Nicolò Barella e Alessandro Bastoni sono il presente e il futuro dell'Inter. L'ultima conferma sull'importanza dei due baby talenti che vestono il nerazzurro è arrivata nel momento che conta, quello della 'prova del nove', quando il motorino sardo e il lungo centrale di Casalmaggiore hanno offerto una performance di assoluto spessore contro un avversario storicamente temuto e ostile come la Juventus. Una partita che ha contribuito anche a rilanciare le ambizioni dell'Inter, alla ricerca del famoso 'step di crescita' nel 'percorso' intrapreso sotto la guida di Antonio Conte, l'uomo che con il duro lavoro e la mentalità vincente sta forgiando e plasmando nei particolari Nic&Ale per farli maturare in campo e fuori. "Abbiamo un bel rapporto, lui è uno abbastanza diretto come me: ci diciamo le cose in faccia - ha confermato il 23 interista in una recente intervista su Dazn -. Mi ha aiutato tanto nella mia crescita e quindi gli devo tanto perché ha creduto in me. Devo tanto anche ad altri tecnici, ma Conte mi ha fatto fare lo step che mi serviva per fare bene in una grande squadra. All'inizio ho fatto fatica perché non è stato facile, ma Conte col suo atteggiamento mi ha fatto sentire più tranquillo".
La giovane età non ha fatto brutti scherzi ai due. Neanche quando si son trovati davanti la Vecchia Signora, anzi: il classe '97 ex Cagliari e il canterano atalantino nato nel 1999 si son presi gioco di quanto scritto sulle rispettive carte d'identità, dimostrando grande maturità e ampi margini di crescita che fanno ben sperare per il proseguo della stagione e per gli anni che verranno. Il centrocampista ha strappato di prepotenza lo scettro del migliore in campo all'atteso ex Arturo Vidal, dominando la mediana con il solito dinamismo, l'abituale grinta e la generosa corsa, unite a quantità e qualità che gli hanno permesso di incidere direttamente sul big match di San Siro con un delizioso assist e con l'eroica volata personale che è valsa il definitivo 2-0 interista; il difensore, invece, oltre a contribuire con i compagni di reparto a mettere la museruola ad un asso assoluto del calcio mondiale come Cristiano Ronaldo e ad un bomber di razza come Alvaro Morata, si è persino concesso lo sfizio del perfetto lancio da 60 metri che ha mandato in porta il compagno e amico Nicolò. Mettendo i 'Bastoni' tra e le ruote a chiunque gli pedalasse attorno, senza badare a nome o palmarès.
Barella e Bastoni sono l'anima dell'Inter, si vogliono bene (come dimostrano i cuoriosi siparietti concessi in qualche intervista davanti alle telecamere o i simpatici botta e risposta sui social) e hanno tanti punti in comune. Oltre alle indubbie potenzialità, alla sincera umiltà e alla forte dose di interismo, un altro anello di congiunzione tra i due è lo scetticismo generale che ha accompagnato il loro sbarco a Milano e gli onerosi investimenti (12 milioni di euro di prestito e 25 di riscatto - a cui se ne potrebbero aggiungere 8 di bonus - per il primo, 31 il valore segnato a bilancio per il secondo) promossi dalla dirigenza di Viale della Liberazione per due dei gioielli che arricchiscono ora anche la Nazionale di Roberto Mancini. C’è chi ha parlato di "troppi soldi" per dei giovani che non avevano ancora dimostrato nulla, chi ha toccato - senza conoscere la materia - il tema delle "plusvalenze fittizie" e chi ha messo senza troppi problemi nel mirino la strategia di mercato del Biscione, che con Nic&Ale (così come per altri elementi, vedi Lautaro Martinez o Achraf Hakimi) ha preferito scommettere e investire dei soldi per il presente, ma anche - e soprattutto - per creare una solida base per il futuro. Ora che è facile e comodo, invece, tutti pronti a salire sul carro: Barella e Bastoni sono diventati improvvisamente potenziali top player, pezzi pregiati e incedibili, colonne della Nazionale e predestinati. Dal nulla al troppo, dalle stalle alle stelle: adesso serve solo volare basso e continuare a lavorare. Per lasciare che il futuro dell'Inter sia ancora nel segno della B.
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Autore: Stefano Bertocchi / Twitter: @stebertz8
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