà giocare. Ma non so se basterà. Per il bene del calcio italiano penso e spero di sì visto che Chivu, che ho criticato poco sopra, è troppo intelligente per non capire di aver toppato la prima gara sotto ogni punto di vista. E lo stesso vale anche per la forza dei suoi ragazzi. Dagli errori si può uscire più forti.

E allora testa al Lecce, con un unico risultato possibile. Ma lo stesso varrà pure il prossimo martedì, sperando di non rimpiangere quanto accaduto in Norvegia. Per un ko passato un po’ sotto traccia probabilmente per il pareggio del Milan in campionato. E per un’idea di Scudetto quasi cucito sul petto con l’eventuale eliminazione dalla Champions. La verità è che tutto è da giocare, che di chiusa c’è solo la porta quando si va in bagno. Nonostante polemiche ed elogi. O la mancata espulsione di Saelemaekers col Como, che sarebbe potuta essere affrontata come Bastoni e Kalulu (per la cronaca mai fallo del francese e Juve penalizzata secondo il mio pensiero), ma che è già finita nel dimenticatoio.

Sezione: Editoriale / Data: Ven 20 febbraio 2026 alle 00:00
Autore: Simone Togna / Twitter: @SimoneTogna
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Studio. Ricerca. Passione. Sogni e ricerca della realtà. Se c’è una storia interessante, mi piace ascoltarla e raccontarla. Giornalista professionista. Interviste esclusive, mix zone, match internazionali e appostamenti di mercato sono il mio pane quotidiano.
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